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Bambino elettronico

Una serata che inizia con l’amaro in bocca avendo scoperto che il Traffic, storico locale live di Roma, a causa di problemi col vicinato deve interrompere la programmazione di concerti: un disastro, un pugno in faccia a tutti gli amanti di musica capitolini e non solo, dimostrazione ulteriore che spesso gli interessi di pochi prevaricano quelli di molti. Si tratta del tramonto di un’epoca per noi amanti della musica indipendente, intesa nella sua concezione più ampia, visto il raggio di generi coperti dalle programmazioni del locale.

Notizie come questa non fanno sicuramente cominciare la serata con lo spirito giusto. Muso lungo finché i Kap Bambino salgono sul palco: l’ambiente è particolarmente gremito ed aspetta la scossa giusta, la vibrazione elettrica che faccia muovere l’intera sala. Il duo, per chi non lo conoscesse, porta avanti dal 2001 una personale idea di musica elettronica, basata su di un mix tra beat estremamente ballabili e una certa ricercatezza, che li porta a spaziare in territori a volte molto vicini alla musica sperimentale.

L’andazzo è comprensibile sin dai primi pezzi: si mette in mostra un’inusitata aggressività e la capacità di alternare pezzi ballabili con loop che mordono i nervi, il tutto con grande efficacia; inevitabile che si crei subito movimento nel pubblico, passando da danze scatenate a trance generate dai minimalismi elettropsichedelici. Dal computer del baffuto Orion Bouvier escono ritmi compatti e quadrati, mentre la bella Caroline Martial urla e si dimena sul palco davanti ad un pubblico particolarmente partecipe.
Brani rapidi e meno rapidi si alternano senza soluzione di continuità. Un paio di pezzi: “Neutral”, esemplare concentrato del rabbioso mix di punk ed elettronica, musica da discoteca centrifugata e pronta per esser gridata in faccia ad un pubblico di sbandati. “New Breath”, suoni minimali e furia filtrata dai circuiti di un computer.

La serata è pienamente riuscita, si esce sudati e soddisfatti, con la convinzione che anche se non si è abituati a questo genere, allargando un po’ le proprie vedute si possono apprezzare anche concerti come questo.

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