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Cosmici Odissei alla ricerca di un segreto arcano

Il live al Rockefeler (Oslo): il 24 Settembre 2005 qualche fiducioso è rimasto collegato al sito che lo proiettava in diretta, uno degli esempi più felici della storia del webcasting. Una trasmissione involontariamente divenuta aperta al pubblico, poiché un errore tecnico aveva compromesso la qualità video che era premessa di un servizio per abbonati. Ed hanno avuto occasione di vedere qualcosa di stupefacente. Quindi l’attesa per questo DVD si era fatta forte del fatto che la bellezza del concerto era praticamente una certezza; mentre le aspettative risiedevano soprattutto sull’indiscutibile qualità audio che il supporto DVD può fornire, e sulla cura per una release che porta il nome eccellente degli Arcturus. Proprio nell’anno che segna probabilmente il capolinea del supporto in questione, in favore dell’alta definizione, la Season Of Mist ed il gruppo-leggenda norvegese realizzano uno dei prodotti più all’altezza sul mercato.
Ottime riprese, definizione video complessivamente e costantemente buona, audio mixato in modo invidiabile, tanto da fare di una sede acusticamente difficile come un concerto la migliore testimonianza digitale esistente della musica del sestetto. E poi ci sono loro, i sei giullari alla corte del Sublime, forse in leggero debito verso un passato di fasti duri da replicare, ma in forma live come mai prima d’ora. Nella setlist che comprende diciotto tra brani ed improvvisazioni soliste di Sverd, Magne Valle e Tore Moren, l’unico a soffrire di rari cali prestazionali è l’eccellente Simen Haestnes, e questo solo perché il canto è la dimensione più umana di un concerto, e quindi imperfetta per natura, mentre il cimentarsi vocalmente in brani come “The Chaospath” tra repentini cambi di registri e salti di scale non è cosa per esseri umani. Tutto il resto è sbalorditivo. Von Blomberg vi regala un’ora e mezza di ecletticismo ritmico che va dall’insana potenza all’insania mentale di una tecnica che non conosce il ripetersi. I due chitarristi, con la naturalezza disarmante dell’ironia, giocano a tessere trame di un’insospettabile raffinatezza; sembra che conoscano ogni possibile suono sperimentale ottenibile tramite il loro strumento, assomigliano a dei registi malati in grado di sciorinare a volontà l’antonomasia del bello, alternata con momenti da brividi e pelle d’oca.[PAGEBREAK]Sverd è il direttore artistico, infernale, completo, trionfale: il mixing finale, che equipara ognuno dei sei registi restituendo un suono omogeneamente composito, permette di apprezzare pienamente il fascino e l’importanza che tastiere e sintetizzatori ricoprono nella musica degli Arcturus. Vortex è un goliardico buffone, mastodontico al centro del palco, altalenante tra momenti d’eccezionale bravura e totale demente ilarità. Il risultato? “Ad Absurdum” vi catapulta, esattamente come l’originale, in quel dinamismo che s’inabissa nell’inquietudine del suo secondo movimento. “Nightmare Heaven” sostituisce con un assolo da brivido prog la voce della cantante delle Octavia Sperati. “Alone” e “The Chaospath” mostrano quanto sia ancora vivo il marchio de “La Masquerade Infernale” nel presente del gruppo, forse la loro creazione preferita di sempre. “Deception Genesis” surclassa l’originale giungendo a vertigini d’estetica mai esperite. L’accoppiamento dell’ondeggiante “Hufsa” con la tenebrosa e letteraria “Master Of Disguise”, e dell’evocativa “Nocturnal Vision Revisited” con la circense “Painting My Horror”, risaltano una continuità tra passato e presente nella tecnica, nella finezza, nel compimento artistico.
In tutto questo è stupefacente percepire la visione complessiva che gli Arcturus hanno della loro musica. Per un’ora e mezza i sei diventano una singola entità passionale che corre sul filo della follia, inseguendo le variopinte ispirazioni dei loro brani, dimenticandosi del particolare, del singolo riff allo stato dell’arte o della nota di attacco, particolari che diventano spontanei in un circo teatralmusicale funambolico.
La post-produzione video è curata a livelli molto buoni: gli effetti implementati alle inquadrature aggiungono angoli visuali preziosi, punti di vista molteplici durante la stessa scena, con un gusto estetico per il carnevalesco. Buona anche la scelta delle comparse sul palco, dalle giullari danzanti che celano ambizioni di sensualità mascherate dietro l’orpello della mancanza di grazia, ad improbabili caricature oniriche che occupano il palco aggirando il problema della forse un po’ statica presenza scenica dei virtuosi delle sei e cinque corde.
È presente solo l’opzione audio 5.1. Gli extra sono praticamente inutili, ma ciò non toglie valore al maggiore centro di interesse e ragione d’acquisto del prodotto: unico ed all’altezza dell’arte che esprime un gruppo dal curriculum illustre come gli Arcturus.

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