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    Atomsmasher

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Un monumento di psych-grind digitale

James Plotkin. Un uomo, una garanzia. Un terrorista culturale che, con i suoi O.L.D. e l’egida della un tempo gloriosa Earache, si dimostrò avanti di dieci anni. Altri tempi, altri luoghi, altri nomi. Fudge Tunnel, Godflesh (R.I.P.), Scorn, Napalm Death, Pitchshifter e compagnia mortifera.
Ma non ha importanza alla luce di cosa sono (diventati) gli Atomsmasher. Formazione a tre; James Plotkin: chitarra, basso, manipolazione di suoni e frequenze e produzione (Old Lady Drivers, Khanate, Scorn, Solarus, Namanax, il recentissimo progetto con M.Gira e D.Maltz e altre milioni di cose); Dave Witte: Burnt by the Sun, senza dimenticare Discordance Axis, Human Remains, Exit-13, ecc.; Dj Speedranch, già collaboratore di Jansky Noise, alle voci. Immaginate un deragliamento completo dei suoni un’onda d’urto che si propaga implodendo su se stessa; gli O.L.D. dieci anni dopo, completamente immersi nel vuoto dello spazio e sopraffatti dal macchinico. Ogni traccia è una scheggia impazzita; musica senza quiete, nemmeno nei frangenti più spaziali ed atmosferici (a tratti pare di sentire il tocco psichedelico dei Cynic) che a ogni modo muteranno le vostre percezioni, tanta è la forza immaginifica ivi rinchiusa.
Che il disco esca per la Double H Noise Industries (costola estrema e sperimentale della Hydra Head) solo una formalità. Che poi Mike Patton abbia definito gli Atomsmasher come “Il gruppo del tizio degli O.L.D. Una specie di Grind Digitale” può essere di qualche aiuto. Se i Naked City venissero remixati da un Merzbow sotto eccitanti e il tutto venisse condito da effluvi lisergici, il risultato non raggiungerebbe un quarto del valore di questo disco.

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