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Azerbaijan Quartet

I Kronos Quartet arrivano all’Auditorium di Roma dopo un viaggio durato quasi quarant’anni. Un percorso che li ha portati ad imbastardire la musica classica contaminandola con rock, tango, musica etnica, ambient, jazz, ecc. ecc. ecc. Stasera tocca alla musica araba con l’anteprima italiana di “Azerbaijan Night”, frutto della collaborazione con il mugam Alim Qasimov e il suo ensemble.

Il concerto è suddiviso in 3 parti, con il primo spazio dedicato ovviamente al quartetto di David Harrington. Un vertiginoso loop di violoncello è la miccia che fa deflagrare le cangianti partiture dei 4 di San Francisco. Una vera e propria ipnosi di corde e archi, con gli sturmenti che vengono strofinati, pizzicati e percossi in un continuo rapimento della platea non numerosissima ma particolarmente attenta. Gli scenari dipinti dai violini mutano dal maestoso pathos con echi di Requiem For A Dream alla terra bruciata dai colori zigani vicina ai lavori partoriti con Ástor Piazzolla. Un ballo estatico che sembra non poter stancare mai.

Il set cambia completamente con il secondo round, interamente affidato ad Alim Qasimov. L’artista azerbaijano e i suoi musicisti intrecciano canti, balaban, kamancha e tar in una trama dall’intenso sapore mediorentale. Un sogno d’una bellezza bruciante, che rischia però di diluirsi nella sua prolissità, a causa delle scarse variazioni tematiche. Stupendo ma un pelino troppo lungo.

Opinabile invece il breve intervallo con la proiezione di un dietro le quinte della collaborazione tra il Kronos Quartet e Alim Qasimov. È indubbiamente interessante vedere come sono stati fusi sound così diversi, ma sarebbe stato meglio non anticipare il risultato finale, riservandolo esclusivamente al palco.

Il terzo e ultimo capitolo del concerto è infatti dedicato alla fusione di quanto visto finora. Il Quartetto e i musicisti asiatici uniti in 5 brani che rappresentano la sintesi perfetta della tradizione mediorentale con la musica classica. Un altro centro per gli alchimisti del violino.

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