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Aruba Film Festival: Tocco italiano

Quando si dice “le sorprese non finiscono mai”. Provateci voi, a mettere in piedi un film – anzi, un’opera prima – nato per essere una commedia sostanzialmente low budget, costruita attorno a un cast di veri amici, nonché colleghi da almeno un decennio, e finire, nell’ordine, con un clamoroso botto al botteghino, critiche unanimemente positive (rarità assoluta, specie quando si tratta di commedie italiane), un David di Donatello alla protagonista, e infine l’approdo ad un festival internazionale corredato da fragorose risa in sala, e l’onore di avere tra il pubblico (occhio: senza nessun obbligo di ufficialità!) Michael Kaplan e Kim Cattrall.

Daje, porcoddue, per citare il film. Quale film, a proposito? Ovviamente “Nessuno Mi Può Giudicare“, evento della serata di questo secondo giorno di festival, apripista della spedizione italiana, che è proseguita subito dopo con “Ciao”, scritto e interpretato da Alessandro Calza, poliedrico artista dalla penna inquieta qui al suo primo lungometraggio.

E dire che la curiosità, anzi: i dubbi, alla vigilia, non mancavano, vuoi per la caratterizzazione locale di molti riferimenti comici, vuoi per le molte battute in romanesco. Eppure, pare che l’ironica delicatezza di Massimiliano Bruno e del suo variopinto cast abbiano trovato codici espressivi internazionali – abbiamo capito, ad esempio, che la maschera comica di Valerio Aprea funziona ovunque, anche silente – e che in fondo una buona storia può essere universale, a prescindere da tempi, colori, rimandi satirici. Chiedere, per delucidazioni, a Paola Cortellesi e Lucia Ocone, presenti in sala e omaggiate da un calore sincero, cui hanno saputo ricambiare con squisita spontaneità.

E se questa è la nuova via del cinema italiano, ha rimarcato qualcuno tra il pubblico a film finito, beh, ben venga!

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