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Atrox: Orgasmi sonori

Gli Atrox sono una multiforme realtà continuamente sul punto di esplodere. Con il nuovo album “Orgasm”, le strane creature liberate dalla musica dei norvegesi raggiungeranno più menti di quante ne abbiano turbate finora. Lasciamo dunque alla singer Monika Edvardsen la descrizione di cosa potrà accadere a chi si lascerà trasportare da questi orgasmi musicali e mentali.

Ciao Monika, cominciamo a parlare del vostro terzo album importante, trascurando un esordio che ha avuto pochi riscontri di pubblico. Il terzo capitolo viene considerato di solito il passo definitivo per una band, in grado di decidere il suo futuro. Pensi che sia effettivamente così?
Naaah, credo sia una coincidenza, almeno nel nostro caso. Sentiamo tutti i nostri album come un passo definitivo, e quanto questo decida il nostro futuro dipende da come una label lo promuove e da come il pubblico lo accoglie. Se la promozione di un album raggiunge le persone giuste, allora ogni album può essere quello giusto per una band.

Cosa vi aspettate da “Orgasm”?
Sembra che ci siano più recensioni positive, ed anche più recensioni nei magazine più importanti rispetto al passato, dunque penso che possa essere il momento per una piccola esplosione. Non penso che gli Atrox saranno mai una band per le grandi masse, ma la nostra musica può comunque raggiungere più persone di quanto ha fatto finora. Può darsi che saremo in grado di suonare in qualche concerto in più, magari un tour, dato che adesso siamo un po’ più accessibili…

Pensi che “Orgasm” sia vicino al vostro top, oppure soltanto un passo in direzione di un lontano obiettivo?
Non abbiamo un obiettivo specifico, al di là di suonare la musica che ci piace, dunque è difficile collocare “Orgasm”. Voglio dire, ho pensato fossimo vicini al top in ciascuno dei nostri tre precedenti album, mentre ora che stiamo lavorando a nuovo materiale, quel pensiero si assottiglia. Penso dunque che ci siamo mossi all’incirca nella stessa area per anni, ed è un’area dove mi piace stare. Credo comunque che continueremo a scrivere canzoni più accurate di quelle su “Contentum” e “Terrestrials”. “Orgasm” infatti è più strutturato e controllato dei precedenti due album e siamo tutti d’accordo che sia una cosa positiva.

Come mai avete scelto ogni volta titoli da una parola? Come mai questa volta “orgasm”?
Be’, penso che avremmo potuto chiamare ogni altro nostro album “Orgasm”, dato che è l’unica cosa comparabile alla gratificazione che ti danno, o almeno questo è quello che io provo. All’inizio ho suggerito il nome per scherzo, ma poi abbiamo pensato fosse carino e ci siamo fissati con quello, nonostante Eivind abbia tentato di convincerci che “Caveman” fosse un titolo molto migliore (ride).
“Terrestrials” invece era un titolo che si adattava molto alla grafica ed ai testi, riferendosi alle strane creature presenti su questi: sono dei terrestri, dato che vivono sulla Terra, nelle menti di coloro che li percepiscono.
“Contentum” si riferisce al modo in cui mettiamo insieme molti elementi nella nostra musica.
“Mesmerised” invece era il titolo di una canzone, che poi è diventato quello di un album.
Come mai una sola parola? Hmmm… penso che un titolo da una sola parola risulti più forte. È difficile trovare dei titoli, raramente ne riesco a trovare prima di entrare in studio o quando disegno la copertina… ossia quando DOBBIAMO avere dei titoli. Preferisco titoli corti, dato che sono più precisi, danno un’espressione forte…uh… penso (ride).

Avete cambiato label, dalla Season Of Mist all’italiana Code666. Ora vi sentite più vicini alla vostra idea di musica estrema?
Sì, assolutamente! Il boss della Season Of Mist odiava completamente le mie vocals, e per questo ci ha fatto soffrire. Al contrario Emi della Code666 ci ama e vuole davvero che io canti in questo modo, tutto ciò è magnifico! La Season Of Mist era interessata soltanto a quanto potesse vendere un album, mentre la Code666 ci ha presi sotto contratto principalmente perché piacciamo loro, penso comunque che potremo vendere di più dei nostri precedenti album. La comunicazione con la Code666 è buona, mentre con la SoM si limitava a e-mail di odio (ride). Inoltre la SoM ci ha rovinato le copertine, non pubblicandole come le volevamo, senza curarsi del fatto che non sopportavamo tutto ciò. La Code666 ha fatto un ottimo lavoro con la copertina, essere con loro ci sembra ora come stare in paradiso.
[PAGEBREAK] Conoscete personalmente o musicalmente i vostri compagni di etichetta? Penso che gli Aghora, per alcuni aspetti, potrebbero essere quelli più vicini a voi.
Ah, sì, penso che siano una grande band, di sicuro sono dei musicisti molto più bravi di noi! Sean Reinert è il batterista preferito del nostro Tor Arne, dunque è bello essere compagni di etichetta, anche se non li conosciamo personalmente. Comunque Eivind suona anche nei Manes, che anch’essi sono sotto Code666, perciò conosciamo tutti i loro componenti. A parte questo, non ho ascoltato altri gruppi su Code666, non sono così interessata al metal di questi tempi, mi piacciono giusto gli Ephel Duath, che sono stati con la nostra label.

Siete partiti dal death metal, passati attraverso doom e gothic ed atterrati su di un paesaggio musicale extra-terrestre. Come descriveresti la vostra musica, pensandola come un pianeta? Cosa vedrebbero le persone atterrandoci?
Ovviamente un sacco di mostriciattoli! (ride) Penso che ci sarebbero un sacco di strane costruzioni, costituite da parti di altre strane costruzioni, a loro volta fatte invece di elementi piuttosto naturali, come alberi e piante… Domanda divertente! (ride) I mostriciattoli correrebbero qua e là divertendosi e facendosi paura l’un l’altro e… hmmm… sarebbero anche buoni amici tra loro.

Molte band sono citate come vostre influenze, anche se nessuna sembra veramente adattarsi al meglio. Quali band vi hanno fatto amare la musica? Quali ascoltate oggi e quali apprezzate per l’attitudine?
Direi i DHG. È stato divertente quando hanno messo sulla loro home page tutte quelle pessime recensioni dei concerti con… mi sembra i Dimmu Borghildr… Mi piacciono le band che sono sono così fissate con la propria immagine e con quello che gli altri pensano di loro. È bello che una band possa avere dell’auto-ironia, senza diventare per questo soltanto una parodia di se stessa.
Al giorno d’oggi ascolto Robert Plant, Led Zeppelin, Japan, Emmerhoff, Melancholy Babies, Jethro Tull, King Crimson, molta musica etnica e molto altro. Non mi ricordo assolutamente cosa mi ha spinto a suonare… ho cominciato a suonare la chitarra classica, e poi a cantare. Ho cominciato a pensare fosse bello cantare quando ho cominciato ad ascoltare Led Zeppelin, Deep Purple, Savage Rose e Janis Joplin. Poi ho capito che era ancora più divertente quando ho sentito i Dead Can Dance, dato che Lisa Gerrard faceva un sacco di cose che avevo già provato da sola per scherzo, ma che mi sembravano molte belle!

Volete spendere qualche parola sulla produzione di “Orgasm”? In particolare magari sul suono molto pensate delle chitarre.
In studio c’è stata una specie di guerra a causa del suono delle chitarre: era così pesante che il basso sembrava non avere più ruolo, dunque anch’esso è stato abbassato un po’ di tono. Siamo stati senza bassista per molto tempo durante le nostre prove, dunque è quasi diventata una consuetudine non averlo, e i nostri chitarristi possono aver compensato con un suono di chitarra pesantissimo… che ne dici Ole?

Ole Marius (chitarra) – Sì, è vero che durante le prove abbiamo utilizzato un suono molto pesante delle chitarre per compensare la mancanza del basso. Ad ogni modo, sia io che Eivind siamo dei fans delle chitarre ritmiche molto pesanti, perciò siamo stati d’accordo nel tenerle così. Abbiamo provato molti suoni differenti, ma non c’è stato alcun dubbio, almeno nella mia mente, che i pesanti riff su “Orgasm” meritassero un suono del genere. Penso che poi aggiungano un maggiore contrasto tra le parti pesanti e quelle pulite. Abbiamo infatti reso il suono delle chitarre pulite sull’album molto “debole”, così che alla loro entrata, i riff pesanti fossero un vero pugno in faccia.

Il mio highlight dell’intero album è il break al centro (4 minuti) di “Burning Bridges”. Puoi spiegarci come è venuto fuori quel pezzo? A parte questo, ci sono degli altri pezzi che vi siete divertiti particolarmente a suonare?
Ho ascoltato l’album giusto ieri, ma non riesco proprio a rispondere! Ci sono highlight dappertutto! (ride) Era molto divertente quando qualcosa di nuovo veniva fuori, cose che non avevamo provato in precedenza. Assoli di chitarra, percussioni, l’introduzione di batteria all’inizio dell’album e gran parte del cantato. Non avevo pianificato molto il mio cantato e Pete (bassista e camntante maschile) non aveva pianificato nulla, perciò è stato molto bello vedere come le nuove idee miglioravano l’album.
La parte a cui ti riferisci è cominciata come un tema di tastiera, ma gli altri hanno aggiunto poi molte cose strane, dunque il cantato è dovuto diventare altrettanto strano! I testi che canta Pete sono più o meno così: “Don’t worry, my intention is not to tell you about…” ed io lo interrompo cantando: “Lalalalala I’m not listening”, dato che sta per dirmi qualcosa che non voglio sentire (ride)
[PAGEBREAK] Cosa pensi delle band di quel genere che preferiscono la tecnica al feeling?
Hum… è difficile da dire… come faccio a dire quando la musica è suonata con sentimento o no? Per esempio, io canto con molti diversi sentimenti e mi sento completamente straziata quando lo faccio, anche se ho letto recensioni secondo le quali canto soltanto in base alla tecnica, non mettendoci nessun sentimento. Potrei non essere in grado di comprendere quando le persone mettono dei sentimenti in musica e quando no, dunque non lo so. Ma… hum… prendi per esempio una band come gli Spiral Architect: molta gente dice che sono strettamente tecnici e che non mettono nessun sentimento in musica, e che per questo motivo è difficile ascoltarli. Non li ho ascoltati molto personalmente, ma percepisco comunque un sentimento dalla loro musica. Non mi interessa dunque se loro ce lo mettono o meno, dato che io lo percepisco lo stesso da qualche parte… Confronta questo con le ballad strappalacrime di, per esempio, Mariah Carey o chiunque altro: sono probabilmente piene fino all’orlo di sentimenti, ma non mi interessano le loro stupide canzoni d’amore dedicate ad un uomo dopo l’altro, per me è musica emozionalmente piatta.

Il tuo stile di cantato va dalle carezze melodiche alle urla pazze. Ce n’è uno che preferisci tra gli altri, in studio o dal vivo?
È difficile da scegliere, li amo tutti quanti, ma è comunque un bel colpo cantare in un certo qual modo in uno stile fastidioso, urlare ed utilizzare davvero i polmoni e lo stomaco. È anche molto gratificante cantare cose molto graduali che vanno su e giù di tono dal vivo, e sentire che funzionano davvero, nonostante sia molto difficile metterle in atto dal vivo, dato che il monitoraggio è solitamente poco buono.

Quando decidi come cantare ciascun passaggio?
In momenti differenti. Può essere quando proviamo i riff, oppure direttamente in studio di registrazione. A volte sono molto lenta nello scrivere i testi, cerco di cantare qualcosa che si adatti alla musica o faccia contrasto con essa, e quindi scrivo dei testi che si adattino a quelle sensazioni. Quando invece ho i testi di fronte, solitamente canto in un modo che possa illustrarli oppure che dia degli indizi su come i testi siano da interpretare.

Ci sono delle influenze folk nel tuo cantato, potresti nominarle e darci delle motivazioni per esse?
Ho cominciato ad apprezzare un ensemble medioevale chiamato Sarband parecchi anni fa. Hanno membri europei ed arabi e suonano musica da molti paesi, sono semplicemente fantastici, perciò volevo imparare ad utilizzare la loro tecnica. Così ho cominciato a cantare insieme ai loro dischi e mi sono interessata sempre più alla musica folk. Natacha Atlas, Fadia el-Hage, Sussan Deyhim, Asha Bhosle, Najma Akhtar sono i nomi di grandi cantanti da cui ho imparato molto, così come da Sainkho Namtchylak, Yma Sumac ed altri di cui non conosco i nomi…
C’era uno spezzone di una cantante indiana in una canzone del film Exotica in cui lei andava incredibilmente in alto con il tono, così HO DOVUTO imparare quella tecnica. A seguire ho cominciato a pensare che forse il tono era stato alzato in studio… ma ho imparato comunque una tecnica utile, quindi non mi interessa!

Per quanto riguarda la grafica: come mai disegni delle copertine così stravaganti?
Because it ruuuuuuuuules!!! Ecco perché! Disegno tutto quello che mi dà delle belle sensazioni. Credo di doverle disegnare solo perché mi piacciono così tanto… è tutto connesso nella mia mente: la musica, i testi, i disegni, dunque queste cose si influenzano tra loro e generano altre idee. Mi piace usare ognuno di questi tre aspetti di un album per illustrare ciascuno degli altri ed avere anche qualcosa in più dalla loro somma.

Ultimi complimenti per la back cover del disco… IT SIMPLY RULEZ!
Grazie! È stato molto divertente disegnarla ed è divenuta molto più dettagliata di quanto pensassi. All’inizio era soltanto un disegno che avevo fatto ad una festa quando ognuno suggeriva delle diverse versioni degli Atrox. Ci siamo divertiti talmente tanto quella volta e quando abbiamo riguardato i disegni che ho dovuto utilizzarli per la copertina (ride).

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