Home > Interviste > Audrey Horne: Live in Bergen

Audrey Horne: Live in Bergen

I norvegesi non sono certo tipo aperti e chiacchieroni. Sicuramente a Bergen vivono con i piedi per terra e non si montano la testa, ma non ci vogliono comunque rivelare i segreti che si nascondono dietro la clamorosa esplosione degli Audrey Horne e della loro musica. Forse, allora, esiste anche qualche altro tratto in comune con la popolazione della sinistra cittadina americana…

Il nostro magazine tratta temi musicali e cinematografici, quindi puoi aspettarti qualche domanda in più del solito su David Lynch e derivati. Ormai sarà diventato il vostro incubo!
Cominciamo dall’inizio: come sono cominciati gli Audrey Horne e perché hanno deciso di chiamarsi così?

Gli Audrey Horne nascono dall’unione di membri di altre band, provenienti da generi musicali differenti, che hanno cominciato a suonare assieme per divertimento. Abbiamo quindi cominciato a scrivere canzoni ispirate dai gruppi con cui siamo cresciuti e, notando che sembravano funzionare bene, abbiamo deciso di fare sul serio, cominciando a suonare in giro e procurandoci un contratto discografico. Tutto è cominciato cinque anni fa e il nome del gruppo deriva dalla passione dei membri del gruppo per i lavori di David Lynch. Stavamo cercando qualcosa che non fosse troppo banale e che non svelasse immediatamente cosa ci si nascondeva dietro, che incuriosisse le persone. È pieno di band il cui nome dice tutto sulla musica che rappresenta, mentre Audrey Horne suona bene e non è un tipico nome da gruppo hard rock.

Venite da Bergen, un posto ben noto ai cultori del black metal e che, in qualche modo, potrebbe essere raffrontato con la cittadina di Twin Peaks. Pensi che le due atmosfere possano avere qualcosa in comune?
Bergen è davvero un ottimo posto per suonare in un gruppo, è molto vitale per essere una città così piccola. Ci sono tantissimi musicisti e tutti frequentano gli stessi posti e si conoscono l’un l’altro. Anche se è soltanto una piccola città, Bergen è molto, come dire, trendy. Siamo influenzati dalla musica e dalle immagini che provengono da tutto il mondo. È davvero un luogo ideale, è molto facile contaminarsi a vicenda in una situazione del genere e, non a caso, qui si è sviluppato molto il black metal, un genere non convenzionale.

Potremmo fare un paragone: il vostro successo musicale ha rotto la tranquillità che vivevate nella vostra cittadina, un po’ come la morte di Laura Palmer ha rotto quella apparente di Twin Peaks?
Sì, direi proprio di sì! Bergen è davvero semplice, si vive con i piedi per terra. Anche se c’è una grossa comunità artistica, tutti si conoscono e sono molto calmi e tranquilli. Non è come vivere a New York, dove puoi mentire, costruire un’immagine di te stesso, senza che mai nessuno ti scopra, da noi tutto questo non è possibile, occorre essere onesti, e questo è un bene. I gruppi che vengono da una grande città, come Londra per esempio, spesso non riescono a reggere l’hype e tutto il mondo delle etichette e della promozione che li circonda. Tutto questo ti porta distante dalla vita di una band media e ti fa distrugge in fretta.
In questo senso Bergen può essere simile a Twin Peaks.

Come siete arrivati ad elaborare il vostro mix di grunge e nuove sonorità, ispirato a gruppi come Alice In Chains e A Perfect Circle, a partire dal metal a cui eravate abituati?
È semplicemente quello che è venuto fuori cominciando a suonare insieme. Suonavamo musica ispirata dai grandi gruppi da cui abbiamo imparato tanto, come Iron Maiden, Kiss, Motley Crue da una parte e Faith No More, Soundgarden, Alice In Chains dall’altra. Ormai però non siamo più negli anni ’80 o ’90, oggi il nostro sound è adeguato a quello che siamo oggi, in relazione a quello che è stato.

Ho potuto notare sul tuo MySpace che sei un grande fan dei Kiss…
Sì, assolutamente! Sono cresciuto con i Kiss, tappezzavo le mura con i loro poster, mi dipingevo il viso come loro. Il nostro sogno era quello di essere come loro, i Kiss sono per me la definizione perfetta di quello che è una rock band.
[PAGEBREAK] Parlavamo del grunge, un genere strettamente legato ad un luogo e un tempo: pensi sia possibile e abbia un senso suonarlo altrove e in un altro periodo storico?
Il grunge nasce come movimento di rivolta nei confronti del metal, un genere che si stava ripetendo in modo stantio fino alla morte. Questa musica viene da Seattle, un luogo molto simile a Bergen, piove molto e ci sono atmosfere simili.
Rispetto a noi, comunque, il grunge era più influenzato dal punk, cosa che invece non ci appartiene affatto.

Vorrei chiederti se pensi che esista, tra musica, immagini e tutte le altre forme di espressione artistica, una via più appropriata per dare vita a ciascuna sensazione o idea da comunicare. Oppure se, nella tua opinione, siano tutte equivalenti e il motivo per cui si sceglie l’una o l’altra sia dovuto al caso o all’educazione che si è ricevuta.
In un certo senso, qualsiasi cosa può essere espressa in musica, immagini, danza, teatro o qualsiasi altra cosa. La musica è forse un’esperienza più completa, che coinvolge orecchie, occhi – se si tratta di un concerto – emozioni e anche il corpo. Altre forme d’arte invece sono pià limitate, da questo punto di vista. Per questo motivo, la musica è una via così forte per esprimersi, perché dà accesso a molti livelli diversi.

C’è un modo di creare l’atmosfera perfetta per l’ascolto della vostra musica?
Puoi pianificare quello che vuoi, preparare tutto quanto, le luci, il palco, tutti i dettagli… ma l’atmosfera perfetta viene da sé. Ci siamo trovati spesso in situazione in cui tutto andava perfettamente senza che ce lo aspettassimo. Ad esempio questo accade quando sei in un piccolo club e non ti aspetti grande affluenza ma il posto si riempie, oppure a volte capita di essere molto stanchi, ma di dare vita ad uno show incredibile.

Vi piacerebbe avere un apporto visivo ai vostri show?
Ne abbiamo parlato davvero molto. Non lo faremo in questo momento, anche se ci piacerebbe molto fare cose del genere: proiettare immagini dietro di noi mentre suoniamo, avere dei giochi di luce particolarmente creativi, qualcosa tipo i Kiss, ad esempio, sarebbe bellissimo. I gruppi di solito si dividono tra quelli che vogliono fare arte e quelli che vogliono divertire. A noi piacerebbe fare entrambe le cose. Siamo consapevoli di essere una rock band, il che comporta una forte dose di intrattenimento, perciò in futuro ci piacerebbe migliorare anche il lato visivo dei nostri concerti.

Come ultima domanda vorrei chiederti se, per te, comporre musica è più una questione di energia e sudore in un garage, oppure atmosfera e riflessione sedendo ad un tavolo di legno, affianco ad un demone e avvolto in una fitta coltre di fumo. Inoltre vorrei sapere se la tua opinione in merito è cambiata nel corso degli anni.
Sicuramente quando si è giovani la musica è tutta una questione di energia, vuoi essere più duro possibile e passi il tempo a saltare da una parte all’altra del palco. Adesso sicuramente siamo più attenti ad altri aspetti. Al giorno d’oggi, a volte ci capita di sederci in studio e comporre in un’atmosfera molto rilassata, altre volte invece balziamo in piedi, imbracciamo gli strumenti e cerchiamo di suonare mettendoci tutta l’energia possibile. Gli Audrey Horne, comunque, danno molta importanza alle atmosfere, non cerchiamo di essere duri e violenti, non è questo che ci interessa, ma cerchiamo di curare più aspetti possibile.

Scroll To Top