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  • Avantasia: The Metal Opera Part II

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Un lungo e dolce addio

“The Metal Opera part II” è stato composto insieme al suo predecessore e ne mutua gran parte delle caratteristiche. Non c’è nulla di più facile, allora, di convincere tutti coloro che hanno apprezzato la prima parte del fatto che troveranno anche questa volta pane per i loro denti.

Si potrà certo affermare, come ammette lo stesso Tobias, che Avantasia non ha affatto contribuito all’evoluzione del genere, ma l’intero progetto si è rivelato un grande successo grazie all’elevata qualità messa in gioco, sia dal punto di vista compositivo, che da quello degli interpreti chiamati a dare vita ai personaggi ideati da Sammet. Le new entry della seconda parte sono i soli Bob Catley ed Eric Singer, che si vanno ad aggiungere ai soliti noti della scena power (DeFeis, Kiske, Hansen, Matos, etc.), con Markus Grosskopf, Alex Holzwart e Henjo Richter come strumentisti a tempo pieno.

“The Metal Opera part II” comincia esattamente dove la parte I si era interrotta e il caso ha voluto che fosse il turno di una canzone molto lunga, tanto da superare i quattordici minuti. “The Seven Angels” è la traccia più intrigante del disco, con una pausa centrale atmosferica di un paio di minuti: chi si lamentava della possibile monotonia di Avantasia sarà certamente confortato da questo sorprendente e variegato episodio.

Dopo il primo quarto d’ora si torna su dei canoni più convenzionali con canzoni dirette, melodiche e potenti: “No Return”, “Neverland”, “Chalice Of Agony” e “Memory” sono marchiate dal tipico stile Avantasia. Vi sono comunque anche altri aspetti che rendono la parte II distinguibile dalla parte I. Il primo accenno arriva in contemporanea con l’ingresso di una nuova voce: Bob Catley, forse per la sua estraneità all’ambiente power, fa vivere al disco sensazioni differenti, in particolare con l’eccezionale ballad “In Quest For”. Il momento felice continua con “The Final Sacrifice”, la canzone più dura del lotto, grazie all’apporto del divino DeFeis. La conclusiva “Into The Unknown” si apre con l’angelica voce di Sharon Den Adel e prosegue in un alone di magia soffusa che rende l’addio estremamente triste, con la consapevolezza che queste sono le ultime note targate Avantasia.

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