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  • Bad Religion: New Maps Of Hell

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Melodie nero pece

È ormai più di un lustro che i Bad Religion sono tornati a fare male, ispirati da quello che di male si fa in questo mondo. “New Maps Of Hell” è il terzo disco di questa rinascita, quattordicesimo di una carriera senza fine, e porta ancora più all’estremo l’espressività di Graffin e Gurewitz.

La violenza e la crudeltà di questo mondo sono tutti nelle forme e nei colori della copertina: bianco a contrastare il rosso del sangue e il nero cupo di cui è impregnata l’anima del mondo. Questi colori danno vita a un album ancora più aggressivo, lunghissimo nella tracklist ma brevissimo nella durata dei pezzi: i primi tre non arrivano neanche ai due minuti, l’opener “52 Seconds” dichiara addirittura la sua durata. Evidentemente i temi da trattare sono molti, ma quello che c’è da dire è ben poco.

Siamo di nuovo in tempi oscuri e “New Dark Ages” è il manifesto di questo ritorno a una visione fosca, così come del ritorno all’età dell’oro per il songwriting dei Bad Religion. Singalong ultra-melodici, anthem generazionali e sfuriate a bruciapelo fanno il loro ritorno trionfale sui solchi incisi da una delle icone punk pensanti che è riuscita a tenere vivo, o meglio a recuperare, il proprio ardore. Sempre gli stessi, sempre grandi.

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