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  • Backstreet Boys: Show ‘Em What You’re Made Of

    Diretto da Stephen Kijak

    Data di uscita: 15-07-2015

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Al cinema solo per due giorni il 14 e il 15 luglio (qui l’elenco delle sale), “Backstreet Boys: Show ‘Em What You’re Made Of”, con la regia di Stephen Kijak, è un film che vuole ricostruire il lato più umano, a discapito di quello commerciale, di una delle boy band di maggior successo degli ultimi decenni.

Come dicono gli stessi Backstreet Boys all’inizio del film, in quanto boy band sono stati indubbiamente costruiti, ma «anche Pinocchio lo era, eppure poi si è trasformato in un bambino vero». A chi sia toccato il ruolo di Fata Turchina resta un mistero, ma “BSB: Show ‘Em What You’re Made Of” vuole proprio mostrare come dietro al prodotto di successo ci siano cinque esseri umani dotati di talento e amore per la musica.

Lo stesso regista Stephen Kijak ammette di aver avuto dei pregiudizi nei loro confronti prima di incontrarli, ma secondo la nostra opinione un fenomeno come i Backstreet Boys va indubbiamente approfondito, dal momento che non sono la classica band che pubblica due dischi per poi finire nel dimenticatoio.

Il film inizia con i cinque Backstreet Boys che salgono su una collina attraversando un bosco, probabile metafora della loro carriera, per poi raggiungere la vetta sul finale. Al suo interno spaccati di vita di ognuno dei cinque, incontri con maestri di canto e di danza di quando i boys erano ancora children, ma anche sopralluoghi nelle loro case di origine e nei luoghi dove hanno mosso i primi passi.

Il film è su misura dei fan dei Backstreet Boys, non perché sia fatto male: aiuta realmente a vedere la sostanza dietro la cortina di fumo del prodotto discografico, tuttavia è completamente concentrato sui cinque e sulle loro storie, senza minimamente guardarsi intorno per presentare il contesto storico, sociale e culturale in cui Carter e soci hanno attecchito così bene, né si parla dell’esistenza di altre boy band che pure c’erano all’epoca o si dà un’idea del mercato discografico di quegli anni.

Alla fine del film vengono proiettati anche i circa venti minuti di esibizione al Dominion Theatre di Londra il 26 febbraio scorso, in occasione della prima del film in diverse città europee. In sala c’è chi canta e batte le mani a tempo, il ricordo dei vecchi tempi torna prepotente e la mente va all’adolescenza. Se lo scopo del film era questo, oltre la promozione del ritorno dei Backstreet Boys, ci riesce perfettamente. Solo una cosa potrebbe deludere gli ex-fan: il periodo dall’addio di Kevin Richardson al suo ritorno non viene praticamente trattato.

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