Home > Recensioni > Avi Buffalo: Avi Buffalo
  • Avi Buffalo: Avi Buffalo

    Avi Buffalo

    Loudvision:
    Lettori:

Non è che la primavera ci porterà via, ma quasi

Mentre scrivevamo questo, gli Avi Buffalo prendevano la patente, si diplomavano a scuola, venivano respinti dai bar in cui servono alcolici. La questione-età è talmente noiosa che non ne parleremo più. Sono giovani, giovanissimi, SO WHAT.

L’esordio di Avi Buffalo, al secolo Avigdor Zahner-Isenberg + tre colleghi, è orgogliosamente firmato Sub Pop: ecco che un po’ di conti tornano.
“Avi Buffalo” è un immediato, gioioso, prodotto di pop pieno di spigoli, con le chitarre protagoniste e irrinunciabili accompagnamenti delle tastiere. Un pop profondamente californiano, che guarda ai Beach Boys quanto ai compagni di etichetta Fruit Bats.
Due nature: da una parte, quella che si permette assoli sensati e protratti all’infinito; dall’altra, quella che osa i coretti più orecchiabili. Melodie facili, non per questo usa-e-getta.

È ovvio che debbano crescere – non si sta parlando di età anagrafica quanto di evoluzione musicale e testuale (nonostante le liriche si situino, felicemente, tra lo sfacciato e il romantico buffo – “Summer Cum” esempio assoluto). E, sì, la voce ha qualche acuto sgraziato e non sempre consapevole.
Comunque sia, quello che possiamo sentire in “Avi Buffalo” non è soltanto una precisa idea sul tipo di musica che la band vuole fare, è anche un debutto di gran qualità. La qualità, mi dicono, ha la sua importanza.

Pro

Contro

Scroll To Top