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Shoegaze strikes back

Sono serviti quindici anni, ma il mondo ha scoperto lo shoegaze. Ormai tutti lo infilano ovunque, dai dischi hip-hop a quelli black metal. Partiamo proprio da quest’ultimo particolare per parlare degli Arctic Plateau: due anni fa, uscì “Souvenirs D’Un Autre Monde” di Alcest, one-man-band con background nella Nera Fiamma™. Il disco era un discreto revival shoegaze, con tinte dream pop qui e là, voci sognanti e un po’ di post rock che non fa mai male.

Ecco, prendete questa descrizione, aumentate la componente post rock, togliete un po’ di volume e riempite gli spazi vuoti con un pizzico di “Disintegration”. Otterrete “On A Sad And Sunny Day”, primo disco del progetto solista di Gianluca Divirgilio. Undici canzoni leggere e malinconiche, impreziosite dalla chitarra di Gianluca ma, purtroppo, appesantite da un costante senso di già sentito che, alla lunga, rende l’ascolto difficoltoso quando non francamente noioso.

Se avete amato gli Slowdive e gli Explosions In The Sky e l’idea di un discreto ibrido tra “The Earth Is Not A Cold Dead Place” e “Just For A Day” vi stuzzica potreste comunque provare ad ascoltare “On A Sad And Sunny Day”. Tenete però conto che, per quanto la descrizione possa suonare invitante, manca il guizzo di talento che faccia spiccare davvero i pezzi. Non c’è niente di male a riciclare idee altrui, il vero problema è quando manca la personalità.

Tra un po’ anche Vasco Rossi farà un disco shoegaze. Muri di chitarre rumorose + melodia is the new loud, a quanto pare. In mezzo alla marea di produzioni identiche che affollano gli scaffali, bisogna ammettere (con un po’ di campanilismo, forse) che “On A Sad And Sunny Day” fa comunque la sua discreta figura. Un po’ pochino, ma in tempi di crisi…

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Contro

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