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Bandabardò al Concerto Primo Maggio 2016 di Roma, Erriquez: “Siamo tornati più elettrici di prima” [INTERVISTA]

La Bandabardò non è semplicemente una rock folk band, ma una vera e propria istituzione nel panorama musicale italiano propriamente “popolare”. Vuoi la loro energia sul palco ad ogni concerto, la superba capacità polistrumentistica di ogni membro del gruppo, la particolarità dei contenuti di ogni canzone o il loro spirito fricchettone, Erriquez (Enrico Greppi, voce e chitarra), Finaz (Alessandro Finazzo, voce e chitarra), Donbachi (Marco Bachi, basso), Orla (Andrea Orlandini, chitarra), Nuto (Alessandro Nutini, batteria), Ramon (Jose Ramon Caravallo Armas, tromba e percussioni), Pacio (Federico Pacini, tastiere) e Cantax (Carlo Cantini, fonico) sono compagni di viaggio orma da più di vent’anni, periodo nel quale hanno saputo esplorare molteplici sonorità e raccontare sempre nuove storie senza perdere mai la propria essenza. E dire che vent’anni di politica cafona si sono fatti parecchio sentire sulla pelle degli italiani, e suo malgrado anche la piazza del Primo Maggio di Roma ne è rimasta profondamente segnata, soprattutto per il considerevole numero di partecipanti che ogni anno è andato sempre più ridimensionandosi. Di tutto questo e altro ancora abbiamo parlato con Erriquez nel backstage del mega concerto di piazza San Giovanni.

Qual è la tua idea delle nuove leve e dei giovani nel mondo del lavoro oggi?

Abbiamo a che fare con ragazzi che spesso e volentieri perdono la fiducia di fronte a tanta difficoltà. Io credo molto nelle nuove personalità che stanno emergendo: il dato che cerco di portare avanti personalmente è che in America ci sono più assunti nel mercato dell’industria del riciclo della spazzatura che non nell’industria automobilistica. Noi abbiamo perso la FIAT, quindi tanto vale impiegare tutte queste persone nei lavori dove si fabbricano suppellettili in plastica: ma parliamo anche di laminati, mattoni, benzina…tutto fatto attraverso il riciclo intelligente. E soprattutto dobbiamo sensibilizzarci noi tutti nel gettare via i rifiuti in maniera intelligente. Anche perché il rovescio della medaglia, se dovessimo continuare come già stiamo facendo, è quella di ritrovarci un bel giorno sommersi dalla stessa merda che buttiamo. Per cui dobbiamo convincerci che ci sono nuove figure professionali che devono e possono nascere anche qui nel nostro Paese. E credo che sia anche un momento in cui se hai un’idea e la porti avanti puoi essere anche vincente, puoi farne un lavoro.

Io personalmente ho molti amici che fanno le App per i cellulari e io non so nemmeno cosa siano! Però loro ci campano e anche bene, perché sono padroni di loro stessi. Devi cercare la tua vita così: non devi pensare al contratto fisso (anche perché te lo stracciano davanti agli occhi quando vogliono, i padroni o i politici). Quindi tanto vale essere padroni di sé stessi e trovare la propria identità.

Esistono ancora i padroni?

Come no! Sono sempre meno, ma ancora più forti perché si comprano tra di loro. Esistono le multinazionali, esistono i motivi di banca, per cui se l’industria va bene il lavoratore ci guadagna qualcosa, altrimenti viene mandato a casa su due piedi. E’ una logica terrificante che c’è sempre stata. Un tempo i sindacati avevano forza, oggi mi sembra che vengano molto limitati e noi non siamo difesi da nessuno.

Quindi secondo te non è solo un problema di classe dirigente ma anche di cultura?

Sicuramente è anche un problema di cultura.

Ci hanno cresciuto con l’idea che se andiamo a votare finisce là il nostro dovere di cittadini. Io spesso vado a votare: a volte disegno peni o scrivo qualcosa per gli scrutatori, però ci vado e partecipo sempre, soprattutto ai referendum che sono fondamentali. Dopodiché non lascio nelle mani di chi ho votato il destino dell’Italia, ma lo controllo, gli mordo il collo. Perché così va fatto! I politici non sono persone superiori, ma individui che devono fare quello che hanno promesso in campagna elettorale. Se noi non li controlliamo e non gli stiamo addosso questi pensano solo al loro business e al loro momento di gloria, stanno in televisione dalla mattina alla sera e il Paese non va mai avanti. Ci vuole controllo e forza da parte dei cittadini.

Vi siete sempre definiti una Live Band: qual è la vostra capacità di coinvolgere il pubblico ad ogni vostra esibizione?

Stiamo arrivati a circa 1462, tra concerti ed esibizioni live in generale. Ci hanno definito una Live Band, nel senso che abbiamo sempre fatto dei dischi che evidentemente chi li ha ascoltati li ha consumati, vistoanto che quando poi vengono ai concerti sanno tutte le canzoni! E’ bello sapere che certi tuoi lavori hanno fatto compagnia a qualcuno, perché è anche un po’ quello il ruolo di un disco. Poi dal vivo abbiamo quel qualcosa in più, magari siamo semplicemente più belli! Abbiamo una tale voglia di divertirci e una tale comunicatività nella nostra allegria che poi riusciamo a trasmetterla e la gente partecipa con noi, anche stonando e ballando.

Ormai è una storia che dura da 23 anni e vogliamo proseguire così! L’incentivo credo sia proprio il tipo di rapporto che abbiamo col nostro lavoro.

Progetti in vista?

Per la prima volta in 19 anni, ci siamo voluti fermare: un anno sabatico che si è rivelato il più brutto della nostra vita! Non ci fermeremo mai più! Per cui se ci viene in mente una canzone da fare la facciamo, ma un intero disco no. Anche perché oggi è un po’ offensivo lavorare su un intero album che alla fine ti scaricano da internet. Cioè, sono stato magari per ore a registrare, sistemare la scaletta dei brani, perfezionare…e poi queste persone mi scaricano illegalmente? No, grazie.

Quindi cosa dire a chi scarica illegalmente?

A loro preferisco non dire nulla, o potrei sembrare esagerato! A chi invece lo fa legalmente, con quel poco che ci arriva che è veramente un obolo credo che sia giusto restituire qualcosa. Se noi guadagniamo 20 euro l’anno da tutti i download e il merchandising è grasso che cola, perché in realtà a chi acquista non costa poi molto e dai anche valore a quello che hai. Se scarichi 3000 canzoni al giorno non riesci nemmeno più a percepire il valore di un lavoro, né tanto meno ad apprezzarlo (o disprezzarlo) sinceramente. Si tratta di amore per la musica, che è fondamentale possedere. Se non ce l’hai, pazienza. Non me la sento di insultare nessuno, né tanto meno di incazzarmi. Ognuno può fare quello che vuole, per me. Fin tanto che non fai del male fisico alle persone, ovviamente.

Questi ultimi due anni della Bandabardò prima di tornare a nuovi progetti come sono stati?

Siamo tornati più elettrici di prima. C’era stato un mollare sul piano acustico da parte mia a tutti i costi e sono diventato per i ragazzi un po’ il finto capo della Banda! Ho cominciato a vedere sul palco telecaster e pedalini vari ed è effettivamente una figata! Credo che la Banda sia una strada che è stata iniziata anni e anni fa e prosegue in maniera molto naturale verso una sua evoluzione. Il nostro non è comunque un cambiamento netto stile Bob Dylan quando decise di passare alla chitarra elettrica dopo anni di acustica e armonica! Per noi è stata una cosa istintiva, già nei primi album utilizzavamo chitarre acustiche distorte e piano piano stiamo trovando il suono che più ci piace, sperimentiamo le nostre possibilità. Impariamo anche a suonare altre ritmiche che fino adesso magari non avevamo ancora provato.

Quindi oggi è ancora vivo il Mojito Football Club?

Certo! Quella poesia lì la portiamo sempre negli occhi, nel cuore e nel nostro modo di vivere. La canzone in sé poi è una regina dei live: se per caso proviamo a non metterla in scaletta ci fanno un culo così! Ma è un’emozione ogni volta suonarla, anche perché è un ricordo vero di persone con le quali siamo cresciuti. Oggi Miriam Delinquente non è più una bambina, ma è sempre lei.

Cos’ha di diverso questo Primo Maggio?

E’ dislocato! Il Primo Maggio oggi non è più solo Roma. Ma è Taranto, Bologna, Aosta e tante altre città italiane, perché hanno capito che la musica ha questa forza qua: di radunare le persone e renderci conto che c’è un problema e bisogna risolverlo. Non è che si viene qua a dire ‘Ah, non c’è lavoro’, si balla e si va a casa. Bisogna in qualche modo aver la forza dal 2 maggio in poi di iniziare a chiedere e di unirci. Oggi io vedo su Facebook e gli altri social una voglia di separarsi, che appena qualcuno dice qualcosa l’altro gli risponde ‘Sei un cretino, non capisci nulla’, perché in realtà c’è questa smania di volersi sentire meglio degli altri. Invece bisognerebbe aggregarsi, unirsi, cercare di essere una forza d’urto. Se tutte queste persone andassero a chiedere qualcosa con questa forza la otterrebbero, nessuno potrebbe dire di no a una folla immensa di persone scontente. E invece ognuno cerca sempre di tirare l’acqua al suo mulino: i farmacisti si incazzano solo se fanno delle leggi scomode per il loro mestiere e questo vale per qualunque altro tipo di lavoratore. Però se c’è un referendum per fermare le trivelle che stanno avvelenando i nostri mari nessuna di queste persone va a votare e nessuno pensa al proprio figlio che crescerà in mezzo al catrame. Bisogna riprendere un po’ di forza sociale e gridare ‘Siamo una comunità!’.

 

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