Home > Report Live > Astronave dall’universo

Astronave dall’universo

Oltre sessantamila i fan nell’intrepida attesa dello sbarco dei tre astronauti londinesi e solo 78 i decibel disponibili per evitare proteste. Bastano. I Depeche Mode sanno come farsi sentire e come stupire il proprio amato pubblico. Dave Gahan è in forma, nonostante i suoi recenti problemi di salute. Ma non è al massimo: le sue movenze spudorate e provocanti sono ridotte ad una accettabile normalità.
Lo stadio è un formicaio, cala la sera e i fari si accendono. Lo schermo alle spalle della batteria svela le immagini suggestive del grande fotografo Anton Corbijn, che accompagneranno essenziali e cangianti ogni brano del concerto. Sopra le teste dei tre istrioni anche una sfera che scandirà il passaggio delle canzoni, illuminandosi e mutando pelle.

Apre il concerto “In Chains” in un’ovazione per l’arrivo a bordo palco del leader, sorridente e in abiti come sempre essenziali. Seguono “Wrong” e “Hole To Feed”, biglietti da visita obbligatori per presentare la loro ultima fatica “Sounds Of The Universe”. Poi la musica scivola insieme ai ricordi con la pietra miliare “Walking In My Shoes” cui seguiranno le immortali e desiderate “It’s No Good” e “A Question Of Time”. Lo stadio risponde. Il cerchio si chiude. Si prosegue con “Precious” e “Fly On The Widesceen” per poi atterrare morbidi con l’elegantissimo Martin Gore che, in completo argento, glitter sulle guance e smalto nero sulle unghie, ci regalerà una meravigliosa “Home”. Dave torna sul palco e lancia sulle braccia alzate del pubblico la nuova “Little Soul” e la storica “Policy of Truth”. I 78 decibel non riescono a frenare l’entusiasmo che culmina con l’impeto di “Come Back” e “Peace”, quest’ultima accompagnata da immagini di repertorio sul ’68 e sui movimenti di protesta.

La prima parte si conclude con i campionamenti di “Enjoy the Silence” e di “Never Let Me Down Again”. Messo a torso nudo da “Stripped”, Dave si dimena elegante e sensuale con le immancabili “Master And Servant” e “Strangelove”. I nervi sono tesi e le bocche spalancate in attesa di ciò che non può assolutamente mancare. Infatti arriva, piomba sullo stadio come un volo in picchiata: “Personal Jesus” è prepotente, cavalcata lunga e violenta verso un finale dolce, il saluto notturno di “Waiting For The Night” che conclude l’evento.
Ritornano a settembre. Per chi non li ha potuti assaporare e per chi, ingordo, ne vuole ancora di più.

Scroll To Top