Home > Recensioni > Autumnblaze: Perdition Diaries
  • Autumnblaze: Perdition Diaries

    Autumnblaze

    Loudvision:
    Lettori:

La sottile arte del prendere ispirazione da

Gioiscano i fan dell’ex goth metal evolutosi in goth rock.
I Katatonia sono tornati prima del previsto.

“Perdition Diaries”, infatti, è il sorprendente ritorno della band di Jonas Renske. Band che ha deciso di stupire i fan facendo un passo indietro nella costante evoluzione delle proprie sonorità, riproponendo inaspettatamente quelle che li avevano fatti grandi ai tempi di “Brave Murder Day”: riff ipnotici, growl e, ogni tanto, qualche smetallata di doppia cassa per non scontentare nessuno. L’influenza dei Cure è sempre evidente, come lo è quella di alcuni contemporanei tipo i Paradise Lost.

Non gioiscano troppo, però, i fan eccetera. In “Perdition Diaries” manca, purtroppo, l’ispirazione che caratterizzava i vari “Dance Of December Souls” e il già citato “Brave Murder Day”. Mancano le grandi canzoni, le melodie ficcanti, e anche la voce pulita, quando spunta, non è all’altezza dei fasti del passato. Peccato, da questi nuovi/vecchi Katatonia ci si aspettava molto di più.

Poi vai a leggere i credit del disco e scopri che, stupore!, gli Autumnblaze non sono i Katatonia sotto falso nome. E quindi abbassi ancora un po’ il voto, perché “Perdition Diaries” è quasi scandalosa come operazione di plagio.
Anzi, togliete il “quasi”.

Pro

Contro

Scroll To Top