Home > Recensioni > Arnault Cuisinier: Fervent

Gradisce un po’ di sperimentazione a cena?

Il quartetto francese presenta un album di un certo impegno e spessore in cui l’ingrediente caratteristico è la sperimentazione. Basato sulla contrapposizione di armonie e dissonanze, dimostra come gli stessi elementi possano creare una cosa ed anche il suo esatto opposto (“Akira”); o come le voci degli strumenti, all’inizio uniti in un solo canto, possano improvvisamente dividersi e iniziare ognuno un proprio discorso che si sovrappone e si confonde a quello delle altre voci (“Ardent”).

Sapori e accostamenti fuori dagli schemi ma con basi solide date dalla formazione classica dello “chef” Cuisinier, formazione che si percepisce e pervade il tutto rendendolo omogeneo.

Non è di sicuro un album easy listening. Ascoltando alcuni brani vengono in mente le scene del film in cui Alberto Sordi e la moglie sono costretti dal figlio ad assistere ad un concerto di musica contemporanea. Tragedia. O tragi-commedia. Dipende dai punti di vista. Musica per pochi eletti. Già, perché quello che sovrasta il tutto è la forte componente della formazione classica, che rende “Fervent” un album dal suono pulito e curato (nonostante si senta anche la componente jazz).

Pro

Contro

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