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  • Avantasia: The Scarecrow

    Avantasia

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Bello senz’anima

Spesso le parole valgono meno delle note, nel mondo della musica, così come le promesse cedono spesso di fronte ad esigenze più o meno artistiche. Oppure accade di crescere e di cambiare, diamo a Tobias Sammet la possibilità di accaparrarsi questa come motivazione per la resurrezione del progetto Avantasia, alla cui eccellente Metal Opera succede questo nuovo concept, di cui “The Scarecrow” è soltanto la prima parte.

Il nuovo capitolo si presenta con le caratteristiche di una rock opera inevitabilmente più matura, in alla doppia cassa e al rifferama da headbanging si sostituiscono orchestrazioni ariose e un lavoro di chitarre più classico. Sammet non elimina del tutto la componente metallica, egregiamente rappresentata dal ritmo incalzante di “Another Angel Down” e dall’epica dell’helloweeniana “Shelter From The Rain”, ma la alterna ad un corposo spaccato sul rock classico, che va dalla divina leggiadria di “What Kind Of Love” alla cupezza mefistofelica di “The Toy Master”.

Il tutto costituisce un corpus coeso, seppur non costante, e di grande qualità formale, anche soltanto per l’usuale nobiltà delle voci convocate a interpretare i personaggi del nuovo concept. Quello che manca, invece, è un tratto distintivo forte, che possa trascinare “The Scarecrow” fuori dalle sabbie mobili dell’autocompiacimento, giustificato da un impacchettamento a regola d’arte che nasconde, da un lato esibizioni metalliche che si adagiano rigidamente sullo stile già consolidato dell’autore tedesco, dall’altro formalizzazioni classiche di rock sinfonico senz’anima e vero sentimento.

Per chiudere il cerchio sulle parole dell’autore, ricordiamo alcune parole contemporanee a sostegno della sua sensibilità artistica: Anyone who downloads music illegally is an enemy of true art and the Metal spirit. It is frustrating because in a few years it will be impossible for most bands to produce albums, which will kill our music in the long term. Thencheap and crappy Hip Hop-productions produced at home will take over completely.
Sarà la commercializzazione senza scrupoli oppure il download illegale e uccidere la vera arte? Ai posteri l’ardua sentenza, se i presenti non l’hanno ancora capito.

Alessandro Ballini
[PAGEBREAK]Avantasia se ne frega

2001: Avantasia: un successo.
Inattesa, inaspettata, una sorpresa. Il sorprendente lavoro di un ragazzotto tedesco all’apparenza belloccio, che alla prova del fuoco ha mostrato una scorza non comune. In due episodi.
Avantasia che finisce.

2008: Avantasia che risorge, maliziosamente per ragioni che poco hanno a che fare con la magia che ha raccontato, o forse chissà.
Avantasia fenomeno power-metal aperto a tutto ciò che è storia del rock, con gustose incursioni in altri territori. Avantasia creatura che piano piano sta prendendo vita autonoma: dopo essersi affrancata, nel sentire comune, dallo status di “side-project del cantante degli Edguy”, presto o tardi si divincolerà anche dall’aura di Sammet stesso, e con ogni probabilità sarà ricordata come una delle entità che negli ultimi anni più hanno dato alla storia del rock più duro. Pur non inventando nulla. In virtù soprattutto di una proposta ispirata, varia e sorprendentemnete fresca, nonostante la vecchiaia degli ingredienti che racchiude in sé. Così è stato per i suoi primi due capitoli, così è per “The Scarecrow” e successore.

Avantasia che risorge, appunto.
E in mancanza di quell’effetto sorpresa che pure tanto ha significato per lei, in passato, oggi mette in mostra melodie più curate, equilibrate e sì, tutto sommato, spesso più facili. Ma di gusto. Avantasia che cresce?
Avantasia che gode delle chitarre di Sacha Paeth, eleganti e lontane dal tocco bovino-metallaro-dilagante, e che pure mai fanno mancare potenza e convinzione.

Avantasia che cambia. Line-up innanzitutto, con l’ingresso, accanto a Michael Kiske (figura chiave), Bob Catley (carismatico) e Oliver Hartmann (sottovalutato), di Jorn Lande (imprescindibile), Roy Khan (carismatico e sinistro), Alice Cooper (semplicemente il “Toy Master”) e Amanda Somerville – la cui presenza conferma il talendo di Tobias nello scegliere le proprie cantantesse, dopo che con il primo album della sua avventura solista aveva portato alla ribalta un’allora sconosciuta Sharon Den Adel (oggi sempre più rockstar).
Avantasia che fa parlare di sé. Avantasia che spiazza ancora e Avantasia che per tutti i metallari/rockettari della second new wave (sarebbe quella dopo il grunge, passateci il neologismo) è ormai un’istituzione. Anche se non appartiene più all’immaginario fantasy.
Avantasia più matura, più concreta e riflessiva nei testi, Avantasia a tratti addirittura chiaramente autobiografica.
Avantasia che, crescendo, potrà non convincere alcuni per la sua ambizione, che pare inarrestabile; anche oggi, più di ieri, che ha una posizione da difendere.

Ma lei non si accontenta più.
Avantasia headliner al Wacken Open Air 2008, Tobi Sammet che ride, Avantasia che ammicca.

Avantasia che fa compagnia come un vecchio amico, mentre in un modo o nell’altro, a torto o a ragione, se ne frega di tutto e tutti – delle critiche che la vorrebbero troppo ruffiana e puttana innanzitutto, e del suo passato poi. In fin dei conti, continuando a piacere così com’è.

Vincenzo Pignataro

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