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Après La Classe: Con loro volare è possibile

Abbiamo avuto il piacere di scambiare due chiacchere con Combass, uno dei membri della band Après La Classe.

Impegnati in una tournée in giro per l’Italia con “Riuscire A Volare Tour”, gli Après La Classe ci hanno raccontato quanto sono cambiati in questi 18 anni di carriera, del loro ultimo lavoro pubblicato lo scorso 1 luglio, e tanto altro.

Lo scorso 1 luglio è uscito il vostro nuovo album, “Riuscire A Volare”. Come nasce e cosa rappresenta per voi questo disco?
Nasce nel procedimento più naturale possibile. Dopo il tour ci siamo fermati per cogliere stimoli e ispirazione. Ci tenevamo particolarmente nel realizzare un disco forte, un qualcosa che rappresentasse gli Apres in questi 18 anni di carriera. Ci abbiamo messo tutta l’anima possibile raccontando le nostre vite e tutto quello che ci è successo. Ne è venuto fuori un album molto intimo, e siamo tanto soddisfatti.

Qual è il significato più profondo del titolo del disco?
È una visione positiva e propositiva, soprattutto. Il sogno dell’uomo è sempre stato quello di volare. Lo vediamo un po’ come un apporto psicologico. Volare, elevarsi da tutto quello che può essere negativo e spingersi oltre per trovare qualcosa di positivo.

È quello che stiamo vivendo noi come band e anche come persona. Nonostante tutti i problemi che ci circondano, vivendo in un Paese dove non è semplicissimo tirare avanti, ci teniamo tanto a dare una visione positiva.

Cosa è maturato principalmente in voi in questi anni?
Detto da noi sarebbe un po’ narcisista come risposta (ride). Il filo conduttore che lega un po’ tutti gli elementi della band è il rispetto che abbiamo per i fan e per il nostro lavoro. Cerchiamo di non essere mai monotoni e di metterci dentro tutto ciò che c’è di positivo. Credo che i fan che ci seguono apprezzino questo, altrimenti non saremo durati 18 anni. Saremo morti già prima!

L’album vede la collaborazione di Giuliano Sangiorgi e Cristoforo Micheli. Come è nata questa unione?
Con Cristoforo Micheli c’è un featuring stupendo. Tra l’altro lui non è conosciutissimo nell’ambiente live, o discografico italiano. Fa parte di molti progetti underground e siamo contenti di averlo inserito nel disco così da dargli il giusto rilievo. E’ una persona che, a nostro parere, merita tantissimo. Ha una voce da doppiatore di super Serie A. Ci serviva un featuring che rafforzasse la tematica che non è semplicissima, narrata nel brano “La Faida”. Lui ha messo un turbo in più al pezzo.

L’idea di fare il featuring con Giuliano, invece, era nell’aria già da un po’ di tempo. Stavamo cercando il disco e il brano adatto che sfogasse bene con la sua voce, magari con il progetto Negramaro. Nei dischi precedenti, stilisticamente parlando, abbiamo viaggiato in mondi sonori troppi lontani dai suoi. Con questo, invece, siamo riusciti a incrociarci benissimo. Siamo amici da tantissimo tempo, e per noi è più la consacrazione di un’amicizia che un vero e proprio rapporto di lavoro. Lo abbiamo vissuto e lo viviamo ancora così.

È partito “Riuscire A Volare Tour”, come sta andando finora?
Siamo proprio agli inizi e in fase di rodaggio della scaletta, ma fondamentalmente siamo già soddisfatti. Soprattutto per i brani nuovi più che per i brani vecchi già testati. Dalla prima data abbiamo ottenuto un ottimo feedback da questo punto di vista.

I fan hanno sempre ascoltato dei brani molto energici degli Apres, ma sono riusciti a digerire anche questo nostro nuovo aspetto. Vogliamo trasmettere più sentimento, più intimità in alcuni brani. Il pubblico sta reagendo benissimo e si sta emozionando insieme a noi.

Cosa dobbiamo aspettarci per le prossime tappe?
Stiamo mettendo da parte un po’ di idee e cercheremo sempre di sorprendere il pubblico, magari con degli amici che saliranno sul palco insieme a noi. Suoneremo con i 99 Posse, con i Negramaro, abbiamo fatto una tappa con Caparezza.. La nostra scaletta non è mai monotona, insomma.

Tra l’altro l’11 agosto vi esibirete a Gallipoli, sarà emozionante suonare in casa…
Si, gli organizzatori hanno dato vita a quelli che, secondo loro, sono i punti cardine della musica salentina in questo momento. Ci sono tantissime band che non sono citate nella data. Ci siamo noi, i Sud Sound System, i Boom Da Bash. Tutti bravissimi. Quando suoni a casa, in un posto come il Salento, e insieme a degli amici, non lo vivi come lavoro ma quasi come spettatore. E noi non vediamo l’ora di fare quelle tappe.

Aprirete il concerto dei Negramaro. Quanto siete carichi e cosa avete in serbo per questa occasione?
Siamo carichissimi e contenti di festeggiare insieme a loro i 10 anni di attività del progetto Negramaro. Loro hanno festeggiato insieme a noi i nostri 10 anni nel 2006 a Lecce. Lo viviamo come una serata tra amici e vogliamo condividere questa emozione insieme a loro.

Poi, devo essere sincero, siamo molto tifosi della squadra del Lecce e suonare nello stadio per noi è una tripla adrenalina! (ride). Porteremo i brani nuovi e qualche classico. L’intenzione di fare pogare il pubblico è sempre fortissima.

Nei vostri brani affrontate dei temi abbastanza dolorosi. La musica ha ancora il potere di risollevare gli animi delle persone?
Grazie a Dio si. Esiste anche la musica curativa, infatti. Siamo noi che scegliamo di parlare nei testi di temi scomodi, quando potremmo semplicemente fare musica anche solo per far ballare la gente. Nel momento in cui cresci in un Paese dove comunque ti rimbalzano sopra delle problematiche, però, non puoi chiudere gli occhi. Sia per quanto riguarda l’Italia che il resto del mondo.

Per noi è quasi una responsabilità: prendere degli argomenti e cercare di riportarli nella maniera migliore in musica così da essere oggetto di esame o denuncia, nella sua accezione più positiva. L’importante è fare comunicazione sempre con il sorriso sulle labbra.

E voi, cosa volete trasmettere con la vostra musica?
Vogliamo emozionarci ed emozionare la gente. Cerchiamo di studiare tantissimo sugli strumenti, ascoltare tanta musica. Oggi devi essere il numero uno per andare avanti. Non puoi far soltanto ballare in un live e nei dischi, sarebbe solo un progetto statico. L’obiettivo è quello di inserire di tanto in tanto anche dei momenti di riflessione.

Premettendo che ogni canzone per ciascun artista è come se fosse un figlio. Dei 12 brani del vostro album, ce n’è uno che vi emoziona particolarmente quando lo suonate?
Hai detto benissimo e hai aperto la domanda nel migliore dei modi. E’ un disco tanto autobiografico e rappresenta vite diverse al suo interno. Ognuno si emoziona a modo suo in tutti i brani perché non è un insieme di brani, ma è proprio un disco. E’ un viaggio, e bisogna ascoltarlo dall’inizio alla fine. C’è la caramella amara da alternare subito a quella dolce (ride).

Chiaramente, è più complicato trasformare in musica un brano che parla del tema più scontato. Certamente, non può competere con un brano che parla di mafia, pedofilia..
Siamo molto soddisfatti della tracklist. E’ uno di quei dischi che quando lo ascolti, da musicista, ti senti soddisfatto di quello che hai fatto. Non hai problemi nel sceglierne uno piuttosto che un altro.

Parliamo della collaborazione con Caparezza nel brano “Lu Sule, Lu Mare, Lu Ientu”. Cosa vi ha lasciato di bello? Che affinità c’è con questo artista?
Ci conosciamo dal lontano 2000. E’ una persona estremamente umile e umana. Si batte in continuazione per il sapere, ed è ultra professionale. Ci siamo sempre trovati bene, abbiamo collaborato più volte, e continueremo a farlo probabilmente.

Vi sentite cambiati rispetto al 2002, anno del vostro primo album?
Siamo cambiati tantissimo, ma abbiamo sempre lo stesso spirito. Prima eravamo totalmente spensierati.. le nostre vite erano contornate da amici, spiaggia, tempo libero. Sicuramente siamo cambiati in meglio e lo spirito è ritornato ai tempi del 2002, del primo disco.

Come vi vedrete tra qualche anno?
Io, sinceramente, non sono mai riuscito a fare dei programmi. Gli Apres li immagino più produttivi. Così è sempre stato da quando sono nella band, ovvero da 15 anni, e da quando esiste. Voglio sperare che sia ancora così almeno per 122- 123 anni..

Che progetti avete per il futuro?
Vorremmo vivere ancora di musica. In un Paese così, dove la cultura non è al primo posto tra le considerazioni, dove la meritocrazia non vince sempre, è già un ottimo obiettivo. Continueremo a fare tour, dischi, mettendo in risalto le problematiche del Paese.

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