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  • Arcturus: Sideshow Symphonies

    Arcturus

    Data di uscita: 03-10-2005

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    Lettori:

La Symphony Infernale o Sham Mirrors pt. 2?

Piove un coloratissimo carnevale di coriandoli, sulle vostre teste… Stelle filanti sugli abiti, mentre nelle orecchie le note si susseguono in un’artistica, talora incoerente, schizofrenia. Il carrozzone Arcturus sfila lungo viali temporalmente incollocabili, in una città persa tra il Medioevo ed un imperscrutabile ed assurdo futuro, alla deriva in un fiume di sensazioni tr’alterne correnti.
L’enigma è fra voi. Vi state chiedendo se la formazione, ritornata ai fasti di “La Masquerade Infernale” con Simen Hestnaes alla voce, ha ricompiuto il miracolo. Vi state chiedendo se è meglio senza Garm o con Garm; anzi, qualcuno un’idea se l’era già fatta a priori. Il circo horror norvegese per eccellenza, laureato cum laude nelle tre precedenti prove, lascia in effetti piccole perplessità con questo ritorno in pompa magna; la prima è tecnica ed è grave per un gruppo professionale, ed è una nota noiosa e negativa riguardante il mixing finale del disco, che vede la seconda traccia prodotta in modo differente rispetto al resto. Qualcuno urla che se ci fosse stato Garm, tutto questo non sarebbe successo… Passando alle note più cosmicamente gustose, il combo ha liberato il suo creativo, il suo animale, il suo numero dieci, il fantasista; finalmente un disco interamente guidato dall’estro lirico di Vortex. E il risultato? Personale, non universale, notevole, travolgente, vertiginoso, paradossalmente autolesionista; parere mio discutibilissimo, ma nell’amalgama sonoro l’impiego della voce è eccessivo, oltre alle troppo audaci scelte nel gusto delle linee. Che finiranno per piacere, perché eseguite con carisma, ma che non viaggiano insieme all’ideale dell’assoluto estetico.[PAGEBREAK]Travolti dall’eleganza di “Hibernation Sickness Complete”, moderata ed immediata come un brano di “The Sham Mirrors”, verrete presto, a tradimento, catapultati in un universo parzialmente nuovo e distorto. Episodi come “Shipwrecked Frontier Pioneer”, destabilizzante e poco coesa, vi porteranno alla strana scoperta della presenza della cantante delle Octavia Sperati, la cui voce viene usata come uno “strumento”. “Demon Painter” danza come un’onda, “Nocturnal Vision Revisited” ammicca ad una “presunta” originale “Nocturnal Vision” dei Borknagar; pur nel mobile equilibrio di fondo, gli strumenti inumani si alternano in momenti d’egemonia all’interno dei brani, in una staffetta di assoli da saltimbanco mascherato. “La Masquerade Infernale” era il frutto di sei mesi di faustiana ricerca; “The Sham Mirrors” un collage di pezzi meditati discontinuamente nell’arco di due anni; che cos’è “Sideshow Symphonies”? Un capitolo che segue con continuità il percorso arcaicosmico degli Arcturus, ma che per le sue scelte soggettive, per la scarsa coesione sia compositiva che emotiva, solleva per la prima volta il terribile velo della perplessità. Studiato come dev’essere un progetto quale il loro, si stria questa volta d’una venatura d’artificiosità che sembra rispondere più ad uno schema che non ad un impulso, sollevando il dubbio s’una genuina, o meno, carica buffonesca imbrigliata in invisibili sbarre.
Fermi là: si tratta d’un disco notevole. Di quelli che faranno venir voglia ad aspiranti musicisti d’appendere il loro strumento al chiodo. Ma ci sono, sempre, peccati mortali che gl’immortali della musica non dovrebbero commettere. Lo stato di salute degli Arcturus, a mio avviso, c’è tutto, e questo è, forse, solo un momento in cui le loro partiture hanno furiosamente cominciato a girare un po’ troppo su se stesse.

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