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  • Autumnblaze: Words Are Not What They Seem

    Autumnblaze

    Data di uscita: 02-11-2004

    Loudvision:
    Lettori:

I gufi non sono quello che sembrano…

Autumnblaze: dalle “Mute Sessions” alla riconferma di un talento che ora, strizzando l’occhio ai Cure e ai Radiohead, si può tranquillamente affiancare alle realtà più o meno in luce del melancholic rock, dagli Anathema agli Sham Rain. Ma in modo estremamente originale.
Il songwriting degli Autumnblaze è un amalgama di umori tradotti con strumenti acustici e chitarre elettriche, bilanciati così bene da dare il risultato di un insieme inscindibile. Arpeggi delicati, carezzevoli riff elettrici, ampio uso del delay, con una produzione che esalta il calore del sound, soffuso e mai radicale. Ecco perché noterete come sia facile entrare in un determinato mood durante l’ascolto: è l’ipnotica quiete in cui si stempera una lamentosità dolce, omogenea, continua, fluida, dove tutti i cambi di movimento sono solo sfumature. Così, all’inizio di “Where My Soul”, il refrain elettrico iniziale, grave e profondo, si scioglie in un limpido e sottile intreccio di caldo basso e chitarra acustica, mentre nel suo svilupparsi il ritornello esalta la voce di Markus B., in bilico tra la l’emozione rotta e una sicura dizione che dà consistenza alle linee vocali. Il lavoro chitarristico varia continuamente, anche nell’esecuzione degli stessi pattern, sottolineando con una prestazione più elaborata i momenti di maggior intensità. Lo stesso brano ci porta a saliscendi d’intensità, a una malinconia turbata dalla coesistenza di scream di sottofondo, all’unisono con la linea vocale pulita, quasi un’interferenza inquietante nella già fragile atmosfera. Dopo un assolo di apprezzabile emotività, si viene catturati dalle percussioni di “To The River”, che impostano un tempo ad ampio respiro su cui il cantato dipinge le prime sfumature; poi emerge il mirabile, eccellente, lavoro solista della chitarra, in armonia sul giro di accordi che accompagna il verse. Quest’ultimo è notabile anche grazie al senso di continutà con il chorus il quale, invece di ritagliarsi un ruolo prominente, si sviluppa con intimismo lasciando al discorso musicale generale il ruolo portante; caratteristica, questa, che dà al brano una capacità unica di ricompensare la continuità dell’attenzione da parte dell’ascoltatore, offrendo un finale immenso dove assoli di chitarra lamentosi e timbro vocale pulito accompagnato da un eco di scream laceranti, sono a dimostrare ottima sensibilità e grande maturità nel far funzionare elementi del passato del gruppo in un contesto melodico-decadente totalmente nuovo.[PAGEBREAK]“Message From Nowhere” esordisce con un pianoforte che nelle prime note richiama all’orecchio “Head Over Heels” dei Tears For Fears, ma poi si trasforma subito in un intimistico brano di chitarra acustica e pianoforte (quasi à la Antimatter) che manifesta una vena di electro-pop d’autore nel ritornello semplice ed efficace, sofisticato dal tocco di percussioni elettroniche e synth. Mentre ho avvertito una leggera flessione di innovatività nella pur buona seconda parte dell’album – fatta eccezione la bella cover di “Falling” di Angelo Badalamenti e tratta dalla colonna sonora di Twin Peaks – con la conclusiva “Blue Star” gli Autumnblaze confezionano un capolavoro di rara fattura: un lento ascendere di liquide note riscaldate al suono di percussioni mediterranee, un lavoro di arpeggi soffusi e delicatezza canora che cresce fino al punto di volta del brano dove il lavoro melodico delle chitarre ritmiche suona subito accorato e sublime; a cornice della voce del cantante, che lascia ogni linea vocale spegnersi sulla successiva con un’ottima alternanza tra espressività drammatica e una più tenue. Otto minuti per la migliore testimonianza del talento di Markus B. e la sua band.
Sebbene sia un disco che si ritaglia una nicchia di ascolto ben definita e si faccia ascoltare al meglio in determinati stati d’animo, è innegabile il capolavoro di stile e di sentimento, nonostante il carattere intimistico della musica degli Autumnblaze possa richiedere ripetuti ascolti prima di rendersene conto. Segnalo inoltre per i collezionisti e per chi volesse approfittare anche di materiale extra, l’uscita di “Words Are Not What They Seem” anche in digipack limitato, con bonus CD e tre brani in più: due inediti, ovvero “Blue Trip” e “Sounds Without Words”, e un’estensione della cover di “Falling” di Badalamenti comprendente anche il “Laura’s Theme” da “Twin Peaks OST”.

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