Home > Recensioni > Audrey Horne: No Hay Banda
  • Audrey Horne: No Hay Banda

    Audrey Horne

    Loudvision:
    Lettori:

Affascinati dal crepuscolo della modernità

Due citazioni lynchane ed è amore a prima vista.
Non c’è Angelo Badalamenti a orchestrare gli ex di Enslaved e Gorgoroth, non ci sono grimness né face painting, bensì un nu grunge che sa essere vibrante, grandioso e avvolgente. Qualche parallelo con gli A Perfect Circle si potrebbe pure azzardare, per l’alone oscuro che circonda il modern rock metallizzato degli Audrey Horne, ma “No Hay Banda” rifugge le catalogazioni più facili: all’assalto all’arma bianca dell’iniziale “Dead”, richiamato dai riff compressi che costellano il disco (cfr. la concitata “Get A Rope”, la sguaiata “Blackhearted Visions”), rispondono frequenti linee melodiche che spaziano da confessioni sofferte a deviazioni filtrate, mantenendo sempre quell’accento oscuro e malato senza il quale non si avrebbe alcun diritto di citare il leone d’oro alla carriera David Lynch. Punto chiave del disco è la centrale “Candystore”: un coro fin troppo mieloso che si appiccica viscido alla fronte, un parlato da narratore dell’apocalisse e un loop chitarristico da infarto. Da una parte e dall’altra, pochi punti morti e nessuna fenditura in un monolite di post-grunge avvolto da una nebbia di romanticismo dark.

Scroll To Top