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Avrei voluto dirlo io…

C’è una cosa che non sapete, a meno che non siate dei fighi pazzeschi. Questa cosa è il fatto che in America è uscito “Zombieland”, un film con Woody Harrelson nella parte di un redneck fichissimo, Jesse Eisenberg nella parte del principio di indeterminazione, Little Miss Sunshine nella parte di una che spara ai barattoli. E poi Emma Stone, che AHIA. Ah, e Bill Murray nella parte di Bill Murray.

Un’altra cosa che non sapete è che “Zombieland” è un film stupendo, un survival road zombie pop meta- movie che racconta degli zombie che hanno invaso l’America – un po’ come tutti i film di zombie ambientati in America –, del viaggio di formazione di due uomini nel cuore di un Paese devastato e deprivato della sua identità – un po’ come “La strada” di Cormac McCarthy, solo che fa ridere – e di una gran quantità di cazzate divertentissime. Potrebbe essere lo zombie movie definitivo del nuovo millennio, andando ad affiancare “Shaun of the dead” e “Dead set” in questa specialissima classifica che MI SONO APPENA INVENTATO.

E poi, pensate!, c’è un’altra cosa ancora che non sapete: “Zombieland” è strapieno di frasi fichissime, di quelle che le senti la prima volta e pensi «AAAAAAAAAA ma che bello avrei TROPPO voluto dirla io!». Per esempio, a un certo punto del viaggio Woody Harrelson e PdI trovano questo parcheggiato davanti a una villetta. Le chiavi della macchina sono nel quadro. Il sedile posteriore è stipato di armi. È così che Woody Harrelson, sovrastato dalla felicità per un siffatto dono d’Iddio, esclama a gran voce «Thank God for rednecks!».

Ecco, raccontata così non fa un cazzo ridere. MA! Non è questo il punto che volevamo dimostrare! Il nostro scopo era, piuttosto, farvi riflettere sull’importanza di alcune frasi che segnano la scena clou di un film, quindi l’intero film, quindi l’intera annata cinematografica, quindi la cultura pop, quindi LE SORTI DEL NOSTRO PIANETA.

Permettendoci così di salvare alcune fochine tenerelle.

Ed è così che abbiamo selezionato, grazie a un metodo accuratissimo e assolutamente originale, le sette migliori frasi che, DIAMINE!, anche noi avremmo voluto poter dire. E, siccome siamo modesti, abbiamo deciso di aggiungere alcuni umili suggerimenti su come, se possibile, migliorare siffatte frasi. Contenti?
[PAGEBREAK] 7.
Il film
Gone with the wind (Victor Fleming, 1939)

La frase
«Frankly, my dear, I don’t give a damn»

Chi la dice, e quando
Rhett Butler, che è Clark Gable, prima di scomparire nella nebbia alla fine del film.
La dice a Will Scarlett O’Hara dopo che costei, per QUATTRO FOTTUTE ORE, ha compiuto gesti carini e gradevoli quali FARSI INGRAVIDARE DA RHETT NONOSTANTE DICESSE DI AMARE UN ALTRO, per poi scoprire che OH NO IO AMO RHETT e l’ho capito proprio ora che Rhett si è ROTTO I COGLIONI DI ME!

Perché avremmo voluto dirla noi
Forse per la soddisfazione di mettere a tacere definitivamente una puttanella viziata che sembra uscita da una versione rooseveltiana di “Cime tempestose”, solo che senza i fantasmi fichissimi ma con una cicciona di colore che dice un sacco di frasi buffe? Per essere i rappresentanti ufficiali della riscossa di tutti noi maschi vessati dai capricci delle signorine, schiavi senza volontà né speranza del pelo pubico, peraltro particolarmente abbondante negli anni in cui si svolge il suddetto film?
No, in realtà il motivo è più semplice.


Mmm, MASCHIO.

Potrebbe essere migliore?
Sì, se Rhett Butler soffrisse di sindrome di Tourette.

«Se te ne vai, che ne sarà di me?»
«Francamente, mia cara, me ne FOTTO IL CAZZO VAFFANCULO TROIA CACCA PUPÙ DEFORESTAZIONE RISCALDAMENTO GLOBALE MERDA AMICI DI MARIA DE FILIPPI»

[PAGEBREAK] 6.
Il film
Animal crackers (Victor Heerman, 1930)

La frase
«One morning I shot an elephant in my pajamas. How he got in my pajamas, I don’t know»

Chi la dice, e quando
Grouch Marx nei panni di Captain Spaulding, esploratore intrepido di ritorno da una pericolosa spedizione nell’Africa più nera, durante un party organizzato in suo onore. La trama del film comprende anche un dipinto rubato, gli uomini pesce, alcuni matrimoni, NESSUN GELATO e in generale una gran quantità di fratelli Marx che parlano di argomenti casuali.

Perché avremmo voluto dirla noi
In effetti, boh. Cioè, la frase è molto divertente, nonché ottima per aggiornare il proprio status su Facebook e ottenere almeno una 10ina (decina) di commenti divertiti, contenenti:

- numero 3 (tre) faccine tipo XD o =P;
- numero 1 (uno) commento di persona colta e saputa che scrive “I FRATELLI MARX!”;
- numero 6 (sei) varie ed eventuali, tra le quali probabilmente un paio di scambi di battute tra amici di Facebook che utilizzano lo status per parlare di tutt’altro.

Oltre a:

- numero 4 o >4 (quattro o maggiore di quattro) LIKES;

Potrebbe essere migliore?
Sì. SPERIMENTANDO!
Ora andrò ad aggiornare il mio status di Facebook, ed entro un paio di giorni sostituirò l’immagine qui sotto con uno screenshot del suddetto, per scoprire se avevo ragione oppure no.
Intanto, godetevi qualcosa di completamente diverso.


[PAGEBREAK] 5.
Il film
The wizard of Oz (Victor Fleming, 1939)

La frase
«Toto, I’ve got a feeling we’re not in Kansas anymore»

Chi la dice, e quando
Dorothy – o Dorotea, se volete attenervi alla traduzione italiana che io ricordo perfettamente da quando ero bambino ma di cui non si trova alcuna traccia sull’Internet, DANNAZIONE ALL’INTERNET! – rivolta al suo cane, un orrendo botolo nero e peloso miracolosamente scampato a una pietosa eutanasia per mano di UNA MALVAGIA STREGA qualche minuto prima.

Come fa Dorotea, una semplice ragazzina di campagna senza reale esperienza nelle cose della vita, a capire con un semplice sguardo di non essere più nell’amato Kansas e di essere finita in un luogo lontano e remoto?
Uhm, per esempio…


«E se fossimo finiti nel Nevada?»

Perché avremmo voluto dirla noi
Per poter godere della compagnia di un felino omosessuale e con i bigodini, di uno spaventoso costrutto di metallo senziente con un imbuto in testa e un ghigno folle stampato in viso e di un golem di paglia privo di articolazioni, per esempio. Sarebbe la miglior campagna di D&D dai tempi di quella in cui eravamo in una casa infestata dagli zombie e io ero un professore di paleontologia e poi c’era un treno fantasma che finiva in un’altra dimensione ma forse sto facendo confusione tra due campagne diverse.
E poi per avere finalmente la possibilità di usare la parola “Kansas” in una frase di senso compiuto.


«Frankly, my dear, I don’t give a Kansas»

Potrebbe essere migliore?
Sì. Semplicemente completandola.

«Toto, ho come la sensazione che non siamo più nel Kansas. Questo significa che le leggi federali non hanno più valore e la PETA è intrappolata in un’altra dimensione, quindi posso finalmente SCOPARTI A MORTE E POI STRANGOLARTI CON LE MIE MUTANDINE»


Mmm, sadozoofilia.
[PAGEBREAK] Bonus track
Il film
Pitch black (David “Katzee” Twohy, 2000)

La frase
«Looks clear»

Chi la dice, e quando
(disclaimer: d’ora in avanti, almeno fino a che non ve lo diciamo noi, immaginate che tutto ciò che segue sia scritto in CAPS LOCK CORPO VENTIMILA, che ci siano un sacco di cazzetti molto virili disegnati a bordo pagina, che vi siano cresciuti DUE spaventosi bicipiti sul braccio destro e una motosega laser zombie al posto del braccio sinistro)
Vin Diesel.
(disclaimer 2: a questo punto, avremmo voluto poter inserire una clip del film, contenente proprio la citazione di cui stiamo parlando E NESSUN’ALTRA! DAVVERO!, ma TuTubo ci ha fallito e ci ha impedito di nobilitare questa pagina a dovete. Impossibilitati a spiegare a parole il contesto e, di conseguenza, il significato profondo di suddetta citazione, ci vediamo costretti a inserire invece un link, il quale diverrà esplicativo qualora doveste riuscire a distogliere lo sguardo dagli occhi magnetici di Vin Diesel e a leggere piuttosto quel che si trova alla sua destra. Non preoccupatevi, non si arrabbierà. Per questa volta. Nel caso in cui, invece, vi steste chiedendo cosa c’entri questa frase con Judy Garland, sappiate che il seguito del “Mago di Oz” doveva essere originariamente ambientato sul pianeta di “Pitch black”.)

Perché avremmo voluto dirla noi


Per esempio.

Potrebbe essere migliore?

No.
[PAGEBREAK] 4.
Il film
Silence of the lambs (Jonathan Demme, 1991)

La frase
«I do wish we could chat longer, but I’m having an old friend for dinner»

Chi la dice, e quando
Anthony Hopkins, il quale, pur essendo nato dislessico, semiautistico e addirittura GALLESE, è riuscito, nei primi anni della sua carriera, a farsi amico Richard Burton e a farsi notare da Sir Laurence Olivier, studiando i suoi metodi, fino a esordire al cinema a fianco di Peter O’Toole, Katharine Hepburn e Timothy Dalton.
Nello specifico, Anthony Hopkins pronunzia suddetta frase dopo che bla bla Jodie Foster bla bla serial killer bla bla aiutare Jodie Foster bla bla dottore cattivo bla bla occhiali visione notturna bla bla a Jodie Foster piace la patata bla bla.
Tutto ciò mentre Anthony Hopkins è alle Bahamas.

Perché avremmo voluto dirla noi
Perché vorremmo tanto tanto essere alle Bahamas.

Potrebbe essere migliore?
Sì, se in questo momento qui intorno ci fossero LE FOTTUTE BAHAMAS, CRISTO.


[PAGEBREAK] 3.
Il film
The sixth sense (M. Night Shyamalan, 1999)

La frase
«I see dead people»

Chi la dice, e quando
Quel bambino bravissimo che ha fatto “Il sesto senso”, avete presente, no? Quello che ha una faccia talmente comune che, da dieci anni a questa parte, tutte le volte che in un film compare un bambino c’è sempre il genio nella stanza che dice «ehi ma quello non è mica il bambino del “Sesto senso”?». Da allora, “il bambino del ‘Sesto senso’” è diventato sinonimo di “giovane promettente quasi-attore che ha perso qualsiasi possibilità di fare carriera perché eccessivamente legato al ruolo che lo ha reso celebre, e probabilmente finirà i suoi giorni a diciassette anni, strafatto di eroina, vestito come un barbone, con la fiatella di Tavernello, soffocato dal suo vomito e dai miasmi delle sue stesse feci”. Un po’ come Macaulay Culkin se Michael Jackson non avesse cominciato a toccacciarlo e fargli all’amore.
Ah già! Il bambino del “Sesto Senso” dice questa cosa a Bruce Willis.

Perché avremmo voluto dirla noi
Bla bla BRUCE WILLIS.


«Ti amo, Bruce Willis»

Ah, e poi per poter raccontare fieramente agli amici di essere una delle fonti primarie di ispirazione dell’Internet per all’incirca qualche milione di cazzate di vario genere e natura.

Potrebbe essere migliore
Sì, sostituendo “il bambino del ‘Sesto senso’” con un altro topos tipico dei film hollywoodiani con i bambini strani che poi però non fanno carriera e finiscono a essere tocchicchiati da Michael Jackson ma non per forza, e cioè LA BAMBINA DI “THE RING”.
Sarà capitato a tutti: la compagna di classe con i capelli lunghi e neri, l’ultimo giorno di scuola, i Liquidator, Miss Maglietta Bagnata e BAM!, senza che nessuno abbia capito come né perché ecco che la compagna di classe con i capelli lunghi e neri sta USCENDO DA UN TELEVISORE con i capelli tirati sugli occhi e i capezzoli che spuntano dalla maglietta bianca – sempre che la compagna di classe con i capelli lunghi e neri fosse compresa tra quelle carine della classe e non tra quelle brutte.
Perché sapete, noi facevamo le liste, e davamo i voti, e per esempio io non avevo compagne di classe con i capelli lunghi e neri, ma mi ricordo che nell’altra sezione ce n’era una così e anche quando faceva LA BAMBINA DI “THE RING” era comunque un discreto tronchetto di patata.

Tornando a bomba – a proposito, sapevate che il paese di Bomba ha dato origine alla celebre espressione «Torniamo a Bomba», che sta a significare “riprendiamo il discorso dal punto in cui era stato interrotto”, e che l’espressione è stata utilizzata, per la prima volta, in un passo di una discussione parlamentare di Silvio Spaventa, che, più volte interrotto dai colleghi, nel momento in cui si stava riferendo al suo paese natale, ebbe a pronunciarla con viva esclamazione? –, si diceva di migliorare la portata di quella frase inserendo LA BAMBINA DI “THE RING”.
Ebbene, ecco perché.


«Giuro che NON HO RECITATO IN “S. DARKO”»
[PAGEBREAK] 2.
Il film
Dracula (Tod Browning, 1931)

La frase
«Listen to them. Children of the night. What music they make»

Chi la dice, e quando
C’è una tale quantità di ROBE FICHISSIME da dire su questa frase che non si sa da dove cominciare. Innanzitutto, il film è di Tod Browning, che oltre ad avere quasi il nome di un dolcetto buonissimo

è anche il regista di “Freaks” (1932), che, per chi non lo sapesse, è un breve film ASSOLUTAMENTE NON muto ambientato in un circo i cui protagonisti sono alcuni ORRIPILANTI ABOMINI DELLA NATURA, tra cui la donna barbuta, lo scheletro umano, due gemelle siamesi una delle quali sposata con un clown, il torso umano e MISTER LUI.
Dopodiché, il film vede come protagonista Bela Lugosi, del quale ovviamente sapete già tutto.
Infine, la frase stessa: ripresa così com’è dal romanzo di Bram Stoker, viene recitata in un inglese assolutamente improbabile (minuto 4:02) e degno di Niko Bellic,

diventando così una fonte infinita di ispirazione di vario genere, dalla più colta alla più squallida, fino ad arrivare al sublime che scoprirete solo voltando pagina.

Perché avremmo voluto dirla noi
Perché vorrebbe dire:

- essere Bela Lugosi;
- essere Dracula;
- vivere in un mondo pieno di musichette buffe anni ’30 e dove NON SONO ANCORA STATI INVENTATI I COLORI;
- che Christopher Lee ci fa una pippa;
- che abbiamo un cravattino stilosissimo.

Potrebbe essere migliore?
Sì.
Come?
In casi come questo, la risposta è una sola, e la conoscete benissimo.


[PAGEBREAK] Bonus track
Il film
Young Frankenstein (Mel Brooks, 1974)

La frase
«I am Frau Blücher»

Chi la dice, e quando
Se c’è bisogno di spiegarvelo siete brutte, bruttissime persone.
Sicuri della vostra bontà intrinseca, vi racconteremo dunque alcuni interessanti aneddoti sul taffetà.
Con il termine “taffetà” si indica un particolare tipo di tessuto, generalmente di seta, dotato di una struttura serrata e quasi rigida. Il suo nome ha origini persiane e significa “tessuto di seta, dotato di una struttura serrata e quasi rigida”. Conosciuto fin dal Rinascimento, viene citato anche da Shakespeare nella “Dodicesima notte”, proprio prima dell’uscita di scena del giullare. Ricorderete tutti, infatti, la famosa battuta presente nell’Atto II Scena IV: «Now, the melancholy god protect thee; and the tailor make thy doublet of changeable taffeta, for thy mind is a very opal!».
Potreste trovare interessante, infine, la nozione che le prime mongolfiere costruite dal signor Joseph Montgolfier – grazie all’aiuto e al sostegno dei suoi illustri colleghi inventori Maurice Tergy-Lunot, Charles De Cruscott e Louis Eau Chaude – erano effettivamente costruite in taffetà.

Perché avremmo voluto dirla noi
Per parlare con l’accento di Bela Lugosi. Essere nella stessa stanza insieme a Marty Feldman, Mel Brooks e Gene Wilder. Passare alla storia. Aspirare all’immortalità. RAGGIUNGERE LE STELLE! SCONFIGGERE LA MORTE! UNIRSI ALL’ETERNO NELLA RICERCA DELLA VERITÀ DEFINITIVA SULLA VITA, L’UNIVERSO E TUTTO QUANTO!

Potrebbe essere migliore?
No.
[PAGEBREAK] 1.
Il film
Animal house (John Landis, 1978)

La frase
«Toga! Toga! Toga! Toga! Toga! Toga!»

Chi la dice, e quando
John “Bluto” Blutarski, durante una riunione del gruppo Delta Tau Chi, che è stato appena minacciato di… oh, ma seriamente, eh!

Perché avremmo voluto dirla noi
Perché rappresenta tutto quanto di bello, puro e incontaminatamente STUPIDO esista nella storia del cinema e, di conseguenza, nella storia del mondo intero. Il toga party è la summa di ogni idiozia e nonsense, la risposta definitiva e irrefutabile a tutti i dubbi, le tristezze e le titubanze che ci attanagliano. Un toga party avrebbe potuto essere la soluzione finale a conflitti e crisi internazionali, avrebbe potuto risolvere innumerevoli situazioni di empasse nel corso della storia dell’uomo, dovrebbe essere RESO OBBLIGATORIO in caso di guerra!

«Generale Custer, gli indiani sono UNO SPAVENTILIONE in più di noi! Cosa dobbiamo fare?»
«TOGA! TOGA! TOGA!»

«Sei dunque tu il Re dei Giudei?»
«TOGA! TOGA! TOGA!»

«O Romeo, Romeo, perché sei tu Romeo?»
«TOGA! TOGA! TOGA!»

«Il popolo chiede pane!»
«Dategli TOGA! TOGA! TOGA!»

Potrebbe essere migliore?

Sì. Se lui fosse ancora tra noi:°-(

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