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Arriva la Befana!

Nome: Vera Elizabeth Cosgrove, detta “Mamma”. Gli sceneggiatori anglofoni hanno questa idea strana che il nome “Vera” possa essere appioppato solo a vecchie antipatiche, dalla zia di Barbara Stanwyck in “Il Romanzo Di Thelma Jordon” a quella di Michael J. Fox in “Il Segreto Del Mio Successo”. Quella di cui parliamo è però la più bastardona di tutte, per cui d’ora in poi la chiameremo Mamma.

Chi gliel’ha dato: quello vero gliel’han dato forse le suore dell’istituto di carità dove questa arpia, già stronza da piccina, è stata probabilmente abbandonata. “Mamma” invece è come la chiama suo figlio Lionel. Eh, che fantasia.

È colpa degli americani? Poiché Mamma compare in “Splatters – Gli Schizzacervelli” di Peter Jackson (prima che si fottesse la cabeza con Tolkien), si sarebbe tentati di dire che sia colpa dei neozelandesi, quindi andando a ritroso è colpa degli inglesi e degli olandesi. Ma di sicuro c’è lo zampino dello zio Sam. Forse smembrato da uno zombie di passaggio.

Altezza: all’inizio normale. Poi, mentre spia Lionel che passeggia per lo zoo con la morosina, viene morsa da una scimmia-ratto a cui, per tutta risposta, sfonda la testa. Capito che elemento? Comunque il morso zombifica Mamma e il figliolo la chiude in cantina. Un giorno che sente un po’ troppo casino di sopra beve una specie di Red Bull per animali lasciata lì dall’incauto Lionel, s’incazza come nell’immortale canzone degli 883 e diventa circa 6 metri, compreso il nuovo collo da giraffa, cranio da coccodrillo, zampe da gallina un po’ troppo ruspante. Bisogna dire che Mamma conserva una qualche armonia nelle proporzioni, infatti monta un fisichino da Venere paleolitica che la rende, dopotutto, ancora scopabile.

Filmografia essenziale: “Splatters – Gli Schizzacervelli” e basta. Ma ci piace pensare che Mamma abiti gli incubi più remoti ed inconfessabili di ogni bambino.

Vittime preferite: tutti quegli imbecilli riuniti a casa sua per fare festa ignari del truce destino che li attende – e fin qui va bene. La dolce infermiera McTavish, che ha curato la vecchia Mamma per anni e ne ha sopportato il caratteraccio – e qui non va bene. Lo zio Les, uno col parrucchino pirla che pensa da pirla con la faccia da pirla come nell’immortale canzone di Charlie – e qui va benissimo. Tutti zombificati allegramente nella magione di famiglia.

Mossa preferita: il parto al contrario, ovvero fagocitare il figlio adulto in un ventre enorme. Scena da psicanalisi.

Come si sconfigge: dall’interno, come ogni nemico; ovvero squarciandole il ventre e rinascendo. Altra scena da psicanalisi. Oh ma che filmone!

Ricorda una figa? Ce l’ha, anche se non si vede. Non deve averne fatto molto uso, però, giusto il necessario. Da cui il caratteraccio.

Lo compreresti? No. Di Mamma ce ne è una sola. Se la seconda è questa, meglio girare al largo.

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