Home > Recensioni > Arance E Martello

Presentato alla 71esima Mostra del Cinema di Venezia, esce nelle sale il 5 settembre 2014 “Arance e Martello”, con Diego Bianchi, più conosciuto come Zoro, alla regia e alla sceneggiatura, oltre che tra gli attori.

Diego Bianchi veste i panni di un giornalista, intento a realizzare un documentario su un mercato rionale a San Giovanni, il quartiere dove vive a Roma. In una delle estati più calde degli ultimi 150 anni, però, anche la tranquilla vita del quartiere prende fuoco quando viene data la notizia che il mercato rionale verrà chiuso. Per fermare la chiusura i personaggi del film si troveranno coinvolti in una serie di situazione che ben rappresentano l’Italia del 2011, come quella di oggi.

“Un film in costume del 2011″ lo definisce il titolo in apertura, e in effetti “Arance e Martello” — che qui a Venezia era l’evento di chiusura della Settimana della Critica — riesce a rendere bene i pregi e i difetti degli italiani con una generosa dose di ironia. La presenza di Diego Bianchi, nella sua triplice veste, permea l’intera pellicola senza mai essere invadente.

Giorgio Tirabassi ricorda fin troppo il sindaco di Roma dell’epoca in cui è stato girato il film. Unico difetto la colonna sonora, a volte un po’ ingombrante. Dai black bloc all’occupazione agli scontri con la polizia passando per le differenti visioni del mondo legate sia all’età che alla propria coscienza politica, “Arance e Martello” porta sullo schermo alcune dinamiche fin troppo note in Italia.

Un film da vedere per ridere, ma anche per riflettere.

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