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  • Autumnblaze: The Mute Sessions

    Autumnblaze

    Data di uscita: 07-02-2004

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Ecco l’inedita e inevitabile sessione acustica

Quinta release, se includiamo nella loro discografia il MCD “Lighthouses”, che i fan degli Autumnblaze riconosceranno familiare dai titoli. Altro non si tratta infatti se non di una raccolta di canzoni, in versione acustica, dai full length “Bleak” e l’acclamato “Mute Boy, Sad Girl”, il loro lavoro più maturo ad oggi. Gli Autumnblaze si spogliano di qualsiasi artificiosità, e propongono un suono semplice e caldo. Si può apprezzare un mood costante lungo l’intera opera, una produzione che esalta la bellezza del suono chitarristico mettendo a nudo la qualità del songwriting del gruppo. La scelta artistica di per sé è invalutabile, dal momento che la scelta di proporre canzoni già conosciute in una veste diversa fa capo al gusto degli artisti in questione. E la reazione può essere solo soggettiva. Ci sono a mio avviso, tutti i presupposti della godibilità. Arpeggi melodici e delicati, melodie che compiono il loro giro completo, lasciando l’ascoltatore pienamente soddisfatto della coerente composizione, del pieno sfruttamento della bontà melodica. Si possono trovare momenti di dolcezza, carichi di coinvolgimento e intensificati grazie a trame più veloci e complesse in canzoni com “The Nature Of Music”. “Bleak” mantiene il suo fascino parzialmente cupo, lievemente malinconico e dolce, essendo più minimale negli arrangiamenti e quindi più asciutta ed espressiva. Sorretta dalla melodia di chitarra principale è la successiva “It Never Felt Like This Before”; la staticità viene compensata da piccole variazioni espressive apposte nel susseguirsi delle strofe e dei ritornelli. In generale questo disco si propone come un’interessante esplorazione della musica degli Autumnblaze, approfondimento che fa fortemente leva sul vostro interesse per il gruppo. Di per sé, molto spesso risulta costantemente piacevole, ma se per voi questo è il primo approccio al loro repertorio, rischierete di distinguere poco o niente all’interno di un’omogeneità dominante, che tende inoltre ad appiattire il tutto allo stesso livello qualitativo. Ad esclusione dell’eccellente feeling acustico di “Scared” che ingiustamente finirebbe per risaltare anche sulla validità delle precedenti. Generalmente, a livello compositivo ci sono molte melodie transizionali, la voce del cantante è asservita alla musicalità e all’emotività, meno all’espressività. Ecco perché l’intero lavoro rischia di scivolarvi via senza che riusciate ad afferrare e far vostro qualcosa. Perciò è consigliato caldamente l’ascolto successivo, o almeno insieme ad uno dei due dischi da cui queste tracce provengono.
Lavoro pregevole, mainly for fans.

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