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Arjen Lucassen: Il sogno di Prospero

Stravagante e geniale lo è di sicuro: basta guardare il nuovo video estratto da “Lost In The New Real”, “Pink Beatles In A Purple Zeppelin”, dove Lucassen canta fra i mulini a vento in una fantasmagoria di colori psichedelici (e una moltitudine di riferimenti alla storia del rock con cui è cresciuto). Oppure, al video di “Loser” in cui i musicisti si muovono in un paesaggio bucolico in stile corte dei miracoli, con tanto di mucche e pecorelle di sfondo.

Arjen Lucassen è un genio solitario che aborrisce la vita in tour e che, come il Prospero di Shakespeare, vive recluso a creare e sperimentare nei suoi Electric Castle Studios con pazienza certosina. Ma è anche un po’ il Cappellaio Matto, dato che in più di vent’anni di carriera ha invitato i vocalist più illustri del pianeta a cantare nei suoi incredibili tea parties.

Tanto riservato quanto amabile con i fan, ai quali risponde sempre sulla sua pagina Facebook e per i quali ha improvvisato un piccolo showcase all’aperto, fuori da un negozio di dischi, in occasione dell’uscita del suo nuovo album. E tuttavia, come il suo alter ego Mr. L, l’olandese volante s’interroga sulle conseguenze di un futuro ipertecnologico ormai non più sostenibile. Welcome to the machine(s).

Prima di tutto, da dove prende ispirazione un genio come te per comporre musica?
Ah, è difficile dirlo, perché se lo sapessi, avrei sempre l’ispirazione a portata di mano! (ride). Trovo ispirazione in molte cose, ad esempio facendo jogging: corro un giorno sì e uno no per quasi 10 km; poi, da un bel film, di solito western per scrivere le ballad, oppure prendo spunto ascoltando buona musica. Per me, fondamentalmente, ispirazione significa voglia di creare, e stare bene. Prendere la chitarra e farmi venire delle idee. Può venirti ad ogni ora del giorno, e la cosa schifosa è che non ti viene mai quando vorresti!

Per il tuo nuovo lavoro solista “Lost In The New Real” te la sei cavata completamente da solo, occupandoti di strumenti e voci. E hai detto ai fan su Facebook di approcciarsi con una mente aperta. Perché?
È vero, ho fatto tutto da solo, e ho consigliato ai fan di ascoltare “Lost In The New Real” con una mente aperta. Questo perché, se si aspettavano un album in stile Ayreon, sarebbero rimasti delusi. Con gli Ayreon avevo 70 diversi vocalist e una produzione esagerata a livello di strumenti: parti metal, prog, grandi arrangiamenti… era tutto molto epico. Invece in quest’album mi sono concentrato soprattutto sulle canzoni, che sono molto allegre: prendi ad esempio “Pink Beatles…”, “Doctor Slumber’s Eternity Home” e “When I’m 164″. Ma ci sono anche pezzi più oscuri, come “Parental Procreation Permit”. Ho cercato di mettere un po’ di tutto, ma poi ho pensato: “Oh, merda, gli amanti del metal, che apprezzavano “Star One” e hanno appena comprato il CD nuovo, penseranno: “Ah, guarda, è uscito l’album solista del metallaro di Star One” ma poi potrebbero rimanere delusi quando sentono le canzoni melodiche e i mandolini sul mio CD”. Ecco perché ho voluto avvisare i miei fan.

Ed è la prima volta che ti occupi delle parti vocali?
Sì, ed è stata una bella sfida, dato che non potevo più nascondermi dietro i grandi ospiti con cui avevo sempre lavorato (ride). Ho lavorato con i più grandi cantanti al mondo, e per far sì che la gente non pensasse: “Ah, è facile avere successo quando hai sull’album tanti ospiti famosi”. Allora ho pensato che magari avrei potuto cavarmela da solo, e così è stato. Forse è stato un progetto di un egocentrico che aveva bisogno di dimostrare qualcosa. Cerco sempre delle sfide nuove e questa è stata quella finale: riesco a rendere l’album interessante anche senza l’apporto di tanti cantanti famosi?

E credo tu ci sia riuscito perfettamente, anche perché la tua voce è molto interessante e piacevole.
È stato però fantastico lavorare con tutti i grandi cantanti con cui sono cresciuto: prendi Bruce Dickinson, di cui sono stato fan fin dai tempi dei Samson, prima che fondasse gli Iron Maiden. O il cantante degli Hawkwind (Dave Brock), James LaBrie, o Mikael Akerfeldt, per farti solo degli esempi. E averli nel mio studio a cantare le mie canzoni è stato il complimento migliore.

E qual è quello con cui ti sei trovato meglio a lavorare? Di cui hai preferito la performance?
Ovviamente, come dicevo prima, la cosa migliore è stata suonare con vocalist che ascoltavo io stesso, e con i quali sono cresciuto. A parte questo, molti mi chiedono quale mi sia piaciuto di più, con quale mi sia trovato meglio, ecc. ma, onestamente, sono orgoglioso di tutti loro. Sia che siano nomi famosissimi, come Dickinson o LaBrie, o voci quasi sconosciute, come Wilmer Rablook, che ha fatto i cori nel mio album solista e che è assolutamente un talento inedito. Quindi, mi sono divertito a lavorare con tutti, e non riesco davvero a sceglierne uno solo. Ho lavorato con un centinaio di cantanti diversi e sono davvero orgoglioso di ognuno di loro.

Rispetto agli album degli Ayreon, hai cambiato qualcosa nel tuo approccio al songwriting di “Lost In The New Real”?

Hmm, penso di sì. Stavolta ho cercato di comporre delle canzoni orecchiabili e brevi, che di solito ho rifiutato di fare. Una famosa recensione ha paragonato la mia musica all’Empire State Building, perché sale e non si ferma mai, è una costruzione monumentale! (ride). Invece, stavolta mi sono ripromesso di scrivere pezzi che non durassero in media più di 3 minuti e mezzo, con dei cori che si potessero cantare; mi sono chiesto: “Sono in grado di farlo o riesco solo a creare musica metal complessa, con voci sovrapposte all’infinito, o prog complicato? Riesco a fare anche qualcosa di più semplice, con melodie orecchiabili e piacevoli da ascoltare?” Ecco qual era la mia sfida. Infine, credo che questo album si possa paragonare alle canzoni che canto nei CD degli Ayreon, se cerchiamo un termine di comparazione.
[PAGEBREAK] Sì, e personalmente trovo delle somiglianze con “The Human Equation”.
Esatto, è proprio quello che volevo dire: ci sono degli elementi in comune con le parti che canto su quell’ album.

Qualche volta riesci a dormire? Visti tutti i tuoi progetti!
Ahah! Sembra di no, vero? In realtà non sono lavoro-dipendente: è vero che non conosco weekend né vacanze, ma non lavoro più di 5/6 ore al giorno.
Il motivo per cui sono così creativo e produttivo è perché non suono dal vivo. L’esperienza live richiede una lunghissima preparazione: le prove con i musicisti, i viaggi in tour bus, le notti in albergo e le lunghe attese, i dettagli tecnici… L’ho fatto per 15 anni e so quanto tempo richiede, e io ora non ce l’ho. Ok, non ho figli né una famiglia a cui badare, e non ho di certo una vita sociale attiva… praticamente non ho amici! A parte gli scherzi, ho molto tempo libero.

Però sai che i fan aspettano con ansia di vederti dal vivo… insomma, se l’hanno fatto gli Shadow Gallery, puoi farlo anche tu, no?

Ho provato due volte l’ esperienza live: la prima volta e’stato circa dieci anni fa, quando ho fatto 8 date con gli Star One (nel 2002), suonando anche molto materiale degli Ayreon. Quindi il tour era in realtà Star One featuring Ayreon. Poi, sei anni fa ho suonato un paio di date con Streams Of Passion, e anche in quell’occasione la scaletta comprendeva molti pezzi degli Ayreon. Però credimi, la vita in tour non fa per me. Anzi, è un vero incubo! Hai presente la canzone “Social Recluse” sul mio solista? Ecco, quello sono io. Preferisco stare a casa in pace a comporre, non mi sento a mio agio sul palco, con tante persone, cavi dappertutto… mi vedo più come un compositore e produttore che come musicista.

Comunque la speranza c’è sempre! Tornando a “LitNR”, si percepisce una sfumatura, peraltro non troppo celata, di Pink Floyd: sei d’accordo? E quanto ti ha dato la loro musica?
Si, sono perfettamente d’accordo ed è inutile negarlo. Sono stato molto influenzato da loro, come vedi anche dal titolo “Pink Beatles In A Purple Zeppelin”. Ho apprezzato e preso ispirazione da tutti i loro periodi: adoro gli anni ’60 con “Piper At The Gates Of Dawn” e Syd Barrett, poi la fase con Roger Waters di “Dark Side Of The Moon”, “The Wall” e “Meddle”, da non dimenticare. Ma mi piace molto anche l’incarnazione con David Gilmour di “The Division Bell”; li amo perché la musica è di grande atmosfera e scorre via da sola. Credo che mi piacciano tanto perché, in un certo senso, sono dei musicisti che conoscono bene i loro limiti: Gilmour non è un mostro alla chitarra, o non ha la voce di Dio, Waters non è un bassista eccezionale come Geddy Lee, e devono dare il massimo per suonare bene.

Indubbiamente allora “Pink Beatles…” è un omaggio a queste grandi formazioni.

Sì sì. Spesso nelle interviste si legge di band che sono state palesemente influenzate dai Pink, mentre loro affermano il contrario. E ti viene da pensare “Cazzo ma si sente benissimo!”. Io non ho voluto imitarli né riscriverli, ma onestamente mi hanno influenzato molto.

C’è un’altra canzone che colpisce, sia per il titolo (“Where Pigs Fly”) che per l’intro folk alla Blackmore’s Night: anche questo un omaggio voluto?

Blackmore’s Night affonda le radici nella musica folk degli anni ’60 e in Mike Oldfield, mentre le mie influenze arrivano più lontano, ai Fairport Convention.
il testo invece parla di una specie di scherzo, che mi è venuto in mente guardando un documentario in tv: si parlava di 11 dimensioni, tutte collegate fra loro, per cui ciò che facciamo in una realtà si riflette sulle altre.
Quindi ho immaginato cosa sarebbe successo se queste realtà si confondessero o fossero capovolte: Hendrix sarebbe stato un flautista invece del più grande chitarrista rock, e Madonna una vergine invece di… be’ quello che sappiamo noi (ride).
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E tu come ti vedi se la realtà fosse al contrario?

Hmmm, vediamo… sarei basso, con i capelli molto corti e forse lavorerei in banca. Ma non ti preoccupare non ho intenzione di farmi tagliare i capelli, sono sacri per me! Poi ho visto le schifezze che hanno scritto certe band, come i Cream, dopo il nuovo look, quindi me ne guardo bene! (ride).

In “Lost in a… ” hai voluto Rutger Hauer come narratore del concept: come vi siete incontrati? e perché hai scelto lui?

Sono sempre stato un grandissimo fan di Hauer, fin da quando avevo 10 anni e lo vedevo in una serie TV olandese. Poi ha avuto un successo mondiale con “Lady Hawke” e con “Blade Runner”, che e’ il mio film di fantascienza preferito in assoluto. Dato che il mio concept ha delle tematiche comuni al film, come la confusione fra ciò che è reale e artificiale, ho subito pensato a lui. Ho mandato un’email al suo sito e, con mia enorme sorpresa, mi ha risposto, dicendo che il progetto gli sembrava interessante e che voleva ascoltare la musica e vedere i testi. E così si è realizzato il mio sogno: dopo poco tempo ero su skype a parlare con il mio idolo, balbettando e sudando come un maiale per l’emozione.

Wow, proprio come me adesso!

(ride) sì ma almeno tu, adesso, riesci a parlare! Io bofonchiavo in modo incomprensibile. Comunque ce l’abbiamo fatta!

Spesso nelle tue canzoni parli delle conseguenze dell’uso irrazionale della tecnologia, e lo fai in termini cupi e pessimistici. È questa la tua visione del futuro?

Sono piuttosto ironico a riguardo: sono cresciuto negli anni ’60 e ’70, quando praticamente i computer non esistevano,.quindi so cosa vuol dire farne a meno. Ho visto quanto le cose sono cambiate e anche in modo estremo. Ad esempio, il semplice fatto di comprare un CD: io andavo in negozio, lo ascoltavo e poi lo compravo. Facevo di tutto per guadagnarmi i soldi per averlo, poi lo consumavo nell’ascolto, e sapevo i testi a memoria. Attendevo l’uscita dell’album con ansia… era una cosa magica. Ora quella magia se n’è andata, come canto in “E-Police”. Mi mancano molte cose di quel periodo, ma non sono contrario alla tecnologia, almeno finché sono io a controllarla e non accade il contrario. Purtroppo, è quello che di sta verificando in questi anni. Fa paura, ma se la prendiamo con il giusto equilibrio, possiamo trarne vantaggi. Solo che, negli ultimi 30 anni, siamo arrivati al punto in cui i computer sono più intelligenti di noi, e per evitarlo dobbiamo adottare misure drastiche, che comunque non sono mai giuste, dato che la tecnologia aiuta milioni di persone. Questo è poi l’argomento del concept: le misure drastiche che credo dovremmo adottare nell’immediato futuro.

Infatti, pensa al modo in cui gli smartphones hanno quasi sostituito i portatili…

Esatto, le cose stanno diventando sempre più veloci e più semplici. E quando qualcosa diventa troppo facile, si perde gran parte del divertimento.
Però non sono contrario alla tecnologia….forse la mia visione sembra più pessimista di quanto lo sia in realtà. Credo che, se entri gradualmente a contatto con le innovazioni, alla non ci sono traumi. Ma pensa al protagonista dell’album, Mr. L, che viene catapultato in un mondo totalmente diverso e sconosciuto, dopo aver dormito qualche secolo in criogenesi.

Pensi che il futuro possa essere cambiato partendo dal presente o dal passato?
Credo che possiamo fare ancora molto per migliorare il futuro e che siamo ancora in tempo. Ma dobbiamo agire in fretta e prendere azioni estreme. Ad esempio, per fermare il download illegale, cosa che farà arrabbiare molti ma che deve essere fatto. Oppure ciò che accade in Cina, dove sei obbligato ad avere solo un figlio, cosa impensabile fino a 40/50 anni fa. Ma se devi fare cambiamenti radicali, allora sono necessarie misure drastiche.

Come, ad esempio, vincere il tuo odio atavico per i tour e fare qualche data live in giro per l’Europa….

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