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Ardecore: Dagli stornelli al rock

In un caldo pomeriggio di luglio, abbiamo incontrato gli Ardecore impegnati con il tour del nuovo album.
“San Cadoco” è il terzo album degli Ardecore. Un doppio album ricco, nel quale ai consueti stornelli romani hanno aggiunto un intero disco di inediti.
La band romana questa serà dividerà il palco con i One Dimensional Man, al Rock Island di Bottanuco (BG).
Ecco cosa ci hanno raccontato sul disco, sulle canzoni tradizionali e sulle date live.

Ciao ragazzi, quest’inverno è uscito il vostro nuovo album “San Cadoco” e avete già fatto numerose date. Come sta andando il tour?
Giampaolo: Molto bene direi. Ad ogni concerto cambiamo un po’ le formazioni per diverse esigenze. Questa sera ad esempio suoneremo in trio acustico e senza batteria quindi avremo un sound più morbido, meno spinto dinamicamente.
Sarah: Questo ci da modo di esplorare meglio i brani, partendo da punti di vista differenti. Ci piace riarrangiare le canzoni dal vivo per concentrarci di volta in volta sulle dinamiche, sui testi o sui colori dei suoni.
Ogni nostro concerto è diverso dall’altro. In questo tour abbiamo sperimentato diverse formazioni in trio, in duo, in acustico…

“San Cadoco” è un gran bel lavoro. Due dischi, uno d’inediti e uno con i consueti stornelli romani, vostro marchio di fabbrica. Avete fatto una scelta molto impegnativa dal punto di vista della produzione.
G. Si, infatti è stato un lavoro molto impegnativo. Il secondo disco presenta la nostra interpretazione di brani tradizionali romani accomunati dalla presenza di personaggi femminili. Qui la voce di Sarah la fa da padrone. Il primo disco di brani originali invece è molto più duro, più ruvido, un rock con un taglio anni ’70.
S. Il secondo disco, che mi vede protagonista, è composto da storie prettamente femminili, caratterizzate da un tono drammatico che interpreto anche sul palco. Non può essere altrimenti dato che si tratta di storie molto cupe e oscure che presentano diverse tematiche tipiche della tradizione romanesca. C’è, ad esempio, la figura del fiume Tevere che è duplice: può portare la vita o la morte.

Perché avete scelto proprio la storia di San Cadoco come filo conduttore di questo vostro lavoro?
G. Trovavamo molto interessante il dilemma chiave della sua storia, vale a dire se è giusto portare avanti le tradizioni e trasmetterle alle nuove generazioni. Osservando il nostro percorso musicale è chiaro che la nostra risposta è affermativa.
[PAGEBREAK] Che cosa vuol dire per voi portare queste storie legate alla tradizione romanesca in tutta Italia superando le barriere dialettali e anche la semplice ignoranza delle canzoni tradizionali?
G. Nel nostro caso il dialetto non crea particolari barriere alla comprensione e all’apprezzamento di un brano. Ci è sempre piaciuta l’idea di portare gli stornelli tradizionali alla conoscenza del pubblico interpretandoli con sonorità più moderne… ma neanche troppo moderne (ride, ndr).
Essendo in Italia crediamo che sia una cosa buona conoscere anche la nostra musica tradizionale.
Poi non volevamo fare il solito gioco di molti artisti che attingono completamente dai suoni della cultura inglese ed americana. Insomma noi siamo romani quindi vogliamo attingere dai suoni della nostra tradizione.
S. Io sono entrata a far parte degli Ardecore da due anni e questo è il primo disco che incido con loro, ma li ho sempre seguiti. Mi piace il loro lavoro e sono contenta di poter portare in giro per l’Italia parte della mia cultura. Comunque non è poi così difficile perché il messaggio è molto diretto e passa facilmente. Inoltre molte tematiche sono comuni alle tradizioni popolari di diverse regioni italiane.
Ludovica: Siamo molto orgogliosi di portare le canzoni romanesche in giro per l’Italia anche perché quando abbiamo iniziato non lo faceva ancora nessuno a parte il mio progetto Banda Jorona.
Inoltre ci tengo a sottolineare che non facciamo cover ma delle vere e proprie rivisitazioni dei brani tradizionali.

Questa drammaticità dei testi e delle canzoni è molto presente anche nei vostri brani originali e la trasportate con efficacia anche nelle esibizioni dal vivo.
G. Si, la drammaticità è molto forte nei brani della tradizione che abbiamo scelto e il lavoro che abbiamo fatto su di essi ci ha fortemente influenzato anche nella composizione dei nostri brani originali.
L. Cantando in italiano colpisce subito l’aspetto oscuro e drammatico dei testi ma è tipico delle tematiche affrontate nei canti tradizionali popolari.
Traducendo i testi di molte canzoni famose in inglese si possono trovare gli stessi elementi drammatici, che magari ad un primo ascolto non si notano per via della lingua.
G. È una sorta di blues. Potremmo dire che sono dei blues romaneschi (ride, ndr).
S. Dal vivo, tra un brano e l’altro, cerchiamo di dialogare con il pubblico, ci accertiamo che non stiano piangendo (ride, ndr).

Nel vostro album ci sono diverse collaborazioni con altri musicisti. C’è qualche artista con cui non avete ancora collaborato, ma con cui vi piacerebbe farlo?
G. Negli anni abbiamo collaborato con molti artisti e cantanti che non sono rientrati nelle registrazioni degli album; ad esempio Nada, Tosca, Elena Ledda, Antonella Ruggiero.
Suonare con altri musicisti, magari già affermati in diversi ambiti della musica, è sempre uno stimolo di crescita artistica ed è anche divertente. Oggi sta diventando però una forzatura, una sorta necessità per aiutare la promozione del disco e della band. Sicuramente in futuro troveremo altri artisti con cui collaborare, ma non è una priorità e in questo momento non voglio fare nomi (ride, ndr).
S. Se siamo riusciti a mettere sullo stesso palco Ardecore, Nada e David Tibet… (ride, ndr). Comunque tutte le nostre collaborazioni sono nate da amicizie oppure da incontri durante i live, com’è avvenuto appunto con Tibet e i Current 93. Noi stessi abbiamo partecipato singolarmente ad altri progetti.

Torniamo al concerto di questa sera: vi presentate in trio acustico…
S. Questa sera suoneremo in trio quasi acustico perché in realtà Giampaolo ha un’infinità di pedali…
G. Diciamo che stasera cercheremo di soffermarci di più sulle melodie, invitando a prestare maggiore attenzione alla voce e ai testi, in una situazione più intima e rilassata. Metteremo per un attimo da parte un po’ di quella potenza e dinamicità che abbiamo raggiunto in particolare con il primo disco di “San Cadoco”. Veniamo anche incontro a Ludovica che viene dalla scena folk e ora si trova a suonare con dei volumi molto alti… non la vogliono più in quel mondo (ride, ndr).
L. È vero! Mi avete rovinato. Scherzo… diciamo che è bello evolversi (ride, ndr).
S. Ci piace questa duplice possibilità. Spesso dopo un concerto molto potente pensa: “…potremmo fare qualcosa di più intimo e tranquillo” e viceversa.

Bene allora non resta che vedervi suonare questa sera e… aspettare la prossima data.

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