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Aspettando SPECTRE: tutte le canzoni di James Bond

In ogni film di James Bond ci sono una serie di elementi ricorrenti e imprescindibili: i Martini, le automobili, le splendide donne, «Bond, James Bond»; ma c’è anche la sequenza iniziale, quella che segue il prologo e anticipa il film vero e proprio, un’animazione dal contenuto sexy in cui sagome di donne si muovono sinuose tra gli elementi simbolici della serie ed evocativi del film in particolare, il tutto al ritmo della Bond Theme Song di turno.

Sam Smith e la sua “Writing’s On The Wall” è dunque l’ultimo di una lunga lista di artisti di fama mondiale al servizio di sua maestà: da Louis Armstrong a Tina Turner, da Paul McCartney a Madonn, una sfilata di talenti davvero ragguardevole.Tra di loro alcuni sono riusciti nel difficile compito di rendere la propria canzone immortale, altri purtroppo no.

Ripercorriamo la lista in ordine cronologico (e non di preferenza dato che quello è un terreno di scontri asperrimi e sanguinosi).

• “Goldfinger”, Shirley Bassey (“Agente 007 – Missione Goldfinger”, 1964)

Sebbene i primi due lungometraggi di 007 avessero già una sigla animata, è solo con “Goldfinger” che la theme song diventa ingrediente fondamentale del fenomeno James Bond, e la performance di Shirley Bassey è così potente che l’artista sarà l’unica cui la produzione si rivolgerà altre due volte. 

Generalmente annoverata tra le  migliori Bond-songs, “Goldfinger” è un cult anche oltre la saga cinematografica, una gemma pop dei primi anni 60, con l’arrangiamento sontuoso che farà da metro di misura per tutte le altre canzoni della serie. E la Bassey, solo due anni fa in occasione della celebrazione dei 50 anni di Bond al cinema, sul palco degli Oscar ha regalato un’esibizione capace di mettere in ombra Barbra Streisand e anche la collega Adele, il tutto a 76 anni… immaginate di cosa fosse capace nel ‘64.

• “Thunderball”, Tom Jones (“Agente 007 Thunderball – Operazione tuono”, 1965)

Tom Jones segue le orme della Bassey: potente voce gallese, orchestra imponente, performance canora formidabile… eppure non riesce bene come la precedente.

• “You Only Live Twice”, Nancy Sinatra (“Agente 007 – Si vive solo due volte”,1967)

Più delicata delle due che l’hanno preceduta, lascia che la cantante, e non il ruggito dell’orchestra, dettino il tono generale. Il testo risente dell’essere sviluppato attorno al titolo del film, ma l’arrangiamento è impeccabile tanto che il motivetto degli archi diventa famosissimo, e sarà riutilizzato diversi anni dopo da Robbie Williams nel brano “Millennium”.

• “We Have All The Time In The World”, Louis Armstrong (“Agente 007 – Al Servizio Segreto di Sua Maestà”, 1969)
Anche Satchmo ha prestato le sue doti vocali a Bond, in una delle canzoni più belle, la cui fama non ha però raggiunto subito i livelli di altre perché travolta dall’insuccesso del film, o meglio del suo interprete: il modello australiano George Lazenby, il Bond che piange (prima di Craig, intendo… Personalmente, comunque, la trovo una grande ingiustizia).
Il brano si è preso una rivincita venticinque anni dopo, grazie ad una pubblicità Guinness.

• “Diamonds Are Forever”, Shirley Bassey (“Agente 007 – Una Cascata di Diamanti”, 1971)

Torna Sean Connery, in quella che sarebbe dovuta essere la sua ultima impresa nei panni dell’agente segreto, e torna anche Shirley… un’accoppiata vincente, quasi a voler cancellare le tracce del passo falso precedente.

Nemmeno a dirlo, la cantante offre un’altra prova molto intensa, ma la melodia un po’ stridente conferisce al tutto un tono vagamente sinistro, e la ripetizione del titolo diventa ossessiva. In un’ipotetica classifica, entrerebbe nella top ten.

• “Live And Let Die”, Paul McCartney & Wings (“Agente 007 – Vivi e lascia morire, 1973)

Inizia la seconda era di Bond, quella di Roger Moore, e per dare tutto il supporto possibile alla nuova avventura, la produzione si aggiudica nient’altro che un Beatle. È spesso considerata la miglior canzone delle 24: accordi geniali al piano, incredibili percussioni, archi che entrano nel cuore, una grammatica che traballa (ma non importa), Macca ci mette anche un po’ di reggae, e quel riff di chitarra che certi programmi tv (e non solo) cannibalizzeranno.

• “The Man With The Golden Gun”, Lulu (“Agente 007 – L’uomo dalla pistola d’oro”, 1974)

Salire sul palco dopo l’artista che ottiene la standing ovation non è facile per nessuno, e Lulu non fu all’altezza, ma nessuno può biasimarla. Un tentativo di rievocare il sound à-la-Bassey, che ahimé non prende mai fuoco. Non viene però persa l’occasione di giocare sul doppio senso offerto in fatto di armi.

• “Nobody Does It Better”, Carly Simon (“Agente 007 – La spia che mi amava” ,1977)

Sembrò una scelta avventata, quella di Carly Simon, ma ne usci una canzone emozionante, inaspettatamente malinconica e raffinata, una ballata pop che avrebbe funzionato con qualsiasi film, o da sola. L’unico neo è che il titolo della canzone viene inserito forzosamente nel testo, ma per fortuna nel mezzo di un verso. Nessun danno serio.

• “Moonraker”, Shirley Bassey (“ Agente 007 – Moonraker – Operazione spazio” 1979)

Terza e ultima incursione di Shirley Bassey nel mondo di Bond, è anche quella meno memorabile. Classico incipit, ottimo sfoggio delle capacità vocali della cantante, un velo di tristezza che funziona sullo schermo, ma nessuna traccia della grinta delle altre sue hit.

• “For Your Eyes Only”, Sheena Easton (“Agente 007 – Solo per i tuoi occhi”,1981)

C’è atmosfera, la Easton ha una bella voce. Bond entra negli anni ‘80 a suon di sintetizzatori,  ma la canzone è più una testimonianza dell’epoca, che non del Bondverse. Peccato, perché il film meritava.

• “All Time High”, Rita Coolidge (“Agente 007 – Octopussy – Operazione piovra”, 1983)

Insieme alla precedente è una delle meno amate. Difficile apprezzare l’intro al sax o il contrappunto del basso, o il fatto che sembri una canzone da vecchio video di nozze pacchiano. La pur buona voce della Coolidge non può molto. Per fortuna (o per sfortuna), si è evitato di creare un singolo dal titolo Octopussy.

• “A View To A Kill”, Duran Duran (“Agente 007 – Bersaglio mobile”, 1985)

C’è chi la ritiene una delle peggiori della band, chi invece tra le migliori… di certo nel brano c’è tutto il Simon LeBon che impazzava all’epoca, il che fu sufficiente a fare guadagnare il primo posto nelle classifiche americane. L’ultimo Bond di Roger Moore funzionò molto bene.

• “The Living Daylights”, A-ha (“Agente 007 – Zona pericolo”, 1987)

Entra lo shakespeariano Timothy Dalton nella serie, freddo, distaccato, killer e gli A-ha lo accompagnano, aiutati da John Barry, il che produsse due versioni differenti della canzone.
Verdetto: musica pop un po’ sciapa (e fa pensare a Hugh Grant in “Pop Goes My Heart”).

• “Licence To Kill”, Gladys Knight (“Agente 007 – Vendetta privata”, 1989)

Gladys Knight è una delle voce soul più belle di sempre, e il suo talento non viene sprecato in questo brano. Dopo le incursioni nei generi in voga al momento, qui viene rievocata l’epoca d’oro Bassey-ana, con lo stesso tipo di sicumera, la sfacciataggine degli ottoni…A questo punto il “Bond Theme” diventa a tutti gli effetti un sub-genere musicale. Purtroppo, non è tra quelle ricordate dai più, e di nuovo, la colpa potrebbe essere data al film: non un flop, ma il pubblico non era pronto ad un Bond duro come quello di Dalton (lo sarebbe stato, però quasi 20 anni dopo per Daniel Craig).

• “GoldenEye”, Tina Turner (“GoldenEye”, 1995)

Arriva la tigre e si piazza in cima, vicino alla regina Bassey: sensuale, funky, allusiva. Scritta da Bono e The Edge, porta il Bond Theme nell’era moderna, ma senza dimenticare le origini… c’è un po’ di Shirley in questa Tina.

• “Tomorrow Never Dies”, Sheryl Crow (“Il domani non muore mai”, 1997)

Non mancano i violini e l’atteggiamento giusto. Puri anni 90 che guardano al passato, retro pop senza macchia… ma la voce della Crow, per quanto buona, non è potente come vorrebbe essere, e in certi punti arriva solo stiracchiandosi. C’eravamo quasi.

• “The World Is Not Enough”, Garbage (“Il mondo non basta”, 1999)

Ormai ci sono le linee guida (vedi Bassey, Turner su tutti) e i Garbage le seguono, gli archi ci portano per mano nelle sonorità sempre più grandiose della canzone (alcuni dicono “costruite a tavolino per ottenere l’effetto desiderato”… probabile, eppure non nuoce); ma la vera protagonista è la performance di Shirley Manson: inquietante e sinistra, ha un qualcosa di ipnotico. Ascoltatela guardando il video e anche voi penserete che sarebbe stata un’ottima Bond Villain.

• “Die Another Day”, Madonna (“Agente 007 – La morte può attendere”, 2002)

Madonna porta Bond in discoteca, staccandosi da tutta la tradizione precedente, e incurante del nonsense del testo. Ne risulta un brano leggero, orecchiabile e niente più. A parte quel “Sigmund Freud! Analyze This!”.


• “
You Know My Name”, Chris Cornell (“Casino Royale”, 2006)

Chiunque avesse avuto il compito di accompagnare l’ingresso di Craig nel franchise avrebbe avuto un’enorme pressione su di sé. Chris Cornell ha risposto con una canzone rock bella, dalla melodia bramosa e il ritmo cangiante, qualche virtuosismo alla chitarra, tanta energia, una bella voce. Questo brano d’apertura non è un Bond Theme classico ( così come il nuovo 007), e non è molto distante dallo stile dei Soundgarden di cui Cornell è frontman, ma piace.

• “Another Way To Die”, Jack White & Alicia Keys (“Quantum Of Solace”, 2008)

Alicia Keys presta la sua voce in un brano che per tutto il resto è puro Jack White: un connubio estraniante che fin da subito fa pensare “ok, Bond non c’entra niente”. Superata la sorpresa, si rimane ad ascoltare qualcosa che non è propriamente una canzone, è priva di ritornello (senza il quale non c’è un Bond Theme): eccentrica, ma può affascinare.

• “Skyfall”, Adele (“Skyfall”, 2012)

Avrà anche questa un testo privo di senso compiuto, ma sinceramente: a chi importa? Fin dalle primissime note, siamo nel terreno giusto (orchestralmente parlando). Quando poi fa il suo ingresso Sua Grazia la Voce di Adele tutto il resto diventa puro accompagnamento, con estrema scioltezza la sentiamo scivolare da un verso all’altro e crescere costantemente nel ritornello e nel reprise, raggiungere il picco e poi lasciarci la mano dolcemente nei vocalizzi finali. Grazie dell’esperienza, Adele, ci hai riportato Bond in gran stile.

• “Writing’s On The Wall”, Sam Smith (“SPECTRE”, 2015)

Considerando che tutta la squadra era tornata a bordo per il film, perché non tornare da Adele per la canzone? Se c’è qualcuno di questa lista che poteva tentare di eguagliare la Bassey in quanto a numero di collaborazioni Bondiane era proprio lei. Ma non perdiamo tempo a rimuginare su ciò che non sarà mai, e veniamo alla canzone di Smith.
Non è lenta, è noiosa. Smith sa far volteggiare la sua bellissima voce come vuole ma, per risaltare, ha bisogno di un arrangiamento discreto, non di quello tipico di un Bond Theme, che quando finalmente arriva, invece di incendiare il brano, lo riduce ad una fiammella discreta, melodrammatica. Però ha scalato le classifiche, perciò questa deve essere un’opinione isolata.

BONUS: non potevamo lasciarvi senza un minimo accenno alla musica dei primi due film, che comunque hanno una sequenza d’apertura, solo più discreta.

In “Licenza di Uccidere” (“Dr. No, 1962) al suo debutto cinematografico, il nostro James veniva già accompgnato dal il famigerato motivetto che diventerà parte del personaggio. Nessuna canzone, solo la musica di Monty Norman eseguita da John Barry e la sua Orchestra. Note iconiche.

Segue poi “Dalla Russia Con Amore” (“From Russia With Love”, 1963) in cui si muovono i primi passi verso la fisionomia canonica della sequenza d’apertura cui accennavo all’inizio. Nel film c’è una canzone eseguita per l’occasione, e l’artista è Matt Monro, le cui dolci note sono relegate nei titoli di coda (qui la canzone), lasciando solo la versione strumentale ad accompagnare le immagini della sequeza d’apertura. Forse perché mancava del mordente necessario? Non c’è dato saperlo.

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