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Un’opera che supera qualsiasi aspettativa

Quando la tecnica strumentale permette di fare qualsiasi cosa venga in mente; quando la mente è talmente lucida da riuscire a strutturare tutte le emozioni che passano per il cuore; quando il cuore è talmente potente da pompare sangue a volontà a tutti i muscoli del corpo; quando i muscoli sono reattivi e pronti ad eseguire mirabolanti evoluzioni strumentali, è in quel momento che nasce “Burn The Sun”. È in quel momento che nasce uno degli album più clamorosamente spettacolari degli ultimi anni, una di quelle opere destinate a rimanere uniche gemme nella discografia di una band che non può ripetersi, così come non può essere raggiunta dalle altre. È in quel momento che, finalmente, si riesce a capire veramente a cosa valga la tecnica strumentale e a cosa possa portare se supportata da un’altrettanto straordinaria vena compositiva. È in quel momento che una rivelazione come Jorn Lande si accomoda sulle spalle di una decina di vecchie glorie del microfono e si impone come unico dominatore della scena, capace di straziare, carezzare, impressionare e sorprendere a seconda del caso, comunque sempre sopra le righe grazie alla sua carezzevole visceralità. Se per Lande ancora si può in qualche modo parlare di rivelazione, il resto della lineup stellare degli Ark non lo permette: Tore Østby, John Macaluso, Randy Coven e Mats Olausson non fanno altro che offrire una delle eccezionali prove per cui sono già noti. Come compositori, i primi due si affiancano al singer norvegese nel firmare pezzi indimenticabili come “Torn”, “Absolute Zero”, “Just A Little” e “Missing You”, forse a torto citati in un set che non ha punti deboli, tra atmosfere naturistiche, connesse anche al look della band, e spaziali, assolutamente eccellenti nella loro rappresentazione del vuoto cosmico; tra distese suggestioni orientali, assolutamente coinvolgenti, e tirate esplosioni tecnico-strumentali che suscitano silente ammirazione. In ogni caso, sono talmente tante le spezie che insaporiscono un piatto preparato con cura e abilità fuori dal comunque, che ciascuno è libero, anzi è invitato, a scovarvi i propri sapori prediletti, in una ricerca da cui non ci si dovrebbe esimere.

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