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Ascolta le nostre proposte, HOLLYWOOD!

Questa puntata di Compilation comincia da dove non si dovrebbe mai cominciare: da un’apologia.
Chiediamo scusa. Avevamo promesso una puntata sui nani. Tempo fa ne avevamo anche promessa una sui mostroni. E INVECE!


Sopra: l’autore di questo articolo subito dopo essersi reso conto di non aver mantenuto le promesse. L’autoscatto verrà pubblicato su Twitter e rilanciato sulla colonnina destra di Repubblica.it, a fianco delle foto maispeis-stail di Charlize Theron e Megan Fox.

E invece non abbiamo né nani né mostroni, nemmeno questa volta. Né nani mostroni, né mostroni nani, tra l’altro.

Il punto è che tra tre giorni esce anche in Italia The Road, film di John Hillcoat tratto dall’omonimo romanzo di Cormac McCarthy, il quale – nel remoto caso in cui non lo sapeste – è il più grande scrittore vivente.


Nonché un uomo molto incazzato.

Il libro racconta lo struggente e solitario viaggio di un padre e un figlio in un mondo devastato da una non meglio precisata apocalisse, in cerca di un barlume di speranza tra il monotono grigiore di un infinito giorno senza sole.
Il film è esattamente così, solo che in più c’è la fregna.
E le sparatorie.
E QUESTO NON VA BENE!

Non che la fregna non vada bene in generale, né che le sparatorie siano una brutta cosa. Ma The Road doveva essere una lenta, inesorabile epica del dolore e della desolazione, un film sperimentale di tre ore girato da un regista russo ottantenne al suo primo film in carriera, morto suicida durante il montaggio, non una nuova versione di Mad Max con Aragorn a tenere in piedi la baracca.
E pensate che il film non l’abbiamo ancora visto! Figuratevi quando sì!

Ecco perché abbiamo pensato di rivolgerci all’Hollywood per suggerirgli una serie di libri che vanno necessariamente trasformati in film, e di raccomandare anche qualche nome che potrebbe prendere all’uopo in mano la macchina da presa. Ecco perché non ci sono i nani né i mostroni. Lo facciamo per LA CULTURA, amici. LA CULTURA.


Sopra: LA CULTURA.
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Il libro

Mucho Mojo (Joe R. Lansdale, 1994), la storia di un poliziotto negro omosessuale e del suo assolutamentenoninsensosessuale compagno bianco, il quale, pur di scoparsi un’avvocatessa negra, si fa coinvolgere in una storia di eredità, magia nera, deserto, pedopornografia, preti che toccano i bambini, pugili incazzati e sparatorie.


Sopra: tipo così, ma non ci si può giocare ed è diverso. Però
Red Dead Redemption è bellissimo! Compratelo!

Perché è necessario trasformarlo in film
Perché ci sono di mezzo tutte quelle cose scritte sopra e in più incendi, scazzottate e anche un po’ di fregna, che non fa mai male a meno che non la si affianchi a Viggo Mortensen.


«E io che speravo di averti insegnato qualcosa!»

Chi lo girerà?
Leggete la trama scritta sopra. Praticamente è la versione stupida di No Country For Old Men. Chi ha girato la splendida trasposizione cinematografica di quel libro?


«Io?»

Gli stessi che hanno diretto un film stupido ambientato nel deserto con George Clooney che canta Man Of Constant Sorrow. In sostanza due tizi che se ne intendono di deserto, West, stupidità, sparatorie, scazzottate e, sospettiamo, anche preti pedofili.


«Ehm, veramente saremmo ebrei»
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Il libro
Trilogia della città di K (Agota Kristof, 1998). Probabilmente pochi di voi l’hanno letto (STRONZI), ma trattasi di uno dei libri più belli degli ultimi vent’anni. Racconta di due gemelli che stanno male, che poi c’è la guerra e loro si scopano una ragazzina cenciosa e imparano a sopportare il dolore e la nonna che li vessa. Solo che poi diventano adulti e fanno cose e c’è ancora più guerra e non si capisce granché perché c’è un mistero misterioso, fatto sta che alla fine stanno tutti male.


Sopra: tipo così.

Perché è necessario trasformarlo in film
Perché il primo libro della trilogia è lento, crudele, tagliente nonché un po’ lancinante, e costruisce un’ambientazione perfetta ed efficacissima per l’azione che segue nei due libri successivi, stilisticamente molto differenti dal primo, ricolmi di mindfuck a sufficienza da tenere incollati alla pagina, ricchi di spunti visivi, insomma libri che gridano a gran voce «RAPPRESENTAMI SU SCHERMO! RAPPRESENTAMI SU SCHERMO!».


Non la sentite anche voi questa voce?

Chi lo girerà?
INIZIALMENTE! Si era pensato di chiamare Christopher Nolan, esperto di mindfuck, elegante nella rappresentazione del disaGGio umano e maestro di luci e ombre – metaforiche e non.
Poi a uno dei nostri consulenti è capitato sott’occhio questo passaggio:

Scriveremo: «Noi mangiamo molte noci», e non: «Amiano le noci», perché il verbo «amare» non è un verbo sicuro, manca di precisione e di obiettività.

E poi quest’altro:

«Sì, Nonna, voi siete buona, molto buona. Infatti è per bontà che ci cuocerete un pollo tutte le domeniche». Quando si è calmata le diciamo ancora: «Quando ci sarà qualcosa da uccidere, vogliamo essere chiamati. Lo faremo noi». Dice: «Vi piace molto, eh?». «No, Nonna, a dire il vero non ci piace per niente. È per questo che dobbiamo abituarci».

E tutto il mondo è diventato orrendo e in bianco e nero e al nostro consulente è venuto da piangere e gli è venuto in mente questo:


MANDATELO VIA STO MALE.

E quindi abbiamo deciso che Michael Haneke, regista austriaco famoso per fare un male cane ai suoi spettatori, girerà questo film.

Immaginatevelo.


E ora tiratevi su di morale, PER DIO.
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Il libro

Il signore delle mosche (William Golding, 1954), la storia di un gruppo di salsicce molto minorenni il cui aereo cade su un’isola deserta. Dette salsicce, per sopravvivere, si organizzano in una rudimentale forma di società che, altrettanto rudimentalmente, va a puttane nel giro di poco tempo. Alla fine c’è un sacco di sangue.

Perché è necessario trasformarlo in film
Perché l’idea di base è fenomenale, ma nel libro è sviluppata DI MERDA.


«EH?!»

Sì, cazzo, diciamolo: Il signore delle mosche è BRUTTO, i personaggi sono di cartone, succedono relativamente poche cose interessanti e ci sono un sacco di altri difetti gravissimi che non esporremo perché significherebbe dare un tono troppo serio a questa rubrica.


«Mmm, sperequazione»

Un film tratto dal libro (che peraltro esiste già) potrebbe migliorare la trama aggiungendo più animali carnivori e cattivissimi, più violenza, meno menate e magari, perché no?, un po’ di fregna.

Chi lo girerà?
Isola deserta. Aereo che cade. Sopravvivenza. Misteri dell’isola.
Sì, stiamo guardando proprio te, J.J. Abrams. Prendi in mano questo canovaccio mal sviluppato e trasformarlo in un delirio a base di mostri di fumo, dimensioni parallele, orsi polari e magari, chessò, Evangeline Lilly.


Sopra: preadolescenti arrapati e lei. Film del secolo.
[PAGEBREAK] Bonus track.
Il libro

Il condominio (James Graham Ballard, 1975). Il legame con Il signore delle mosche? Il condominio parla di un grattacielo di quaranta piani, una città-stato dotata di appartamenti, scuole, supermercati, piscine, abitato da famiglie facoltose e affermati professionisti che, in seguito alle pressioni interne della claustrofobica vita comunitaria, SPACCANO TUTTO.

Perché è necessario trasformarlo in film
Perché è un’esplorazione degli abissi sociologici nei quali l’umanità è propensa a tuffarsi non appena viene a mancare un basilare sistema di controllo e ordine pubblico, a base di violenza insensata, degenero architettonico, decadenza morale ed enormi appartamenti di extralusso. La storia è perfetta per una sua drammatizzazione su schermo, i personaggi anche, e poi c’è una tale quantità di sesso, sangue e perversione che Tipper Gore piange bile ogni volta che ci pensa.


Sopra: con quel cognome.

Chi lo girerà?
Sappiamo a chi state pensando: un qualche giallonese malato di mente.
E INVECE NO!
Noi proponiamo Vincenzo Natali, regista di quel capolavoro che è The Cube (1997), film di claustroscienza ambientato in un cubo e girato tutto in una singola stanza. Nel 1997, Natali aveva a disposizione due lire, una graffetta e della gomma da masticare per girare il film, eppure ha ottenuto qualcosa di sublime.


«E senza il mio aiuto!»

Immaginate se gli si fornissero soldi, un intero condominio, e poi altri soldi.

UPDATE! Grazie ai nostri potenti mezzi, scopriamo ora che il signor Natali girerà presto il film tratto da Neuromante di William Gibson.
Ora leggete l’articolo fino in fondo, e considerate che quanto scritto sopra è stato concepito PRIMA della lettura dello stesso.


«GENIO! ARTISTA!»
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Il libro

World War Z (Max Brooks, 2006), strepitoso romanzo corale – strutturato e narrato come fosse un reportage di guerra – che narra la lotta dell’uomo contro il suo più pericoloso predatore.


Sopra: tipo loro, però in realtà sono zombie.

Perché è necessario trasformarlo in film
Perché ogni racconto è autoconsistente ma si inserisce in una cornice più ampia, che se osservata da lontano fa lo stesso effetto di un quadro puntinista: compone un affresco coerente e realistico di una realtà multisfaccettata e affascinante da scoprire nei minimi dettagli.


E ci si ricavano anche delle splendide coperte!

Ecco perché World War Z è l’ideale sceneggiatura per un film a episodi.

Chi lo girerà?
Già che siamo in ballo, balliamo: ogni episodio sarà affidato a un regista diverso. Coinvolgeremo i maggiori esperti di morti viventi al mondo: George Romero, Lucio Fulci, Sam Raimi, Tom Savini, Wes Craven e Peter Jackson, oltre a un qualche cinogiappese pazzo di quelli che fanno i film bizzarri con gli zombie tipo questo. E visto che nel libro compaiono anche (tra gli altri) Michael Stipe e Paris Hilton, chiameremo anche loro.


E già che ci siamo, ho sempre sognato di avere un pony.
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Il libro

La notte del drive-in (Joe R. Lansdale, 1988), la storia di quattro ragazzi che si recano a una nottata horror in un drive-in texano, poi arriva una cometa rossa ghignante che fa sparire il mondo fuori dal drive-in, la gente comincia a mangiare solo pop-corn e bere Coca Cola e sbrocca, dopodiché arriva il Re del Popcorn, ci sono crocifissioni, cannibalismo, tentacolute divinità amanti dei film di serie Z, sesso, tirannosauri e gente che viene sepolta con il cazzo in tasca.


«Modestamente»

Perché è necessario trasformarlo in film
Perché è un libro che parla di film di serie Z, è strutturato come un film di serie Z, cita film di serie Z, è una riflessione sul ruolo sociologico dei film di serie Z, e soprattutto è pieno di bizzarrìe di serie Z, sangue, tette e dinosauri.
Traduzione: La notte del drive-in è già un film, solo che non lo sa.


Ti amo, Ed Wood.

Chi lo girerà?
Sarebbe facilissimo pensare al nome di un qualsiasi regista di film di serie Z, o in alternativa al nome di quel regista di film tripla A che ama fare i film di serie Z apposta per omaggiare il più grande genere cinematografico di sempre, e si è spinto talmente in là nel suo ossequio a quella cultura da avere addirittura diretto dei trailer di finti film di serie Z, uno dei quali diventerà presto un vero film con Danny Trejo, Robert De Niro, Lindsay Lohan, Jessica Alba e Michelle Rodriguez.


«Ripeti quell’ultimo cognome, scusa?»

E invece no, Robert Rodriguez un cazzo! Noi vogliamo che, nonostante la fonte di ispirazione sia una delle COSE letterarie più spassose di sempre, questo film non faccia ridere per un cazzo. Vogliamo che sia marcio, malato, delirante in un modo che ti fa male al cervello e nel frattempo ti prende anche a calci nei coglioni, vogliamo che sia più visionario di Maurizio Mosca quando parlava di calciomercato, e soprattutto vogliamo che ci siano conigli giganti.


«Ciao, David Lynch. Ti amo, David Lynch. Vuoi dirigere il mio film, David Lynch? Abbandona i Mini Pony e dedicati al drive-in, David Lynch»
[PAGEBREAK] Bonus track.
Il libro

Fuoco nella polvere (Joe R. Lansdale, 2001). Sì, lo sappiamo, è il terzo libro di Lansdale della rubrica. E ALLORA? Vaffanculo, LETTORE PIGNOLO!


V A F F A N C U L O !

Perché è necessario trasformarlo in film
Ora vi racconteremo la trama del libro, dopodiché giudicherete voi se valga davvero la pena trarne un film oppure no.
Nel selvaggio West c’è un circo itinerante che viaggia su uno zeppelin, per portare il suo spettacolo (il Wild West Show) in giro per il mondo. Il circo è guidato dalla testa sotto formalina di Buffalo Bill, che gira in compagnia di Toro Seduto e Annie Oakley. Un giorno, detto circo si scontra con i samurai dello Shogun del Giappone, nel tentativo di liberare il mostro di Frankenstein, da essi tenuto prigioniero. La liberazione riesce, ma il gruppo fa naufragio sull’isola del dottor Moreau, dove incontrerà l’Uomo di latta, una foca parlante e il capitano Nemo. In mezzo ci sono anche Darwin e Dracula.
Che dite, ‘o famo ‘sto film?


Oh, taci, SAM.

Chi lo girerà?
Vale il discorso di cui sopra: Robert Rodriguez? Che noia. Ci vuole un colpo di genio, una sorpresa, qualcosa di completamente diverso, un regista giovane, rampante, STUPIDO, surreale, ironico, capace di lavorare la materia prima delle demenza e trasformarla in qualcosa di superiore a una semplice collezione di cazzate.
Ci vuole un genio, uno che sia in grado di fare film tipo (esempio assolutamente a caso) Shaun Of The Dead.

Ci vuole Simon Pegg.


«!!!»
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Il libro

Le montagne della follia (H.P. Lovecraft, 1936), il più celebre romanzo di Lovecraft, la storia di una spedizione in Antartide a cui le cose, tutto d’un tratto, non vanno poi benissimo.


Sopra: tipo così, ma con più tentacoli e creature multidimensionali.

Perché è necessario trasformarlo in film
Perché parla di sconfinati paesaggi artici, città più vecchie dell’umanità stessa, geometrie folli, creature che strisciano nelle profondità dello spazio fin dagli albori del cosmo e un giorno caleranno le loro tentacolute appendici sui nostri corpi inermi, spazzando via noi pulci e le nostre patetiche esistenze con un semplice alito che pute di abisso.


Sopra: tipo così, ma più incazzati e più cosmici.

Chi lo girerà?
Tentacoli. Creature aberranti e mostruose. Antichi abitanti del cosmo con bocche sulle mani, occhi sugli artigli e gonorree sul legamento crociato. Mostri, alieni, angoli ottusi di 35 °, circonferenze quadrate, immense distese di ghiaccio battute da venti gelidi.


«Buongiorno. Il signor Carpenter è impegnato. Volete lasciarmi un messaggio, o, magari, LA VOSTRA ANIMA?»

Avendo dunque escluso il regista di The Thing (1982), perché purtroppo momentaneamente assente, ci vediamo costretti a tirare un sospiro di sollievo: ricordatevi che il suo ultimo film è Ghosts Of Mars (2001).

Ci rivolgeremo dunque alla VERA persona più adatta, uno che di occhi sulle mani se ne intende.


«Ma è un manocchio!» «E questo no?»

Che poi le voci su una presunta trasposizione cinematografica del romanzo di Lovecraft da parte di Guillermo del Toro, assolutamente non smentite dal ciccione in questione, si rincorrano da anni, be’, è un particolare secondario e del quale noi non eravamo per nulla a conoscenza prima d’ora, e voi NON AVETE VISTO NULLA.


«Vi siete divertiti allo zoo?»
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Il libro

Apocalisse di san Giovanni (Giovanni Evangelista, san, pochi anni dopo lo 0). Il libro, uno dei primi romanzi fantasy della storia, racconta le vicende di Giovanni, un eremita tossicodipendente, che in seguito all’accidentale ingestione di una potente dose di segale cornuta VEDE LE COSE.


«AAAAAAAA EEEEEEEEEEEEEE OOOOOØ ?! ?! ?! ÆHDLW »?OJpoCFWLKJ ??’‰› ?! E il simbolo di Batman»

Perché è necessario trasformarlo in film
Per cose come queste:

«Ed ecco, mi apparve un cavallo verdastro. Colui che lo cavalcava si chiamava Morte e gli veniva dietro l’Inferno. Fu dato loro potere sopra la quarta parte della terra per sterminare con la spada, con la fame, con la peste e con le fiere della terra»

«Quando l’Agnello aprì il sesto sigillo, vidi che vi fu un violento terremoto. Il sole divenne nero come sacco di crine, la luna diventò tutta simile al sangue, le stelle del cielo si abbatterono sopra la terra, come quando un fico, sbattuto dalla bufera, lascia cadere i fichi immaturi. Il cielo si ritirò come un volume che si arrotola e tutti i monti e le isole furono smossi dal loro posto»

«Il quinto angelo suonò la tromba e vidi un astro caduto dal cielo sulla terra. Gli fu data la chiave del pozzo dell’Abisso; egli aprì il pozzo dell’Abisso e salì dal pozzo un fumo come il fumo di una grande fornace, che oscurò il sole e l’atmosfera. Dal fumo uscirono cavallette che si sparsero sulla terra e fu dato loro un potere pari a quello degli scorpioni della terra. E fu detto loro di non danneggiare né erba né arbusti né alberi, ma soltanto gli uomini che non avessero il sigillo di Dio sulla fronte. Però non fu concesso loro di ucciderli, ma di tormentarli per cinque mesi, e il tormento è come il tormento dello scorpione quando punge un uomo. In quei giorni gli uomini cercheranno la morte, ma non la troveranno; brameranno morire, ma la morte li fuggirà»

«Queste cavallette avevano l’aspetto di cavalli pronti per la guerra. Sulla testa avevano corone che sembravano d’oro e il loro aspetto era come quello degli uomini. Avevano capelli, come capelli di donne, ma i loro denti erano come quelli dei leoni. Avevano il ventre simile a corazze di ferro e il rombo delle loro ali come rombo di carri trainati da molti cavalli lanciati all’assalto. Avevano code come gli scorpioni, e aculei. Nelle loro code il potere di far soffrire gli uomini per cinque mesi. Il loro re era l’angelo dell’Abisso, che in ebraico si chiama Perdizione, in greco Sterminatore»

E andando avanti ci sono leoni che sputano fuoco, le canne, la bestia dell’Abisso.

Vi basta?

Chi lo girerà?
Il tizio che ha fatto questo:

E questo:

Nonché questo:

Insieme al tizio che ha fatto questo:


«Megan Fox»

Visti questi presupposti, cosa può andare storto?
[PAGEBREAK] NOBODY EXPECTS THE SPANISH INQUISITION, ovvero quando mi scomunicarono

La supplico, signor Gerarchie Ecclesiastiche, abbia pietà di me.


Sopra: l’autore della rubrica due giorni dopo la pubblicazione della stessa.

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