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Una creatura bella e intelligente

Gli Atrox ci avevano già abituato a copertine stravaganti, solitamente popolate da mostriciattoli piò o meno inquietanti (questo è il turno dei più), ma con il retro del digipack sfornato dall’italianissima Code666, la stessa cantante Monika Edvardsen esalta la grafica a elemento di spicco del prodotto: la rappresentazione di sei particolari incarnazioni della band è davvero da non perdere.
Non che qualcosa di molto diverso si possa dire delle note registrate sul disco. È lo stupore la reazione più stimolata dalla congiunzione dei due elementi, vocale e musicale, elaborati dai norvegesi. Di congiunzione si può parlare in quanto raramente una voce femminile viene sovrapposta a ritmiche pesanti come quelli dell’opener “Methods Of Survival”: compresse e stoppate giustificano (mai abbastanza) il folle accostamento agli stralunati Meshuggah. Ma la bionda Monika non ha l’aria di chi si dà per vinto, e riesce dunque spesso a trascinare gli strumentisti dal lato che dovrebbe essere suo di diritto, quello più soave, per esercitarsi così in una moltitudine di interpretazioni e vocalizzi che vanno dal più classico gothic metal (Lacuna Coil?) al pop da classifica (No Doubt?), per passare tramite numerose influenze folk (India?) e saltuarie urla da manicomio (Psycho?). Nel frattempo abbiamo altri quattro musicisti, non meno stravaganti, non meno eccezionalmente vitali, che non si accontentano del ruolo di comprimari, e si lanciano dunque in continui cambi di tempo, evoluzioni degne della migliore prog metal band e cambi di stile immediati quanti quelli di un’autoradio che non riesce proprio a trovare la stazione giusta.
Qual è dunque l’unico rischio che può correre una band immensamente duttile, raffinatamente tecnica e trasudante di idee? Quello di perdersi nei meandri di se stessa, di provare tutto e non riuscire in niente, di rimanere fredda e distaccata, entrambi spazzati via dal groove di “Heartquake”, dagli ammiccamenti di “Burning Bridges”, dalla metallica concretezza di “Secondhand Traumas” e dalle atmosfere astrali di “This Vigil”.

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