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Ariadineve: Percorsi di idee diventano realtà

Ci erano piaciuti gli Ariadineve, al loro debutto con un album dal titolo disimpegnato (“Buone Vacanze”) e che invece nascondeva parecchie venature sensibili che non si trovano di frequente nella musica attuale. Accessibilità e solarità: sì, c’erano. Ma la cura per ogni dettaglio, dalla scelta delle parole al timbro di un particolare strumento adoperato in quel particolare momento, la cura tipica per qualcosa che si ama, c’era anche quella. Sono idee molto belle ed attuali quelle che prendono forma in “Buone Vacanze”. E che diventano realtà. Come? Chiediamolo a Eleonora Tosca.

Ciao Eleonora e benvenuta in LoudVision. Questa è la prima intervista con noi, quindi è un’occasione per presentarsi ai nostri lettori. Non diciamo però “chi sono gli Aria Di Neve”; piuttosto, come stanno gli Aria Di Neve in questo momento, con il disco nei negozi e il feedback del nuovo, bellissimo singolo.
Stiamo bene, e siamo allo stesso tempo stupiti e grati. Il disco è stato accolto positivamente pressoché dovunque, la nostra musica sta raggiungendo sempre più persone e ai concerti vediamo estimatori venuti appositamente a vederci. Ci sentiamo già pronti a comporre materiale nuovo e motivati ad intraprendere un tour estivo dove speriamo di toccare quanti più posti possibili.

E a video come siamo messi? Mi sono appena connesso al vostro sito web e ho avuto un video in regalo…
È il video de “Lo Specchio”, il nostro secondo singolo. L’idea è quella di ringraziare le persone che vengono a trovarci mandandogli un link via mail privata, dove potranno scaricare il nostro ultimo video. È un’idea venuta dalla nostra direzione artistica, e speriamo sia una cosa gradita. Apparteniamo al circuito indipendente, dove denaro e risorse sono limitati, e per questo gli stimoli per tirare fuori il massimo con ciò che è a disposizione ci portano a mettere qualità, impegno e distintività in tutto quello che facciamo. Nel video di cui parli io ho curato personalmente tutta la parte dei costumi di scena. Il risultato è qualcosa di autenticamente nostro, e se il video è ancora quel linguaggio che un gruppo usa per comunicare la propria sensibilità individuale al pubblico che l’apprezza, questo è il nostro modo di donarla. È un piacere per noi, di condividere qualcosa di nostro con il pubblico.

La metafora del viaggio è cara a molti artisti: arricchirsi tramite l’esplorazione e l’incontro di realtà differenti da quelle abituali, al tema del viaggio interamente psicologico, trasfigurato nel mondo interno. Come vedi “Buone Vacanze”? È un’esperienza o un viaggio interiore?
È entrambe le cose. Potrebbe essere uno di quei dischi da mettere la prossima estate nel lettore dell’automobile, quando si esce dalla città per andare al mare. Ma c’è anche il viaggio interiore. Ogni canzone ha un immaginario, un tema ed un mondo suo. Mi piace pensare che in ognuna di queste si celi una storia da indagare, un viaggio, e che l’album nell’insieme sia come tutta una vacanza!

Colpisce davvero l’idea delle note di viaggio in fondo al booklet. In un’era in cui il web è importante solo se pubblichi qualcosa da te vagamente elaborato, se fai il tuo blog, se crei la tua pagina in network di sociabilità, grazie all’intera dimensione vintage dell’artwork si ritorna alle immagini reali ed autentiche del viaggio di un tempo. E ci si ricorda finalmente che il diario di viaggio lo si portava con sé, e non su un URL, e le annotazioni erano personali, intime e private. Che cosa spereresti che ci scrivesse il tuo ascoltatore? Che cosa ci scriveresti tu?
Io ci scriverei grazie. Un ringraziamento per come stiamo adesso, a chi ha lavorato con noi per la bellissima occasione di aver portato a termine qualcosa di importante ed un’esperienza indimenticabile. Grazie a chi sta ascoltando gli Ariadineve perché è partecipe con noi di un momento incredibilmente bello. Conosciamo il momento di difficoltà che il mondo della musica sta affrontando, perciò conosciamo la gratitudine per tutto quello che riusciamo ad avere.
Rivolgendo il pensiero a chi ha comprato il CD, le note a fondo pagina sono perché le persone parlino con le nostre canzoni e stabiliscano con “Buone Vacanze” un bel rapporto, come quello che si ha col proprio diario. Mi piace immaginare che le persone ci scrivano di getto suggestioni, idee, decisioni prese ascoltando i brani. Qualcosa di molto intimo però, che non diresti a nessun’altro.

Visto che di viaggio si parla, partiamo dal divertente e sorridente singolo “D’Estate”. Ti sei ispirata al rumore di campane in un giorno di festa, alla felicità delle persone che affollano più volentieri le strade nei giorni di sole e caldi. Non precisamente un’immagine milanese! A cosa stavate pensando?
Io e Fabio due anni fa ci trovavamo in un piccolo paese fuori Milano. Era più o meno in questo periodo dell’anno, e una mattina siamo rimasti sopraffatti dall’immagine del risveglio domenicale di quel posto: le note di sole, le persone che affollano il parco, le campane… sembrava quasi una scenografia retrò! Uscendo dal centro di Milano scopri che esistono ancora realtà legate ad un ritmo umano, in cui è possibile apprezzare ogni cosa e vivere bene. E quel giorno di domenica era come una “buona vacanza” per le persone che stavano lì.
[PAGEBREAK] In Autunno sei in stato di depressione aspettando che arrivi Natale?
No! Aspetto direttamente l’estate successiva. Odio il freddo e le giornate corte. Non hai idea di quanto stia bene pensando che tra poco è di nuovo estate.

Sveliamo la criptica poesia di “È Normale?”. Di cosa parla la canzone? Malattia o Emotività? Dentro un accadimento che ti coinvolge pienamente serve un dottore secondo te per recuperare il senso di giusto e normale?
Questo è il pezzo che Fabio ha scritto da solo, e parla di Emotività. Simula l’incontro con uno psicoterapeuta, ed è la canzone per quel momento particolare in cui realizzi che devi capire qualcosa di te stesso, ma da solo non possiedi gli strumenti per comprendere. Il camice bianco un po’ incute timore, un po’ rilassa anche; è quel lasciarsi andare mettendosi nelle mani di un altro. Comprendere ciò che la vita provoca, con il suo accadere psichico, nei confronti del proprio Io è anche quel percorso per cambiare e crescere insieme alla vita, senza mai però farsi portare via; senza perdere la centratura, la propria solidità. In questo senso la figura del dottore serve un po’ a ricordare dove sono le linee di confine dei concetti di ciò che è giusto e normale.

Ho interpretato “Lo Specchio” come la fotografia di un bellissimo rapporto sentimentale: specchiarsi nei reciproci sguardi (anche dell’animo) e la corrispondenza della centralità di un soggetto per l’altro. Poi mi sono soffermato su due dettagli: “Nasconditi”, “restare senza respiro” e le “di-stanze” quasi censurate. Ti va di raccontare come è nato e la particolarità di questo pezzo così emozionante?
Questo pezzo è stato scritto insieme a Paolo Benvegnù. In particolare il testo, che è stato ultimato proprio in fase finale della registrazione. È stato Paolo stesso a suggerirci di cambiarlo, cosa che abbiamo fatto in un’intera sessione di poesia in libertà nel semi-buio dello studio. Hai presente quando componi in scrittura automatica? Ecco, spiegare il testo di “Lo Specchio” sarebbe difficile tanto quanto estrarre i contenuti razionali da qualcosa che ti è nato dalla spontaneità più primitiva. Ti direi che la centralità della persona o della cosa che si ama fa parte del mio carattere, del mio modo di saper volere quella persona o quella cosa. Di fatto “Lo Specchio” riflette quel rapporto affettivo come tu lo hai anticipato ma non vuole affatto essere rivolto a un lui o una lei per forza. I dettagli che tu hai individuato, che dovrebbero in qualche modo mettere in luce dei contrasti, sono le ovvie difficoltà quando si prova un tipo di sentimento così forte. Ma anche qui, preferisco che sia la sensazione e la suggestione di chi ascolta a calzare questa canzone. Per noi è l’episodio più personale di tutto il disco, dove Paolo ci ha trasmesso quella capacità di bruciare, per illuminarci e riempire di luce. Per saper trasmettere. Ardere, forse è ancora più appropriato.

Le differenze sono spesso causa di scontri. C’è chi dice che gli scontri sono entro certi limiti un recupero di autenticità, e un’irrinunciabile espressione dell’identità. Tu cosa ne pensi?
Ovviamente dipende dal contesto e dalle situazioni. “Sentire” è una canzone che parla dello scrivere musica. Dei contrasti che nascono tra persone che portano le loro idee e la loro personalità allo scopo di creare qualcosa insieme, e quindi si parla anche di ferite. Spesso quando c’è tanto amore in quello che si fa, alcune conseguenze del vivere questa dimensione possono fare anche molto male. In parallelo è così anche in una coppia, che altri non è che un gruppo di due persone che mette insieme la propria capacità di vivere.

In “Lui E Penelope” si traduce la particolarità di un’attesa, nella filigrana del mito greco antico. Nei tuoi testi è ricorrente l’effetto del tempo, le difficoltà di resistere agli effetti degli accadimenti (“Il tempo è fermo siamo noi ad andare avanti”). Parli di girare vorticosamente, parli del vizio dell’abitudine e che ti senti bene vivendo lentamente. Cosa ne pensi di questa donna che è stata l’apologia della fedeltà e della costanza?
Sicuramente è una donna più forte di un individuo del nostro tempo. È una persona pura, capace di attendere per amore in modo incondizionato. Nella vita empirica però la maturità ci fa capire che bisogna averne, di condizioni. In particolar modo quando si ama. È il motivo per cui questo “Lui” e “Penelope” non si incontrano mai: la vita, o meglio ancora qualcosa che non ha nome, li porta lontani, li porta verso percorsi che non si incontrano, indipendentemente dalle loro volontà. E nonostante il forte desiderio, capiscono che questo è giusto. È questo il significato del pezzo.
[PAGEBREAK] Qual è la magia dell’inizio di ogni cosa per Eleonora?
È quel sapore che ha tutto quello che aspetti e di cui non sai ancora che sapore ha la fine. C’è una canzone di Niccolò Fabi che mi piace molto. Parla della bellezza di oggetti in uno stato particolare: La matita quando è ancora intera, il giorno prima della festa… “L’Inizio Di Ogni Cosa” trasmette più o meno di quest’attimo. Il momento prossimo all’inizio, quando stai per vivere un avvenimento di cui non conosci esattamente cosa ne sarà. La fine, al contrario, è il momento della tua separazione da quell’avvenimento, e come ogni separazione provoca dispiacere. Questo concetto è evidente nella chiosa un po’ fatalista.

Ariadineve, un nome foneticamente molto dolce, eppure freddo. Raccontami come è nato.
Io sono cresciuta con la musica cantautorale. Quindi anche con quella di Sergio Endrigo. Quando abbiamo avuto bisogno di dare un nome all’entità, al gruppo di persone che cominciava ad avere un certo numero di pezzi pronti, sono andata a ripescare dalle mie discografie questo nome, che sembrava calzare perfettamente l’atmosfera di quello che allora stavamo scrivendo. È un nome che ha anche qualcosa di femminile, è piaciuto a tutti e lo abbiamo adottato.

Come è stata l’accoglienza dal vivo? Che ricordi porti con te dei concerti fatti?
Per noi è una dimensione molto bella e stimolante e la risposta del pubblico è stata quanto di meglio ci potessimo aspettare. Il palco è l’ambiente in cui io mi trovo a mio agio come performer, e dove possiamo coinvolgere le persone attraverso qualcosa di più della musica. Quello che abbiamo fatto nel tour di “Buone Vacanze”, infatti, è stato trasferire le atmosfere del disco all’interno di uno spettacolo con piccoli siparietti teatrali e di danza. Così le suggestioni diventano anche visive davanti alla recitazione. La sensazione è che il concerto intrattiene meglio, perché varia oltre la semplice esecuzione dei pezzi di una scaletta, creando un contesto più forte.

Parliamo di come sono entrati nel mondo degli Aria Di Neve i due grandi nomi che hanno collaborato al vostro progetto: Paolo Benvegnù e Mauro Ermanno Giovanardi.
Ho conosciuto Paolo sul palco, ancora molti anni fa. Lui e Fabio sono rimasti amici e per lungo tempo c’è stato un costante contatto, reciproca stima per il modo di concepire la musica e di scriverla. Quando abbiamo avuto dei pezzi pronti è stato spontaneo andare da lui e chiedergli di produrci il disco. Mauro, invece, ci ha conosciuti convincendosi di venire a sentirci suonare, dopo averlo duramente inseguito su MySpace e praticamente costretto ad ascoltare i pezzi che avevamo pronti (Risate, ndr). Quando stavamo registrando “Buone Vacanze” gli abbiamo chiesto di fare l’altra voce principale de “Lo Specchio”; essendo lui un estimatore di Benvegnù ed apprezzando il nostro modo di comporre è stato felice di collaborare.

A questo punto non rimane che un grande in bocca al lupo… Volete dire qualcosa ai lettori?
Contiamo di arrivare a suonare in un posto vicino a voi la prossima estate. Ci vedremo lì. A presto!

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