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Il nero che si specchia

Gli Aucan ci azzeccarono proprio quando nel fu 2011 pubblicarono “Black Rainbow”, album balzato agli occhi non solo degli italiani, ma anche del resto d’Europa.

Parliamo di un trio bresciano che ci sa fare con l’elettronica e soprattutto con la sperimentazione – cosa alquanto rilevante in un paesaggio musicale troppo spesso piatto -, mica patatine.

Il 2012 è l’anno dei remix: undici brani reinterpretati da variegate personalità del campo d’azione della band, quali Cecile, Mc Dalek, Niveau Zero e Shigeto. Tracce che già di per sé pompano l’ego di chiunque le ascolti vengono ulteriormente messe a fuoco dalle lenti con cui i colleghi guardano il progetto primitivo del gruppo.

Essendo un disco non del tutto inedito (nel senso che comunque i pezzi si sapevano a priori grazie all’uscita dell’originale) l’effetto che potrebbe sortire si può riassumere in due concetti: il rifiuto totale o l’apprezzamento disinvolto.
Si sa che l’audicence è molto severa con chi cambia il corso degli eventi plasmati dall’artista preferito, attenzione quindi in caso di delusioni – noi un po’ inappagati lo siamo.

Pro

Contro

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