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Non è più una novità il fermento che anima la cinematografia anglofona in campo fantascientico, ma rimane sorprendente la cadenza annuale con cui anche dal blocco ispanico del mondo arrivi almeno un film sci-fi degno di nota. A volte recuperare questi titoli è faccenda da cinefili, altre, come nel caso di “Automata“, di pazienza: il film, coprodotto da un team variegato di nazioni, si è fatto notare nel 2014 e arriva oggi nelle nostre sale.

Reduce dalle fatiche del mugnaio, Antonio Banderas veste i panni di Jacq Vaucan, un assicuratore della ditta che ha donato all’umanità le prime unità robotiche nel vano tentativo di fermare la desertificazioni e ora si trova ad arginare i danni provocati dalle stesse, che contro ogni previsione sembrano ora in grado di superare il rigido protocollo che impedisce loro di avere coscienza di sé.

Il film di Gabe Ibáñez non è sorprendente né entusiasmante come altre pellicole del recente passato “fantascientifico indie” (penso al bellissimo e purtroppo ancora inedito “Europa Report”, ad “Aurora” o al piccolo capolavoro “Moon”) ma si tratta comunque dell’ennesima buona pellicola d’ispirazione asimoviana che ribadisce una verità molto confortante: nel 2015 anche con un budger contanuto e lontano dai clamori di Hollywood si possono confezionare film con androidi e altri effetti speciali di livello più che dignitoso, rendendo la fantascienza un genere percorribile per tutti con un po’ di astuzia e parsimonia, e non solo una faccenda per studios milionari.

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