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  • Arcade Fire: Reflektor

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Piccolissimo passo indietro per gli Arcade Fire

Gli Arcade Fire sono ormai giunti al quarto lavoro, ognuno con caratteristiche diverse e ognuno bello a modo suo. L’immediatezza e la semplicità non sono mai stati i punti forti della band canadese, che anche in questo “Reflektor” necessitano di diversi ascolti prima di poter essere apprezzati appieno. La pretenziosità è sempre stata una peculiarità del gruppo, che anche in questo disco la fa da padrone (e non poco). A differenza dei precedenti lavori, dove l’amalgama dei brani era più immediata, qui il mix di generi idee è forse troppo eccessivo, seppur a tratti di buonissima fattura. Però ci sanno fare e si sente.

Ci sono sprazzi di anni ’80 (“Reflektor” e “You Already Know”), rock’n’roll (“Normal Person”) ed episodi minimali ed intimistici (“Here Comes The Nigh Time Part II”, che apre il disco 2). Inutile negarlo, qualità ce n’è eccome, anche se complessivamente l’album non spicca mai il volo, brani come “We Exist” oppure “Porno” sono talmente anonimi da far pensare che a scriverli non siano stati gli stessi di “Funeral” o “Neon Bible”. “Awful Sound (Oh Eurydice)” ha un sapore di Gorillaz che suonano i Beatles e vince per distacco la palma di miglior brano. Un lavoro inclassificabile sotto un unico genere, forse troppo pretenzioso e variegato, ma gradevolissimo anche se non all’altezza del tris precedente.

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Contro

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