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Ascoltare le parole

Dell’importanza della parola si sono scritti, appunto, fiumi di parole. La parola è il nostro mezzo di comunicazione più importante e più potente. I sofisti potevano farti credere che gli asini sapessero volare usando semplicemente la parola. I più grandi leader del mondo e della storia dell’umanità sono prima di tutto dei gran chiaccheroni, i più grandi geni lo stesso. La parola spesso maschera la vacuità di certe idee, oppure ne amplifica l’importanza. La parola è anche demagogia, propaganda, pubblicità, lavaggio del cervello, comunicazione di massa.
Ma la parola è soprattutto il metodo più semplice per comunicare al prossimo cioè che intendiamo e pensiamo o cosa vorremmo che fosse; non tutti però si soffermano sull’importanza della parola non in quanto abilità umana ma in quanto espressione mediata e condizionata dalle influenze sociali in cui l’uomo è immerso: chi non capisce questo semplice passaggio, rischia di farsi trascinare in una spirale di parole senza senso che però casualmente riscuotono un certo successo forse perché ci piace che qualcuno parli al posto nostro.

C’è una categoria particolare di persone che della parola ha fatto un baluardo, la sua bandiera e che ne comprende l’essenzialità: sono gli attori.
Ecco che il regista britannico Tom Hooper un po’ furbescamente prende temi triti e ritriti e ci tira su un film, mettendo ironicamente insieme sacro e profano: l’attore Geoffrey Rush che da consumato artista del teatro sa che la parola è tutto e il povero re Colin Firth, aspirante leader di una nazione che di parlare in pubblico non ne vuole sapere.
Il viaggio che Lionel Logue (Geoffrey Rush) e Giorgio VI (Colin Firth) percorrono nel pluripremiatro “Il Discorso Del Re” riflette sull’importanza di scoprire e capire a che cosa la parola serve realmente, specie se governi un regno, specie se lo devi portare in guerra o se devi trascinarlo fuori. Giorgio VI, balbuziente, petulanete, piagnone, re per sbaglio disprezzato anche dal padre, deve prima di tutto comprendere cosa c’è dentro di lui. Prima degli esercizi fisici, prima di saper articolare deve capire se stesso e soprattutto sapersi ascoltare.
Sì, ascoltare, l’azione speculare al parlare. Parlare è soprattutto farsi ascoltare ed è questo che Lionel Logue insegnerà ad un re fin troppo arrendevole.

Re Giorgio divenne uno dei re più amati della storia d’Inghilterra perché divenne un grande comunicatore: capire l’importanza delle proprie parole, delle parole degli altri e dei sentimenti che esse trasmettono è un lavoro complicato che costringe ognuno a mettersi in gioco.
Il diverntente, sagace, quasi tenero “Il Discorso Del Re” non verrà certo ricordato per la storia originale o per la regia spettacolare, ma per il fatto di raccontare la storia di un re imbranato nonostante la sua posizione: come dire che tutti hanno bisogno di parlare per comunicare ma soprattutto per affermare la propria esistenza in questo mondo.
Lionel Logue rimase sempre al fianco di Giorgio VI, ne fu mentore, maestro, consigliere, amico. Fu il primo a saperlo ascoltare e a riconoscerlo per ciò che era.

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