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Assalti Frontali: Vent’anni di Assalti

In attivo dal 1991, gli Assalti Frontali festeggiano i 20 anni di carriera pubblicando l’album “Profondo Rosso”, un’opera che ovviamente non tradisce il loro spirito ribelle e il loro impegno alla lotta sociale e politica portata avanti sin dagli esordi. Ci facciamo due chiacchiere con Bonnot, per gli amici Walter Buonanno, che produce e compone tutte le basi della band dal 2006, anno in cui ne è entrato a far parte.

Nell’album ci sono molte collaborazioni, Inoki, Esa, Willy Valanga, Tino Tracanna. Vi piace sperimentare e mescolare professionalità diverse, immagino. Musicalmente, che sensazioni hai provato e quali pensi di aver generato nelle persone che hanno ascoltato il disco?
Sicuramente è una grande emozione lavorare con persone che sono vicine a noi dal punto di vista musicale, come Inoki ed Esa e Willy Valanga con il quale ho condiviso spesso il palco. Con Assalti Frontali, Willy è rimasto con noi per un anno e mezzo e ci fa sempre piacere quando Inoki può venire a trovarci. Per noi è una grande gioia ed è una conferma di un rap di qualità che emerge da solo. Per quel che riguarda Tino Tracanna, c’è invece il contrasto: appartiene ad un genere completamente diverso, jazz, in cui io lavoro molto. Con lui ho dei progetti tra cui uno che si chiama Babel; è bello sperimentare nuovi incroci tra raggae e jazz e hip hop, contando che lui è uno dei musicisti più interessanti a livello europeo! Fuori dall’Italia è davvero molto conosciuto.

L’album “Mi Sa Che Stanotte…”, ha vinto il premio per il Miglior album indipendente italiano nello stesso anno in cui sei entrato a far parte del gruppo, ovvero quando la S.I.A.E. ti ha eletto Miglior compositore italiano indipendente per il biennio 2005-2006. Che ruolo ti dai all’interno di questo successo? In cosa pensi di aver arricchito gli Assalti Frontali da quando hai iniziato a collaborare con loro?
L’unico ruolo che mi do è quello di compositore e arrangiatore: creo la colonna sonora perfetta per i testi di Militant A, sono quello che “aiuta” a far arrivare il messaggio alla gente nella maniera in cui vuole Luca, quindi la migliore, e questo è il mio ruolo di base se vogliamo. Negli anni invece, quasi otto da quando lavoro col gruppo, sono diventato produttore a tutti gli effetti. Questo però è un percorso molto lungo e solo da cinque anni posso definirmi produttore anche del sound: non è una cosa che si acquisisce subito, tantomeno quando si entra in un gruppo che ha una storia ventennale e un suo trascorso importante come Assalti.

“Avere 20 Anni”, canzone il cui titolo coincide con i 20 anni degli Assalti Frontali, è un inno alla giovinezza, alla forza che si ha a quell’età di combattere e lottare verso tutto quello che non ci va bene. Oggi quanto c’è ancora da lottare secondo te?
Beh tantissimo! Intanto siamo contentissimi perché questa domanda capita appena pochi giorni dopo la vittoria sul referendum, il che dimostra che facciamo bene a lottare, il che non è sempre facile di fronte a situazioni difficili. La risposta in questo momento in Italia è ottima, sia nelle grandi che nelle piccole battaglie, che magari piccole non sono, ma sono semplicemente meno pubblicizzate di quella dell’acqua e del nucleare. Assalti è stato sempre presente alle manifestazioni più importanti, quali “No TAV”, e queste lotte hanno portato a risultati molto grossi. Per noi che non abbiamo religione, la lotta lo diventa quasi, come nella rima della canzone “Spugne”.

“Lampedusa Lo Sa” è una ballata acustica, “Profondo Rosso” un pezzo elettronico, in “Mamy” Tino Tracanna suona il sax, “Banditi nella sala” è hip hop. Sembra non abbiate voluto concentravi solo uno stile ma spaziare e toccare diverse sonorità. Come mai questa scelta?

Devo dirti che non è stata proprio una scelta ma un risultato spontaneo del nostro percorso musicale. Ho iniziato suonando con gli Arpioni che è un gruppo dell’etichetta Banda Bassotti, ed ho iniziato suonando ska ma devo tanto anche al jazz che poi mi ha formato negli anni. È facile quindi ritrovarli nella mia musica perché questa è un linguaggio e come tutti i linguaggi più diventa “pieno” meno si fa distinzione di genere. È anche spontaneo non porre dei paletti: nella canzone “Sono Cool Questi Rom”, dedicata ai bambini, il contesto è quello e penso che sia preferibile usare un linguaggio idoneo a loro.
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Toccate temi piuttosto attuali e “caldi”, come l’integrazione dei bambini Rom, gli sbarchi di clandestini a Lampedusa, la riforma scolastica. La copertina dell’album sprona a scegliere tra la vita e la morte, tra la lotta e il farsi sopraffare dagli eventi. Credete veramente che la comunicazione, in questo caso espressa attraverso la musica, sia l’arma più potente? Le dieci penne di “Cattivi maestri” ammazzano davvero più di dieci pistole?
Beh sicuramente sì. Se non ci credessi non sarebbe questo il mio lavoro. Ne sono sicuro al 100% e il risultato lo vediamo spesso grazie a Dio, anche attraverso delle persone che poi hanno continuato un percorso di lotta con le armi della cultura e della parola. Tramite il teatro e tutte le forme di arte possibile anche i non artisti riescono a contagiare la gente, per creare poi dei movimenti importanti come quelli che hanno occupato gli asili nido e che sono arrivati sino alle università. La lotta può essere contagiata come sempre è stato e anche dalla musica.

Musica e cinema sono da sempre molto legate. Gli Assalti Frontali sono comparsi nella colonna sonora del film di Gabriele Salvatores “Sud”. Avete intenzione di lavorare di nuovo con qualche altro regista? Credete nella forza della collaborazione tra il cinema e la musica?

Sicuramente è un collegamento molto interessante ma parlando nello specifico degli Assalti, questo è un gruppo legato alla lotta e al movimento per cui è molto difficile che si trovi il contesto idoneo per poter entrare nel cinema data la qualità di oggi. Con i nuovi registi ci sarebbero delle possibilità ma Assalti è veramente molto radicale e finora non ci è mai capitato di trovare nessuno di particolarmente interessante. In realtà poi io lavoro già nel cinema, nel senso che compongo molte musiche ma sono collaborazioni esterne al progetto Assalti Frontali.

“Ogni giorno qualcosa nasce e qualcosa muore”. È una frase di “Spugne”, uno dei pezzi di “Profondo Rosso”, la canzone forse più intima dell’album. Come mai questa metafora? Che cosa vorreste “assorbire”?

In realtà tramite il nostro quotidiano, vorremmo assorbire quelle cose piccole e semplici, che poi rappresentano quella lotta di cui parliamo sempre. Le persone affrontano sempre dei problemi, il che vuol dire a volte vincere e superarli, a volte assorbire e incassare. Chiaramente la canzone si riferisce a questo: spesso ci si dice di assorbire ma si deve stare un po’ attenti altrimenti non si riesce a superare le battaglie! È comunque una canzone molto intimista e malinconica, che credo che aiuti a trovare la forza per riflettere su questo concetto, grazie al quale poi riusciremo a vincere le nostre lotte.

Nel video di “Roma Meticcia” compare spesso un cappio e delle tesserine del domino che cadono una dietro l’altra fino ad arrivare davanti ad un edificio piuttosto conosciuto. Cosa volete esprimere con questi due elementi?
Il domino è un’idea geniale di Marcello Saurino e tornando alla domanda di prima, rappresenta il contagiarsi: una pedina tocca l’altra per arrivare poi alla meta, ad una soluzione, alla la rivoluzione (a livello culturale si intende). Il Parlamento è presente perché viene citato nella canzone e visto che il video deve avere anche un po’ di pepe lo abbiamo introdotto sennò non sarebbe stato interessante. In questo caso nel Parlamento purtroppo ci sono stati dei problemi che oggi hanno messo in crisi il nostro paese e quindi non è che ci sia molto da spiegare. Il cappio invece è quello che ti spinge tutti i giorni, è il cappio di “Profondo Rosso”, Luca ne parla nella canzone dicendo “ho un cappio intorno al collo”. Questa società purtroppo non può andare avanti se non con la Shock economy o con il sistema che ti fa sentire sempre con una corda al collo sia per le emergenze che per la crisi. Vengono addirittura create delle situazioni di emergenza e di crisi che comunque soffocano la persona e il cittadino che deve affrontare la vita tutti i giorni. Si vede nell’approccio del sistema della banche che cercano prendere e avere soldi senza mai dare nessuna garanzia, anzi, rubando ai cittadini. Ormai ogni due settimane si sente di un crack finanziario, errori di Wall Street fatti da persone che vivono a discapito della gente. In “Profondo rosso” Luca si immedesima nella situazione delle persone rispetto alla crisi e a tutte queste situazioni di oggi.
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Sei musicista, compositore, produttore artistico e arrangiatore, possiamo dire che non te ne stai mai con le mani in mano. Come sei arrivato a collaborare con il gruppo romano Assalti Frontali?
Ho conosciuto la realtà di Assalti Frontali attraverso un concerto che abbiamo organizzato qui al centro sociale di Bergamo dopo un attacco fascista che aveva portato il centro sociale ad essere bruciato. Avevano lanciato delle molotov e non potevamo permetterci tutto il concerto di Assalti allora abbiamo invitato solo Militant A: io e il mio gruppo di allora, i Sovversione, ho fatto da band per Militant A. Così ci siamo conosciuti e lui mi ha sentito suonare per due ore il repertorio degli Assalti praticamente studiato una settimana prima. Questo è stato molto divertente, a Luca è piaciuto molto il mio modo di arrangiare i pezzi e da lì mi sono agganciato a loro, mi sono proposto di curare l’elettronica nel tour di H.S.L. nel secondo anno. Dal lì sono entrato nella formazione e poi col tempo sono rimasto nel gruppo. Il vincolo più importante è stato lo spazio dei centri sociali, presenti in tutte le città e che collegano tutte le città, tenendo unito il movimento in tutta l’Italia e anche fuori. Anche questo è stato un elemento che mi ha cambiato la vita, il fatto di avere uno spazio in cui la cultura viene davvero protetta.

Dove avremo la fortuna di vederti in futuro? Quali sono i tuoi progetti?
Allora tra poco sono a Roma, questo 17 giugno suono all’Open Bar di Ostia e poi suoneremo con Assalti Frontali il 18 a Lecco, il 25 a Cecina, il 29 a Lecce, il 1° luglio a Cosenza, il 22 ad Alessandria, il 12 agosto a Brescia, il 13 a Viareggio, il 3 settembre a Sassari. Poi sto facendo un disco con M-1, uno dei due rapper dei Dead Prez, un gruppo storico nato nel quartiere del Bronx di New York. Un gruppo hip hop militante che ha fatto la storia con “It’s Bigger Than Hip Hip”. Il disco uscirà in autunno, per il video invece basteranno due settimane.

“Più è potente il nostro desiderio, più è potente la moltitudine”
“Roma Meticcia” (“Profondo Rosso”, 2011)

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