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  • Atheist: Piece Of Time

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Un pezzo di storia

Difficile capire chi fu, ormai più di quindici anni fa, l’origine prima di questo quasi-genere: death metal contaminato da influenze jazz, come nel caso degli Atheist, o fusion per quanto riguarda i Cynic, più tardi una sorta di thrash tecnico per i Pestilence, o ancora le ultime incarnazioni dei Death. Un genere spogliato della sua furia primordiale, reso tagliente, cervellotico, tecnicissimo ma ancora aggressivo, per certi versi più intrigante. “Piece Of Time” è un’orgia strumentale di ritmiche sincopate, assoli funambolici e stacchi jazzati, una macchina da riff che fa impallidire il bollino dei duecento e rotti su “Time Does Not Heal”. La voce di Kelly Shaefer, uno screaming minimale, quasi un Mustaine che canta death metal, esalta le partiture sghembe fornendo punti di riferimento per orientarsi nella selva di corde, palm-muting e charleston. Le linee armoniche definiscono a grandi linee un percorso dentro il quale si incastonano precise strutture metalliche, movimenti ritmici sincronizzati tra strumenti che si rincorrono e giocano a spiazzare andando fuori riga e poi tornando dentro, uno schizzo di vernice sparato su carta millimetrata che a sorpresa finisce per toccare proprio i punti della squadratura.
Il primo lavoro degli Atheist è anche il più acerbo della discografia, sebbene sia una pietra miliare per il filone (non prolificissimo) del quale è uno dei capostipiti, mostra con una certa parsimonia quegli stacchi che lasciano a bocca aperta, il flusso musicale non è ancora sui livelli di eccellenza raggiunti in seguito, ci sono parti meno significative, come se i nostri dovessero ancora raffinare il songwriting. “Piece Of Time” è ancora molto legato alle sue radici death metal, anche se la tempesta di riff ed il lavoro favoloso di basso lo staccano di almeno dieci punti da qualsiasi disco lontanamente simile uscito in quegli anni (e nella stessa zona, Florida). Difficile da reperire e impossibile da non amare, come il resto della breve discografia degli Atheist è un gioiello ricercato da amanti e collezionisti, una chicca che nessuno dovrebbe lasciarsi sfuggire. La recente riedizione lo dona alle masse con brani ripuliti e ben sei bonus track tratte dal demo “On They Slay”.

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