Home > Rubriche > Eventi > Aruba Film Festival: Chi ben comincia

Aruba Film Festival: Chi ben comincia

La location, di primo acchito, vista al mattino nel pigro sciamare dei pochi astanti, lascia perplessi: una piazza di recente fattura, simile a un piccolo mall di periferia, tinto di toni caraibici, chioschi che vendono candide vesti di lino o cotone, bar che offrono refrescos e quant’altro.

E invece, nel veder crescere, letteralmente, l’ambiente che è in procinto di ospitare il red carpet, si intuisce che c’è una certa magia colorata, al Paseo Herencia, il centro nevralgico del Festival di Aruba. Anche nella pazienza ordinata – e fiaccata, giocoforza, dalle temperature implacabili – nell’aura di curiosa novità che continua a permeare l’atmosfera. Si respira ancora l’aria trepida e un po’ incerta della prima volta, e lo si legge soprattutto sui volti cordiali, a volte smarriti, sempre giovani e molto disponibili, dei tantissimi lavoratori volontari che contribuiscono alla messa in scena di questa manifestazione.

Cala la sera, e nell’afa squarciata a tratti da una brezza che si fa lentamente più ostinata, l’elettricità sale. E sfocia sommessa ma palpabile nel momento dell’inaugurazione. Niente folle inferocite, niente cortei di fan in delirio, ma tanta gente appassionatamente curiosa, a incorniciare il tappeto rosso dove con molta disinvoltura, e con un’attitudine gradevolmente scevra di inutili ingessature (insomma, ufficiale non significa necessariamente algido, o intangibile), hanno sfilato molti dei graditi ospiti di questa edizione del festival, introdotti da una breve performance musicale.
Kim Cattrall, star assoluta – e richiestissima – del tappeto rosso, ha chiuso un incipit in cui sotto la luce dei riflettori, nella parole del direttore Claudio Masenza, è stato giusto porre proprio il pubblico, numeroso, composto e vivacemente interessato, oltre ovviamente alle molte persone coinvolte nel complesso processo di realizzazione e, come è naturale che sia, i protagonisti squisitamente cinematografici.

E piacevolmente, va detto, la cerimonia è stata sobria, sintetica, scevra di inutili orpelli volti a calcare, come se ce ne fosse bisogno, il glamour. L’idea, infatti, è quella di trovarsi di fronte a un festival profondamente vero, ancora carico di “incertezze giovanili”, ma vitale e profondamente accogliente. Cosa non certo da poco. Poi, chiuso il momento dei convenevoli, è toccato al cinema in sé, dire la sua. E siamo sulla stessa falsariga, con un film americano ma di stampo sottilmente europeo, intrigante e inventivo, ancorché grezzo, e di chiara vocazione indipendente, come “Meet Monica Velour“, una sorta di viaggio incrociato tra due diverse transizioni che si incrociano – l’adolescenza del protagonista che se ne va, per trasformarsi avventurosamente in maturità, e la maturità della citata Kattrall (qui una ex star dell’erotico, una sorta di “The Wrestler” del porno), che arriva a compimento sull’orizzonte dello sfiorire.

Convincente la prova di Kim Cattrall, coraggiosa nel mettere in gioco una fisicità dolente e resa goffa dagli anni che passano implacabili, alla ricerca di una riscoperta di ciò non è (solo) corporeo, specialmente nell’io femminile, commovente, a tratti, la storia, qualche evidente pecca di didascalismo e una narrazione a volte scolastica – il tratto “americano”, a volte, emerge a sproposito: questo è il film. Ma se il buongiorno si vede dal mattino, non si può certo dire che il festival sia partito con la marcia sbagliata – ed ennesima prova di questo è il cocktail serale, misurato, piacevole e carico di un sorprendente afflato di familiarità.

E da oggi, si entra nel vivo.

Scroll To Top