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    Bad Habit

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Il meglio deve ancora arrivare

Dopo un EP e 5 album, i Bad Habit propongono il loro primo greatest hits, 14 successi accompagnati da 2 inediti in apertura. La band scandinava nata sul finire degli anni ’80, pur non essendo mai stata una compagine di prima grandezza nell’emisfero AOR, ha sempre interpretato degnamente il rock melodico di cui è portatrice.

I 16 brani in scaletta riprendono i passi più significativi del loro cammino, fatta eccezione per “Hear Say”, album del quale non si rinviene neppure un episodio. La porzione più interessante è fatta dai pezzi estratti da “After Hours”, album uscito nel 1989, certamente la release di maggiore caratura del gruppo di Malmoe.
Trascurabili, infine, i due inediti, piuttosto scolastici nella loro espressione e quindi poco significativi.

I Bad Habit si sono formati 23 anni orsono, nel corso dei quali hanno mostrato coerenza di stile, tramite un rock elegante, immediato e pulito. Il rovescio della medaglia conduce ad una proposta che troppo spesso inciampa nell’easy listening, espressione di una tendenza al commerciale preoccupante, se ciò vuol dire banalità e scarsa resa emozionale.
La raccolta inevitabilmente riconduce a tutto questo.

Pro

Contro

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