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Ascoltate, ascoltate le zucche son tornate

Venticinque anni di attività e sentirsi ancora come si trattasse del primo disco da incidere. Questo è quello gli Helloween ci mostrano ogni volta che propongono al pubblico una nuova uscita. Le zucche di Amburgo hanno sempre dimostrato sicurezza professionalità in campo musicale, dando alla luce piccole perle che meritano sicuramente tutti gli elogi ricevuti, e “7 Sinners”, nei negozi in questi giorni, non è certo da meno.

La maturazione delle zucche
Ricordando i bei vecchi tempi, sono passati trentadue anni dal primo embrione del gruppo: Kai Hansen e Piet Sielk allontanatisi dalla loro prima band, formano quello che poi detterà le leggi del power metal, insieme ai Grave Digger e ai Running Wild. Di acqua sotto i ponti ne è passata molta, e dai cambi di line up alla scomparsa del batterista, la band è sempre caduta in piedi, sapendosi difendere di fronte anche alle critiche più dure che hanno costantemente caratterizzato il loro vissuto.
La svolta più forte arriva nel momento in cui la formazione è sull’orlo dello scioglimento, dopo la scomparsa di Ingo Schwichtenberg, e le divergenze insanabili che si creano tra Michael Kiske e Michael Weikath (che porteranno all’allontanamento del primo), decidono di prendersi una pausa senza perdere le speranze. Il momento della rinascita arriva con Andy Deris, cantante americano che, ambientatosi in modo egregio nel gruppo, dà vita insieme agli altri alla seconda epoca degli Helloween.
Gli album si susseguono al ritmo di quasi un disco ogni due anni, sempre diversi ma con quel filo conduttore che vede in Markus Gropsskof e Weikath il vecchio cuore pulsante di una band capace di dire ancora molto. Dal pur sempre unico “Master Of The Rings” datato 1994 passando per “The Time Of The Oath” (1997) e al “Keeper Of The Seven Keys: Part III” (2005), (criticato da molti), fino al pluristimato “Unarmed-The Best Of..” , che sembra quasi voler concludere la seconda giovinezza, quest’anno inizia la loro terza era con “7 Sinner”, uscito, manco a farlo apposta, il 31 ottobre.

Il ritorno delle zucche: “7 Sinners”
Il nuovo lavoro degli Helloween è certamente un album pregevole sotto il profilo stilistico, e propone il combo tedesco in perfetta forma. Le 13 song che lo compongono, per la durata complessiva di circa un’ora, suonano rocciose e di solido impatto sonoro, portando in risalto un notevole lavoro strumentale, accompagnato da una produzione esemplare, affidata al sempre ottimo Charlie Bauerfeind.

Già a partire dall’opener “When The Sinners Go”, un mid tempo calibrato e strutturato, si intuisce che si avrà poco spazio per respirare. Le successive “Are You Metal”, scelta come primo singolo e “Who Is Mr. Madman”, con l’intro parlato da Bill dei Saxon, sono i due anelli simbolici di congiunzione con le vecchie “Mr. Torture” e “Perfect Gentlement”. Scorrendo le varie tracce, merita un cenno particolare la splendida e potente “Long Live The King”, dove Andy Deris dà prova di abili doti canore, che abbandona in parte nella successiva “The Smile Of The Sun”, dove si vola sulle ali sognanti delle melodie più morbide e di un refrain che ricorda molto album passati. Poi, senza avere il tempo di soffermarsi su queste atmosfere, si torna subito a correre su un trittico che culmina in “My Sacrifice”, pezzo caratterizzato da alti e bassi e coretti molto enfatizzanti e che strizza l’occhio a Stratovarius e Gamma Ray (chissà come mai?). La conclusione è affidata a “Far In The Future”, song dalla durata di quasi otto minuti, particolarmente articolata, ma priva di un filo sonoro conduttore, che non riesce ad amalgamare bene tutti gli strumenti, portando invece all’orecchio episodi sonori distinti e slegati.

Che dire di più di questo “7 Sinner”, se non che è un album bello, non eccellente, che si lascia ascoltare in tutta la sua interezza senza stancare. Certamente, in modo quasi prevedibile, lontano da vecchi capolavori, vale la pena ascoltarlo e, magari, ri-ascoltarlo dal vivo per capire quanto valga realmente e musicalmente.

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