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    Atmosfear

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Senza una meta

A sei anni da “Inside The Atmosfear”, i progster tedeschi hanno realizzato un lavoro realmente complesso, forse troppo; ambizioso, forse troppo; progressivo, forse troppo.
Insomma, gli Atmosfear hanno utilizzato tutte le buone doti concesse loro dal Creatore, doti che avevamo apprezzato nei due precedenti capitoli. E hanno strafatto! “Zenith” è un polpettone di progmetal della durata di oltre settanta minuti, di cui quasi la metà coperta da un’unica traccia (déjà vu?), ma allungato artificialmente come una Coca alla spina in un bar di periferia.
L’album è zuppo di divagazioni e facile è perdere il senso della storia, il perché delle parentesi e dei ricami, degli intermezzi acustici, dei rallentamenti, delle impennate (mai del tutto convincenti). A discapito, ovviamente, della potenza, della melodia, della bellezza.
E tutto ciò è, giudizio di chi scrive, frutto di un equivoco storico: essere paragonati ai Dream Theater, per la gran parte dei lettori costituisce ancora un merito.

Impiegati i primi dieci ascolti per assimilare l’album, si scopre alla fine che è stato tutto tempo sprecato. Quando la complessità è davvero fine a sé stessa.

Pro

Contro

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