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Aquile e nostalgia

Gli Eagles non tradiscono. Le aspettative di un sold out al MediolanumForum sono state pienamente soddisfatte. Puntuali come sempre, i “giovani” sessantenni si presentano sul palco in completo nero e camicia bianca. Tastiere in ombra, purtroppo, con frequenze che sono state sacrificate in favore di chitarre e voci. Risultato comunque ottimo. Ecco le voci: impasto, intonazione e impatto assolutamente perfetti. Soprattutto non corrette da effetti. Strepitosa la band che li ha accompagnati: quattro fiati, due tastieristi, Stue Smith alla chitarra e un batterista percussionista sono una più che solida base su cui si intrecciano le esibizioni delle quattro aquile.

Particolare la scelta delle chitarre usate. Mentre nei concerti storici (“Hell Freezes Over” soprattutto) lo sfoggio di chitarre vintage faceva vibrare qualsiasi collezionista, per questo live Joe Walsh suonava una semplice Ibanez metallizzata e Glenn Frey una Gibson esteticamente discutibile. Nulla da dire, invece, per i suoni. Superlativi. Da brividi quelli di Joe Walsh in “Long Road Out Of Eden”, molto molto più incisivo che su disco.

Il concerto si è snodato per tre ore piene, con una pausa per riprendere le forze che non sono più quelle di allora, certo.
Molti i brani nuovi. Forse il pubblico avrebbe gradito qualche pezzo meno consueto come “Victim Of Love” o “Those Shoes”. Ma la presenza quasi immediata di “Hotel California” ha confortato gli animi perduti.
Forse troppi i lenti, ma l’energia e il divertimento sono stati abbondanti e di qualità. Chiudono l’emozionante “Take It Easy”, “Rocky Mountain Way” e l’immancabile “Desperado”.

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