Home > Recensioni > Arabeski Rock: Il Viaggio

La mezzaluna fertile

Arabeski Rock. Quando il nome dice tutto. Una chitarra elettrica al sapore d’oriente sposa percussioni dello stesso tenore e conduce la mente alla danza del ventre, alla quasba e al cuscus mangiato con le mani.

In realtà il progetto è italiano: il motore è romano e la struttura si modella sulle collaborazioni con musicisti mediorientali e del continente nero. In questo incontro di culture, la cromatura arabeggiante si è insinuata in un ambiente rock e progressive, talvolta prendendo il sopravvento.

L’album, composto da nove canzoni, è l’esordio quasi interamente strumentale di una band già esperta, alla ricerca di un equilibrio tra un synth educato, cammelli e le cinque corde.

Andamento ipnotico, loop ripetitivi. Il vestito più giusto per “Il Viaggio” parrebbe la colonna sonora, in quanto i brani acquisterebbero in espressività con la stampella di un supporto visivo. In alcuni frangenti si ha la sensazione di una suite unica, segno di una cadenza tanto precisa quanto indifferenziata. Il meglio si vede quando il cantato mette piede sul tappeto sonoro. Ma succede molto poco.

Pro

Contro

Scroll To Top