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  • Arch Enemy: Stigmata

    Arch Enemy

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Occorre ancora aspettare

Nel 1998 la creatura Arch Enemy approda finalmente ad uno stabile contratto discografico anche in Europa, sollevando ancora una volta l’interrogativo sulle ragioni per cui alcuni gruppi fenomenali riescano inizialmente a sfondare soltanto in terra giapponese (leggasi Pain Of Salvation e altri). Il nuovo album, secondo della serie a due anni dall’esordio “Black Earth”, si muove su territori ancora più estremi, dove con questo termine non si vuole alludere a un ulteriore inasprimento dei suoni, ancora una volta in bilico tra thrash e death, ma all’enfatizzazione delle caratteristiche presentate in precedenza, ora tanto definite da ampliare ancor più il raggio d’azione della band. Se da una parte, dunque, non mancano le sfuriate e alcuni riff/ritmiche al limite del death brutale (“Beast Of Man” è un ottimo esempio per questo), accentuate anche dalla grezza produzione, dall’altra le influenze classiche e melodiche emergono sempre più in superficie, tanto da poter citare di nuovo lo stesso esempio per trovare un melodico riff maideniano. Ad accentuare la dicotomia giunge per prima una nuova iniezione di tecnica, da sempre e per sempre una delle doti principali del combo dei fratelli Amott, che permette sia di passare con notevole facilità da uno stile e da un ritmo all’altro, sia di esplorare nuovi territori. Come ad esempio quello prog, sembrano voler dire gli stacchi dell’ottima “Black Death” (la canzone). In secondo luogo, è evidente come la brutalità (controllata) di “Black Earth” (l’album di debutto) venga questa volta notevolmente smussata da un gusto melodico che trova sfogo in tracce come “Let The Killing Begin” e “Vox Stellarum”, che con le sue dolci note di piano si presenta quale episodio davvero atipico. Questo non vuol dire però che si debba fare a meno delle lotte intestine alla coppia di asce, in “Dark Of The Sun” addirittura impegnate a sfidare il singer Johan Liiva, e in generale principali responsabili del groove e del divertissement costantemente presenti in ampie dosi.

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