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    Atheist

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Tre album, quattro elementi, cinque artisti

Terzo ed ultimo lavoro degli Atheist, che perdono il batterista storico Steve Flynn (in cambio Josh Greenbaum, negli Aleka’s Attic del fu River Phoenix),  e aggiungono un terzo chitarrista alla line up, giusto per complicare ancora un po’ le cose. Elements nasce in un clima difficile, i rapporti tra i membri si sono lacerati e l’etichetta vuole subito un disco da Kelly Shaefer, che ha quaranta giorni per rimettere in piedi la line-up, preparare le canzoni e registrarle. Sembrerebbero le premesse per un disastro, ma all’ultimo si riallacciano i rapporti con Rand Burkey (mancino dal carattere difficile, suona la chitarra “al contrario” per abitudine da quando in gioventù non poteva permettersi una left-handed) che aveva già uno scatolone di riff studiati con altre band ma mai utilizzati perché “suonavano troppo Atheist”. Quindi Tony Choy ci mette finalmente del suo in fase di composizione, aggiungendo influenze latino americane e i soliti fluidi, impossibili giri di basso, il resto lo fa ovviamente il solido ed estroverso Shaefer; ne viene fuori una sorta di concept sugli elementi e l’ambiente, liricamente intrigante, strumentalmente imponente. Forse la fretta ha favorito la spontaneità, forse la musica era matura da tempo e aspettava solo di venire fuori, fatto sta che “Elements” è un disco perfettamente riuscito, che ha dalla sua la maggiore varietà e freschezza dell’intera discografia degli Atheist. Si passa dall’impatto stordente di “Water”, alla sorpresa “Samba briza” (una strumentale jazzata con ritmi samba e flavour latino), passando per il riffing trasversale di “Air”, “Animal”, “Mineral”, “Fire” o “Earth”, per la completezza della title track e per le brevi e gradite tracce strumentali che aggiungono coesione e atmosfera. Le canzoni hanno una propria personalità distinta come non mai, le influenze death metal non predominano più, c’è uno spirito libero che si abbandona a qualsiasi idea gli passi per la mente, non si pone limiti e segue semplicemente il flusso delle proprie idee. Ed è questa varietà, unita alla maturità e all’abilità degli interpreti, a rendere “Elements” un disco unico, non solo nella discografia degli Atheist, ma nell’intero panorama musicale. Il risultato di menti aperte, passione per la musica e perizia strumentale. Un disco che, al di fuori della sfera tecnica, gode di un’anima propria forte e spontanea, come quella degli elementi naturali dei quali si fa portavoce, un’immagine che appartiene anche ai musicisti coinvolti, capaci di creare qualcosa di diretto e complesso, d’impatto e suadente, umile e grandioso.

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