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Bei fenomeni ottici

I miraggi, quale fenomeno ottico tanto amato da chi si ritrova da solo in mezzo al deserto.
Ad omaggiarli quest’anno sono i Band Of Horses, gente di Seattle che ha il country alternativo impiantato nelle cellule cerebrali, oltre a tre album in studio alle spalle.

Come dice il frontman Ben Bridwell (e come giunge al nostro orecchio), la produzione di Glyn Johns ha apportato al suono della band qualcosa di grezzo e fortuito, niente che abbia a che fare con il ben temperato di Bach.
Le atmosfere calde e allentate, con un pizzico di gusto folk, permeano un indie rock che funziona bene, a partire dal grande incipit di “Knock Knock”.

Non parliamo di una caduta nella direzione dei Kings Of Leon, sudisti nell’ossatura di quasi tutto ciò che compongono, quanto piuttosto di un lasciarsi andare per sganciarsi dai cardini delle forzature passate. Sebbene fungessero anche quelle.
Le ispirazioni tratte sono variegate e di alto livello (“Dumpster World” ha Neil Young inciso sopra) e ci piace.

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