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Apple mette una croce sul DRM

Lo aspettavamo da tempo e finalmente è arrivato: l’annuncio dell’accordo tra Apple e le tre rimanenti major sulla vendita di canzoni senza DRM è giunto con l’inizio del nuovo anno. Con Amazon che già da un anno vende tracce digitali libere da lucchetti e un proliferare di servizi analoghi, mancava soltanto il colosso iTunes per porre definitivamente fine all’antipatica questione DRM. Dal primo Aprile, data annunciata, potrete finalmente dire addio a problemi di portabilità da un dispositivo all’altro, archiviare e riprodurre, senza alcun timore, i vostri acquisti su qualsiasi supporto.

Tutto questo, però, ha un prezzo. E, come spesso accade, è in parte nascosto. La parte visibile non comporta che vantaggi, o almeno presunti tali, per i consumatori. Le etichette hanno spuntato finalmente l’apertura al prezzo variabile, che potrà essere configurato secondo tre categorie, grossomodo comprendenti i vecchi prodotti di catalogo da una parte, le hit dall’altra e, nel mezzo, le novità senza lo stratosferico appeal delle grandi star. Oltre a concedere qualche risparmio ai più attenti alle offerte, questo permetterà al marketing delle major di sviluppare delle politiche pubblicitarie e commerciali più articolate.

Un altro punto interessante per molti riguarda la possibilità di vendere le stesse tracce presenti sul sito anche tramite iPhone, per giunta al medesimo prezzo. Possibile che questo si affianchi a Nokia Comes With Music e slotMusic nella spinta verso la mobile music.

Quello che non è stato sbandierato tanto quanto queste features è il prezzo che i vecchi clienti di iTunes dovranno pagare per liberare i loro acquisti pre-esistenti. Si tratta di 30 centesimi (di dollaro), una tassa per convertire ciascuno dei propri possedimenti soggetti a DRM. Un’incongrua trappola a cui fare attenzione.

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