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Arenasonica 2015: L’intervista al direttore artistico Paolo Fappani

Fotografia di Fre Duina: https://instagram.com/p/rNkavxIa2l/

“Arenasonica compie 15 anni. Tre lustri di festival il cui nome è diventato sinonimo dell’anfiteatro del Parco Castelli di Brescia. Tempo strappato con le unghie alla quotidianità di ognuno dei tanti “pazzi” che gli hanno dedicato un’ora, un giorno o buona parte della propria vita da adulto.”

Così inizia la descrizione dell’Arenasonica 2015 con le parole del suo direttore artistico, Paolo Fappani, milanese di origine, ma da lungo tempo residente nella città leonessa d’Italia. Quest’anno la manifestazione musicale si svolgerà dal 29 luglio al 2 agosto e vedrà sul suo caratteristico palco in pietra gli anglosassoni Wire e una sfilza di conterranei della scena indipendente, tra cui Tre Allegri Ragazzi Morti in versione swing (con l’Abbey Town Orchestra) e i Fast Animals And Slow Kids. Per approfondire l’evento, ecco l’intervista in cui Paolo ci spiega genesi, evoluzione ed aspettative del festival.

Inizierei con una domanda molto semplice: dato che hai visto crescere il festival, quali sono stati i suoi cambiamenti, dall’organizzazione agli ospiti?

La cosa più importante da dire innanzitutto è che quando questa manifestazione è nata, a Brescia non c’era alcunché, non c’erano palchi dove suonare certa roba. Il festival è nato da un batterista e un chitarrista, ovvero io e il primo socio del festival (il Malvagio, questo è il suo nome), che volevamo creare un’occasione per poter suonare e per poter far suonare anche i nostri amici. C’era una scena alternativa fortissima, tant’è che alcuni dei nomi di inizio anni Duemila che si sono esibiti lì a Brescia poi sono divenuti importanti, quale il chitarrista di Capossela, che sul nostro palco era un ragazzo. Volevamo un palco per fare musica alternativa.

Da allora la musica alternativa è divenuta presente sia a livello mainstream che a livello nazionale, e localmente a Brescia è successo il paradosso che è più facile poter suonare pezzi indie che cover di Vasco. Ci pregiamo di essere stati un tassellino del grande disegno che ha tramutato Brescia in una città musicalmente attiva. Dopo due o tre anni dalla partenza dell’Arenasonica ci sono poi venute le voglie di invitare determinati ospiti, oltre alle band di amici, e abbiamo iniziato a portare sia quello che ci piaceva senza una logica commerciale sia i nomi maggiormente prestigiosi che potessimo permetterci.

Il festival infatti è a ingresso gratuito…

Sì, quindi dobbiamo rispettare sempre un certo budget. Non possiamo permetterci di spendere troppi soldi, anche perché è un festival cittadino e non di paese; in quest’ultimo caso infatti le organizzazioni riescono a monetizzare sia l’entusiasmo del cittadino sia quello di chi abita fuori dalla città e che ha appunto come unico riferimento per l’intrattenimento quel determinato festival di paese. Non possiamo contare né sul fatto di avere un pubblico che non sia quello che vuole vedere il concerto né su una base umana di lavoro come i festival che si svolgono in paese.

Esatto, non c’è quel senso di aggregazione tipico delle comunità più piccole.

Già, noi siamo un direttivo di cinque persone e per tredici anni siamo stati solo in due. Ciò significa lavorare a un festival per sette o otto mesi all’anno, portando a casa una cosa gratuita e che non è business. Diciamo che è follia! (ride)

Quest’anno la scelta della line-up com’è avvenuta?

Le scelte purtroppo sono sempre un compromesso tra ciò che vorresti portare e ciò che è effettivamente disponibile, nonché ciò che puoi permetterti. Se mi avessero mai detto che un giorno ci sarebbero stati gli Wire non ci avrei creduto, e invece è così. Io collaboro con l’agenzia che si occupa degli Wire da molti anni, per cui sono aggiornato su quel che fanno: appena mi è giunta la proposta ho bloccato la data. Come ti dicevo prima, per noi è importante soprattutto far quello che ci piace, perché abbiamo ancora forse quell’idea utopistica di “educare” un ipotetico bacino di ascoltatori a determinata musica. Con i gruppi stranieri abbiamo sempre cercato di portare all’Arenasonica gli artisti che secondo noi rappresentano qualcosa di significativo.

Probabilmente è una cosa rara nei festival, e non è detto che sia un pregio, ma gestendo un locale (la Latteria Molloy) mi sono accorto che si fa la differenza quando sei in grado di lavorare con chiunque, che sia qualcuno che stimi oppure assolutamente no, di cui hai ascoltato un disco per duemila anni di fila oppure che ti fa schifo addirittura. Se riesci a lavorare bene con entrambi ti rendi conto che sai fare le cose. Sul festival invece preferisco mantenere il sentimento e riuscire ad arrivare agli Wire ne è una conferma; un po’ come per un regista incontrare Lynch o per uno scrittore incontrare Calvino, a me fanno quell’effetto.

Per i TARM com’è andata?

Si tratta di una band che sono anni che vorrei fare (dal 2003 forse) e che a Brescia è sempre stata quasi esclusivo appannaggio di un circuito non mio (la festa di Radio Onda D’Urto). Erano troppo grossi per me, diciamo, non c’era competizione che tenesse. Quest’anno son riuscito a pigliarli e ne sono soddisfatto, c’è pure un bel rapporto di amicizia con loro. I pezzi si sono incastrati nel modo giusto, stavolta! La cosa più figa sarà vederli nella versione swing. Tu hai mai visto il Parco Castelli?

Purtroppo no. Dimmi!

Il palco è davvero pazzesco perché è tondo, di pietra e con una cupola sopra che quasi pare un’astronave. Credo sia uno dei pochi luoghi in cui un’orchestra del genere, di circa 25 elementi, riuscirà a stare.

Ci sarà anche una buona acustica, immagino.

Sì, e tutti dagli spalti riusciranno a vederli grazie alla conformazione dell’arena. Ovviamente quel giorno ci saranno problemi tecnici per l’eccessivo pubblico, contando che l’anno scorso alla festa della radio sono andati a vederli in più di cinquemila persone! (ride)

Come hai visto cambiare anche il pubblico nel corso degli anni? I Fast Animals sono un gruppo da super-giovani, gli Wire attirano un pubblico più maturo.

Questo ragionamento sul pubblico è una delle seghe mentali con cui passo la maggior parte del mio tempo (ride), gestendo un locale ti fai mille domande e non azzecchi mai la risposta. I FASK sono uno delle band più fighe del momento in Italia, secondo me, e anche se sono da ragazzini a me piacciono un sacco e li andranno a vedere sicuramente pure persone meno giovani. Sono forse meglio dei mostri sacri della musica italiana.

Gli Wire è vero, sono un gruppo da over 30, ma se il diciottenne musicista ha un po’ di testa viene a vederseli perché è andando ai concerti dei cosiddetti vecchietti che capisce quali strumenti usare, quale amplificatore per chitarra etc, ed è lì che svolta. Io non faccio quasi mai robe per ragazzini e tendo a portare ciò che mi piace di più, più vicino alla mia età, ma l’Arenasonica è sempre piena di ragazzi.

Che target potresti definire per la manifestazione?

Direi dai 18 ai 50, circa. C’è posto per tutti e tutti possono trovare qualcosa di figo sia nelle cose “da vecchi” che nelle cose “da giovani”.

Andando sul personale, quali sono stati i tuoi ultimi ascolti?

I miei ultimi ascolti sono imbarazzanti per la mia storia (ride). Scherzo! Ultimamente sto ascoltando un sacco di soul anni Sessanta e house Chicago/Detroit dei tardi anni Ottanta. I miei ascolti dipendono molto dalle letture del momento, nella mia vita. Ciò che ascolto per il semplice piacere mi arriva per un motivo: sto leggendo un libro di Peter Hook, bassista dei New Order e prima ancora dei Joy Division, che ha gestito uno dei locali più famosi al mondo, l’Hacienda di Manchester, e ha scritto un libro sul come NON gestire un club, dato che poi è fallito.

Appena l’ho visto ho pensato “Devo averlo!” e l’ho comprato. Hook è uno dei miei idoli ed essendo poi un libro solo in inglese, non tradotto in italiano, è abbastanza complessa la lettura, per cui ho deciso di prendere spunto dalle sue parole dal punto di vista musicale e di andare ad ascoltare ciò che girava nel suo club in quegli anni di gestione. Lui parlava appunto di soul e house e mi son messo a sentirli.

Bel binomio lettura-disco!

Sì, io cerco sempre di capire perché si tratta di una delle cose che mi interessa maggiormente nella vita. Capire.

Se volessi convincere i lettori a fare un salto all’Arenasonica 2015 cosa diresti?

Non possono mancare se non conoscono il festival perché è ormai al suo quindicesimo anno, è gratuito ed una realtà con dietro un sacco di passione e sbattimento finalizzati a creare qualcosa di figo- altrimenti sarebbe finito prima. I nomi in ballo possono pescare negli interessi di una larga quantità di persone. Ripeto, è gratuito, si può mangiare qualsiasi cosa a seconda dei gusti (vegetariano, vegano, onnivoro).

Il fatto che magari è ecosostenibile…

Esatto, tutto è compostabile. La vera figata del festival poi è che si svolge in un parco nel quale fa un fresco pazzesco e in estate è l’ideale. Persino i cagnolini assistono al festival con la lingua fuori e rilassati, perché si sta davvero bene nella location. Inoltre faremo una lotteria il cui intero ricavato andrà all’associazione Libera.

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