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Electronique

“Elettrica gioia da dancefloor che li porterà ad entrare nel grande circuito”. Così NME, importante rivista musicale anglosassone, aveva apostrofato l’ultimo lavoro del trio composto dai londinesi David, Russell e Robin.

La loro è un’elettronica fortemente connessa al terreno della dance, solcato più e più volte dagli artisti emergenti di questi tempi.
Tredici sono i brani puramente dediti alla cultura danzereccia da discoteca – o se proprio da club, che fa figo -, in cui i sintetizzatori e i suoni campionati si intersecano come rette dal beat infinito, mentre l’indomita scansione ritmica rivitalizza qualunque individuo sia anche lontanamente passivo.

Si sentono chiare e forti le influenze di colleghi nel genere: Fischerspooner, The Faint e Digitalism primi tra tutti.

I testi di canzoni del genere non sono nemmeno da prendere in considerazione, vista la loro funzione da defibrillatore per le masse in movimento.
Tecnicamente, l’uso delle macchine che creano l’insieme sonoro delle basi a volte tocca la sperimentazione, benché veramente alla leggera.
Di sicuro il trio non è stato ancora fagocitato dal mainstream della dance europea.

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